Gli occhi di Gerusalemme est sulla Domenica delle Palme
Un fiume di persone scende dal Monte degli Ulivi, canta, ride, batte mani. Le palme verdi sovrastano la folla in festa, la Porta dei Leoni apre la strada per la Città Vecchia. La festa non è solo cristiana: dalle finestre e le terrazze del quartiere di Gerusalemme Est le famiglie arabe salutano e sorridono ai partecipanti. Ma agli angoli delle strade, i soldati israeliani e i loro fucili riportano la folla sulla terra: la giornata di festa non cancella l’occupazione. Ecco i tanti occhi, diversi e contradditori, di Gerusalemme. “Controllano ogni aspetto delle nostre vite: espulsioni, umiliazioni quotidiane, colonizzazione e violenze, manipolazione dei credi religiosi e della narrativa storica, leggi e regolamenti che supportano l’oppressione, un uso della forza militare tirannico e capillare, la costruzione del Muro nei nostri quartieri, assedio, impoverimento, blocco della mobilità e negazione del nostro futuro”. Questa è Gerusalemme Est nelle parole di Hind Khoury, ex ambasciatore palestinese in Francia.
Data: 14 luglio 2011
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Vietato l'ingresso alla stampa
Giornalisti free lance, o stipendiati da giornali stranieri e quotidiani palestinesi, non hanno vita facile in territorio israeliano. Secondo quanto documentato negli anni da Mada – Palestinian Center for Development and Media Freedom, le aggressioni e le detenzioni illegali di giornalisti sono all’ordine del giorno in Israele. L’ultimo report, relativo a marzo di quest’anno, registra nuovi numerosi attacchi alla libertà di stampa: a Gerusalemme il target preferito dai soldati è il quartiere palestinese di Silwan, sotto la minaccia di esproprio e spesso coinvolto in manifestazioni e dimostrazioni. L’11 marzo, i giornalisti sono stati bloccati all’ingresso del quartiere per evitare che testimoniassero gli scontri tra militari e civili. Altri sono stati arrestati mentre seguivano il sit-in sul Monte degli Ulivi per ricordare il cameraman di Al Jazeera ucciso in Libia. Il 25 marzo, un freelance palestinese è stato picchiato e colpito da un gas lacrimogeno all’occhio a Silwan, mentre tentava di documentare le violenze dei soldati contro i residenti. -
La minaccia dell'Esercito
Vessazioni e persecuzioni all’ordine del giorno nei quartieri di Gerusalemme Est. Protagonisti i militari israeliani, gas lacrimogeni e granate. Le organizzazioni palestinesi e internazionali per la difesa dei diritti umani registrano mensilmente le violenze che i soldati compiono contro i residenti: a febbraio, un bambino di due mesi è morto dopo aver inalato i gas del lacrimogeno lanciato dall’esercito dentro la sua casa. A settembre, stessa tremenda e incomprensibile sorte per un altro bambino di soli 18 mesi. L’arma più amata dai soldati è il CS gas, il suo effetto è letale. Lanciarlo dentro le case di Gerusalemme Est, di notte, è un atto omicida. -
Le contraddizioni di Gerusalemme, città contesa
Gerusalemme è città divisa e contesa da 60 anni. Dal 1948 le contraddizioni si trasformano in conflitto: dopo l’occupazione israeliana della città nel 1967, Gerusalemme è stata annessa allo Stato d’Israele, ma la sua sovranità è ancora oggetto di controversia internazionale. Secondo il piano di spartizione dell’Onu del 1947, Gerusalemme è territorio internazionale, ma dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967 l’area orientale araba è stata annessa a quella occidentale, ebraica. Quello a cui si sta assistendo in questi decenni è il tentativo di “giudaizzazione” della città divisa, con azioni e leggi volte a separare Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania. Una separazione forzata e concreta, visibile nel cemento del Muro che la taglia a metà e che isola il tessuto economico e sociale dell’area araba, spezzando legami e famiglie. Gerusalemme Est è lontana anni luce dai livelli di sviluppo della zona ovest: alti tassi di analfabetismo, povertà, gravidanze precoci, pochissimi ambulatori medici, scuole e biblioteche.
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