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Questo sito e' un contenitore di materiale vario senza nessuna organizzazione logica. L'artigiano di questa fabbrica di parole e' Carlo Gubitosa: scrittore compulsivo, sedicente ingegnere, appassionato di cause perse e tecnofilo cronico.

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La mia terra la difendo

La mia terra la difendo
Un ragazzo, una protesta, una scelta di vita

La mia terra la difendo

La rabbia e la speranza di un ragazzo che amava la sua terra. La storia di Giuseppe, il ventenne di Campobello di Licata che ha affrontato "il pregiudicato Sgarbi" con una telecamera, due amici e un pacco di volantini.
Carlo Gubitosa

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Guerra, razzismo, P2 e marchette: un atto d’accusa ai giornalisti VIP

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Se siete a caccia di pennivendoli famosi con le mani sporche di guerra, marchette, p2 e razzismo anziche' di inchiostro, questo e' il libro che fa per voi. Il consiglio e' disinteressato: io non ci guadagno niente sul venduto perche' mi pagano a forfait, lo dico per quelli che hanno problemi di schiena a tenere in mano un pesante tomo di Travaglio e vogliono qualcosa di piu' agile da leggere in bagno.
12 febbraio 2011 - Carlo Gubitosa

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Il difficile esercizio della professione giornalistica

Travaglio, Grillo e il "bavaglino" messo ai "giornalisti ragazzini"

Grillo strapazza un videoreporter del Fatto Quotidiano, ma la cosa sembra abbastanza normale e i direttori non fanno una piega
15 ottobre 2013 - Carlo Gubitosa

 

 
Da un video pubblicato dal "Fatto Quotidiano" trascrivo questo dialogo da seconda Repubblica delle Banane, registrato dalla telecamera di Tommaso Rodano durante il blitz alla Rai di Grillo e Fico:
 
"E' il primo giorno di campagna elettorale?"
"Sei un ragazzo, non ti posso rispondere, devi crescere un po'"
"Sono un giornalista"
"Tu non sei un giornalista, sei un ragazzino"
"Le faccio vedere il tesserino, sono un giornalista del Fatto Quotidiano"
 
[Piu' tardi, in Rai]
 
"Non parlatemi di giornalisti, sono impiegati..."
"Alle prossime consultazioni farete una proposta per un governo di cambiamento?"
"Ma no, ma chi sei tu, ma perche'..."
"Sono del Fatto Quotidiano..."
"Ma no, ma non sei niente..."
"Tra l'altro non siamo imputabili di avere padroni, quindi puo' anche rispondere alla mia domanda"
"Ma no, non e' questione di domande, non riuscite a fare una domanda per capire chi siamo noi, siete sempre li' a inserirci in questo pastone... sempre a dire con chi vi alleate, io non rispondo a queste domande, ho la liberta' di rispondere o no?"
"Certo, pero' non se la prenda coi giornalisti se lei non risponde alle domande"
 
[Arrivano fino all'automobile]
 
"Non avete paura dell'ingovernabilita' con questa legge?"
"Ma fatti una ragazza, dai..."
 
Un fotogramma dal video del Fatto Quotidiano
Di fronte a questa performance, per me il comportamento da stigmatizzare non e' quello di Grillo: lui e' ormai un uomo politico, un uomo di potere, il leader carismatico del secondo partito d'Italia, ed e' anche nella natura delle cose che al milionesimo microfono puntato in bocca scatti il rigetto della domanda condito da un "vaffa" che tra l'altro non e' di certo il primo lanciato verso i giornalisti.
 
Quello che non mi spiego e' la reazione di Peter Gomez, il direttore del Fattoquotidiano.it, e men che meno quella di Marco Travaglio, che non hanno difeso il loro cronista come avrebbero fatto se il medesimo trattamento fosse stato riservato a Rodano da un La Russa, da un Brunetta, da uno Sgarbi qualsiasi o da uno dei tanti "cattivi" del teatrino politico. 
 
Dal mio punto di vista il famigerato "editto bulgaro" di Berlusconi, contro il quale Travaglio si e' battuto accanitamente (e con piena ragione, ci mancherebbe) e' stato un atto politico meno grave del "tu non sei niente, fatti una ragazza" rivolto a un giovane giornalista, perche' quest'ultimo, anche tenendo la schiena dritta tanto quanto Travaglio, non ha i mezzi per difendersi con la forza mediatica, la notorieta' e il consenso da parte del pubblico su cui ha potuto contare Travaglio per riconquistare il suo posto in prima serata Rai. E il sopruso e' ancora piu' odioso quando colpisce il debole rispetto a quando raggiunge chi ha i mezzi per difendersi.
 
Ma forse per Travaglio (che per sua stessa ammissione e' in pieno "conflitto di interessi affettivo" con Grillo) il "bavaglino" messo dal leader pentastellato al "giornalista ragazzino", colpevole di fare il suo mestiere con troppe domande e troppa insistenza, puo' essere derubricato come una delle tante stravaganze dell'ex-comico, e va considerato come un "peccato veniale", rispetto al bavaglio da "adulti" che Berlusconi ha provato a mettere a lui.
 
Cio' nonostante, nei panni di Travaglio avrei fatto un editoriale di fuoco per spiegare che la nuova politica trasparente e partecipativa non puo' permettersi di usare vecchi metodi, non prima di essermi attaccato al telefono per una bella lavata di capo al mio amico Beppe con toni che vanno bene tra amici, ma non si addicono al garbato registro espressivo di un autorevole quotidiano.
 
Ma in fin dei conti, chi sono io per giudicare Grillo e Travaglio, soltanto per una intemperanza del primo legittimata dal silenzio del secondo? Anche il giudizio sugli attacchi alla libera stampa, cosi' come il giudizio politico, e' soltanto una questione di prospettiva. Quello che ho scritto alla fin fine ha come unico scopo quello di esprimere la mia piena solidarieta' a Rodano e a tutti quelli che cercano di fare il loro mestiere attirando le antipatie dei cittadini e le invettive dei politici senza l'appoggio dei loro direttori.
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