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Questo sito e' un contenitore di materiale vario senza nessuna organizzazione logica. L'artigiano di questa fabbrica di parole e' Carlo Gubitosa: scrittore compulsivo, sedicente ingegnere, appassionato di cause perse e tecnofilo cronico.

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La mia terra la difendo

La mia terra la difendo
Un ragazzo, una protesta, una scelta di vita

La mia terra la difendo

La rabbia e la speranza di un ragazzo che amava la sua terra. La storia di Giuseppe, il ventenne di Campobello di Licata che ha affrontato "il pregiudicato Sgarbi" con una telecamera, due amici e un pacco di volantini.
Carlo Gubitosa

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Guerra, razzismo, P2 e marchette: un atto d’accusa ai giornalisti VIP

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Se siete a caccia di pennivendoli famosi con le mani sporche di guerra, marchette, p2 e razzismo anziche' di inchiostro, questo e' il libro che fa per voi. Il consiglio e' disinteressato: io non ci guadagno niente sul venduto perche' mi pagano a forfait, lo dico per quelli che hanno problemi di schiena a tenere in mano un pesante tomo di Travaglio e vogliono qualcosa di piu' agile da leggere in bagno.
12 febbraio 2011 - Carlo Gubitosa

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L'appello di Eco e degli scrittori Bompiani

Scrittori "ribelli" contro editoria pigliatutto: ma forse è troppo tardi.

Gli allarmi contro le concentrazioni nel settore editoriale arrivano tardi, e aprono nuovi quesiti.
22 febbraio 2015 - Carlo Gubitosa

L'appello di Umberto Eco e degli altri scrittori

Un gruppo di autorevoli scrittori italiani (che comprende firme come Umberto Eco, Andrea De Carlo, Dacia Maraini, Susanna Tamaro e altri) ha sottoscritto un accorato appello per scongiurare l'acquisto da parte della Mondadori della Rcs Libri, il megaconglomerato che comprende marchi come Adelphi, Archinto, Bompiani, Fabbri, Rizzoli, Bur, Lizard, Marsilio, Sonzogno.
 
La loro preoccupazione condivisa è che "questa fusione darebbe vita a un colosso editoriale che non avrebbe pari in tutta Europa, perché dominerebbe il mercato del libro in Italia per il 40 per cento. Un colosso del genere avrebbe enorme potere contrattuale nei confronti degli autori, dominerebbe le librerie, ucciderebbe a poco a poco le piccole case editrici e (risultato marginale ma non del tutto trascurabile) renderebbe ridicolmente prevedibili quelle competizioni che si chiamano premi letterari".
 
Ma da questa riflessione, per quanto condivisibile, nascono alcune domande: per avere i rischi paventati da questi scrittori a danno degli autori, delle case editrici e in ultima analisi della biodiversità culturale del paese, c'è bisogno di arrivare a controllare il 40% del mercato con un monopolio? Oppure potrebbe bastare anche l'attuale oligopolio dei sei colossi editoriali che controllano più del 60% del mercato dei libri? Si tratta di Mondadori (27% del mercato), Rcs (11,7%), Mauri Spagnol (9,5%), Giunti (6,3%), Feltrinelli (5%), De Agostini (2%). [Fonte: Nielsen Bookscan, dati 2013]
 
Gli allarmi contro Mondadori pigliatutto sono giustificati ma per molti versi appaiono tardivi. Questi scrittori sanno benissimo, o dovrebbero sapere per mestiere, che il processo di concentrazione editoriale è in atto da decenni e a livello mondiale, come ha spiegato in modo cristalino il libro "Editoria senza editori", pubblicato quindici anni fa da Bollati Boringhieri, nove anni prima che questa casa editrice fosse inglobata nel gruppo Mauri Spagnol.
 
Un tempo - spiega questo libro - c'erano gli editori, che investivano su nove titoli di autori emergenti compensando le perdite con un 10% di autori di successo. Oggi c'è l'editoria, un settore commerciale dove il marketing detta legge, e dove i titoli validi ma poco commerciabili, gli autori poco conosciuti, l'investimento culturale su firme emergenti e la paziente costruzione di un catalogo con progetti di lungo periodo non hanno diritto di cittadinanza, e i pesci grossi mangiano quelli piccoli prima che diventino troppo grandi.

E negli Usa questo fenomeno era evidente gia' dalla fine degli anni '80, come ha bene spiegato Ben Bagdikian in "The Media Monopoly", dove si analizzano le distorsioni introdotte nel sistema democratico dal fenomeno della concentrazione mediatica.
 
La concentrazione mediatica negli Usa
 
Ma finora non c'erano state lamentele sul fenomeno della concentrazione editoriale, e per gli scrittori andava tutto bene, almeno fino a quando i big dell'editoria garantivano tanti lettori, buona promozione, ottima esposizione nelle loro catene librarie, ottime condizioni contrattuali e grande visibilità nei salotti del libro e nelle classifiche di settore. E questi benefit per gli autori erano possibili anche grazie ai vantaggi derivati dall'operare in regime di oligopolio, con concorrenza sleale verso i piccoli editori e le librerie indipendenti, e una offerta editoriale sempre più omologata che si appiattiva sulle grandi catene in franchising e su un numero sempre più esiguo di case editrici.
 
Vantaggi aggravati da pesanti e pubblici conflitti di interessi (si pensi alla distribuzione Mondadori che piazzava i libri Mondadori nei punti vendita Mondadori con il padrone "de facto" della Mondadori a capo del governo che autorizzava condoni fiscali di cui casualmente beneficiava Mondadori, che poteva trattenere nei suoi bilanci centinaia di milioni di euro che avrebbero dovuto essere versati nelle casse dello stato).
 
Ma fino a quando Mondadori non minacciava di inglobare Rcs, il fenomeno della concentrazione non preoccupava più di tanto i nostri scrittori, e perfino le più schierate firme letterarie di sinistra teorizzavano tante ottime ragioni per sostenere il gruppo Mondadori con la propria opera artistica, per "cambiare il sistema dall'interno".
 
E il domandone che vorrei rivolgere a questi autori, che ieri tacevano o rivendicavano il proprio appoggio ai "big" e oggi firmano appelli, è il seguente: cari autori, che cosa farete se arriverà a compimento quel processo di concentrazione editoriale sul quale avete speso finora pochissime parole prima di questa lettera aperta? Se in Italia nascerà quel colosso economico che voi dipingete come una minaccia per la cultura, scriverete libri per i marchi editoriali controllati dal colosso che vi spaventa così tanto? Saprete rinunciare alle "coccole" editoriali, ai vantaggi contrattuali, alle promozioni faraoniche, alle vetrine televisive e al facile successo che deriva dal giocare in una squadra vincente? Saprete scommettere solo sulla forza delle vostre idee, magari mettendole al servizio di uno dei piccoli editori emergenti che potrebbero insidiare il gigante Mondadori/Rizzoli?
 
Oppure, una volta applicata la selezione naturale nel settore editoriale, sceglierete l'habitat più adatto alla vostra sopravvivenza nel nuovo ecosistema? Se sarà così, allora è inutile lanciare allarmi tardivi: meglio che iniziate a cercare buoni contatti con gli editor RcS nelle prossime fiere del libro.
 
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