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Questo sito e' un contenitore di materiale vario senza nessuna organizzazione logica. L'artigiano di questa fabbrica di parole e' Carlo Gubitosa: scrittore compulsivo, sedicente ingegnere, appassionato di cause perse e tecnofilo cronico.

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La mia terra la difendo

La mia terra la difendo
Un ragazzo, una protesta, una scelta di vita

La mia terra la difendo

La rabbia e la speranza di un ragazzo che amava la sua terra. La storia di Giuseppe, il ventenne di Campobello di Licata che ha affrontato "il pregiudicato Sgarbi" con una telecamera, due amici e un pacco di volantini.
Carlo Gubitosa

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Guerra, razzismo, P2 e marchette: un atto d’accusa ai giornalisti VIP

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Se siete a caccia di pennivendoli famosi con le mani sporche di guerra, marchette, p2 e razzismo anziche' di inchiostro, questo e' il libro che fa per voi. Il consiglio e' disinteressato: io non ci guadagno niente sul venduto perche' mi pagano a forfait, lo dico per quelli che hanno problemi di schiena a tenere in mano un pesante tomo di Travaglio e vogliono qualcosa di piu' agile da leggere in bagno.
12 febbraio 2011 - Carlo Gubitosa

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Ecco la nuova voce dei cartoni animati: Antonio Divincenzo

“Adesso canto sigle TV. Ma sogno di fare un album di musica pop...”

Studio, tanta gavetta e collaborazioni illustri per la carriera musicale di un giovane talentuoso del sud.
31 marzo 2009 - ROBERTO TRAETTA

Antonio Divincenzo, classe 84, è un giovane cantante lucano, non ancora conosciutissimo al grande pubblico. Precisamente è di Policoro, ma vive a Milano dove ha portato con sé l'amore per il funk, il soul e il rock. Antonio è un artista eclettico dotato di una voce particolare, un timbro gradevole che spicca per originalità. Anche se lo hanno accostato a Seth Lakeman, la sua vocalità è personale.
Pur essendo molto giovane, ha alle spalle musical, studi al conservatorio di Matera, partecipazioni come corista in spettacoli di artisti come Vallesi, Morandi, Paolo Belli. Però la sua carriera è compresa tra due eventi importanti: a 17 anni è tra i finalisti alla “Festa degli sconosciuti”, il celebre festival canoro di Rita Pavone e Teddy Reno; e nel 2005 supera un casting musicale per Mediaset che gli permette di fare da corista a due brani interpretati da Cristina D'avena: “Dolce Piccola Remì” che è la sigla dell'omonimo cartone in onda su Italia1, e “Alessia”, un brano contenuto nel CD monografico di “Mirmo”, un altro celebre cartone Mediaset. Grazie a questa esperienza qualcuno si accorge che la sua voce è adatta per interpretare non semplici canzoni pop, ma sigle televisive per bambini, che richiedono interpreti ad hoc e voci con sfumature particolari. Così nel 2007 canta la bellissima e orecchiabile “One piece - tutti all'arrembaggio” in coppia con Cristina D'avena. Il brano diventerà la sigla del cartone animato e sarà inserito nel CD “Cristina D'avena e i tuoi amici 21, uscito nel 2008.

Antonio, sei entrato nella mitica collana di Cd “Cristina D'avena e i tuoi amici in TV”.
Io sono cresciuto con i cartoni animati e soprattutto con le sigle: ma prima di diventare un cantante di sigle riuscivi ad apprezzarle come fruitore di musica? Le ascoltavi con piacere o non ti interessavano?

Ad essere sinceri tutto quello che ascoltavo era per caso dalla tv, guardando i cartoni che mi piacevano, come Batman, Mila & Shiro, Lupin, etc.
Ma non mi risulta che abbia mai chiesto ai miei come regalo per Natale un “Fivelandia”:-)

Qual è il cartone della tua infanzia a cui sei più legato? E adesso che sei adulto, ce n'è qualcuno che ti interessa tra quelli trasmessi dalla tv?

Ricordo di aver letteralmente rovinato, a furia di guardarle, le videocassette di Cip & Ciop, Bianca & Bernie e Pinocchio della Disney. Le serie le guardavo nel pomeriggio, ma non mi viene in mente nessun cartone per il quale stravedessi; mi piacevano ma non li amavo: figurati ora che ho quasi 25 anni!

Ai miei tempi c'era la tv dei ragazzi; ma perché oggi i palinsesti televisivi non dedicano molto spazio ai più piccoli?

Play Station, Nintendo, Internet … bisogna prendersela con tutti questi attrezzucci hi-tech e non con i palinsesti. Chi gestisce le programmazioni si comporta solo di conseguenza: non credo sia nel loro interesse non programmare qualcosa che porti soldi, se non lo fanno è perché sono ben consapevoli che i bambini nati negli anni 90 sono diversi da quelli nati dagli ’80 in giù: noi (io sono dell’84) siamo stati, credo, gli ultimi ad essere stati davvero, meravigliosamente, bambini. Le uniche musiche che avevamo erano le sigle, i cd costavano ancora tanto e soprattutto non avevamo una grande cultura pop, perché non c’era MTV e di certo non ascoltavamo le radio! Oggi invece un ragazzino va già di birra e Chemical Brothers scaricati da Internet (… e non da I-tunes, tra l’altro!).

Nella tua biografia spuntano grossi nomi della musica leggera italiana: nei tuoi progetti ci sono ancora sigle, o pensi di dedicarti alla musica...diciamo così... per i grandi?

Mi piace molto far sigle, ma amo tanto il funk, il soul, il pop e il rock. Spero con tutto me stesso che un giorno possa uscire un mio album, come dici tu, per “grandi”.

Che pensi del Festival di Sanremo? Ti piacerebbe partecipare?

Il palco dell’Ariston è uno degli obiettivi a cui tengo di più: un giorno mi ci vedrete, promesso.

Raggiungere il successo e la popolarità quanto ti è costato in termini di sacrifici?

Ma quale successo e quale popolarità?? Mi sembra un po’ eccessivo, Cristina rappresenta l’unico vero esempio di popolarità e successo in questa fetta del panorama musicale italiano. Neppure lo stesso Vanni, che fa sigle da più di dieci anni, è riuscito a raggiungere la popolarità della D’Avena; quindi figuratevi io che ho cantato soltanto 6 sigle. Parlando di sacrifici … bè, ce ne sono stati un po’, in primis il trasferimento a Milano e poi conciliare con gli impegni musicali l’università e il lavoro da insegnante di inglese, dal quale per ora non posso separarmi. Ma la passione è la spinta più efficace che un essere umano possa avere; basta guardare fisso verso l’orizzonte, senza preoccuparsi del fango, breccia e ostacoli vari in cui inciampi quotidianamente.

Adesso vivi a Milano. Che rapporto hai con il tuo paese d'origine?Ogni tanto scendi in Basilicata?

Poco, ma non perché non mi senta legato alla mia città natale, Policoro, ma semplicemente per questioni di tempo.

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