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Gubi visto da Flaviano

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Questo sito e' un contenitore di materiale vario senza nessuna organizzazione logica. L'artigiano di questa fabbrica di parole e' Carlo Gubitosa: scrittore compulsivo, sedicente ingegnere, appassionato di cause perse e tecnofilo cronico.

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La mia terra la difendo

La mia terra la difendo
Un ragazzo, una protesta, una scelta di vita

La mia terra la difendo

La rabbia e la speranza di un ragazzo che amava la sua terra. La storia di Giuseppe, il ventenne di Campobello di Licata che ha affrontato "il pregiudicato Sgarbi" con una telecamera, due amici e un pacco di volantini.
Carlo Gubitosa

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Guerra, razzismo, P2 e marchette: un atto d’accusa ai giornalisti VIP

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Se siete a caccia di pennivendoli famosi con le mani sporche di guerra, marchette, p2 e razzismo anziche' di inchiostro, questo e' il libro che fa per voi. Il consiglio e' disinteressato: io non ci guadagno niente sul venduto perche' mi pagano a forfait, lo dico per quelli che hanno problemi di schiena a tenere in mano un pesante tomo di Travaglio e vogliono qualcosa di piu' agile da leggere in bagno.
12 febbraio 2011 - Carlo Gubitosa

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Quando la stampa clandestina e' alla luce del sole

24 giugno 2008

Una condanna per "stampa clandestina" ha colpito un sito fatto alla luce del sole, un paradosso che nasce dall'incontro di una regola fascista con le nuove tecnologie del terzo millennio. Il "clandestino" in questione e' Carlo Ruta, che dopo aver subito l'oscuramento del sito antimafia www.accadeinsicilia.net e' stato condannato dal tribunale di Modica per non aver registrato le sue pagine web come testata giornalistica. L'obbligo di indicare il responsabile di un giornale e il luogo in cui veniva stampato fu introdotto dal fascismo per controllare chi scriveva e chi stampava, e per pizzicare con le mani sporche di inchiostro chi produceva fogli sgraditi al regime. Anche quando nessuno era piu' fascista o ricordava di esserlo stato, la legge sulla stampa del 1948 ha mantenuto intatto il vincolo di registrazione delle testate, esteso anche ai siti internet con la discussa legge sull'editoria del marzo 2001. Giuseppe Giulietti, passato dai DS a Di Pietro e promotore dell'associazione "Articolo 21" fu l'insospettabile relatore di quella legge, che obbligava alla "schedatura" anche i "prodotti editoriali" diffusi in rete. Giulietti e altri "sinistri" figuri come Vannino Chiti e Vincenzo Vita avevano reagito al coro di proteste affermando che l'obbligo di registrazione riguarda solo i siti che vogliono accedere a finanziamenti e sgravi fiscali. "Io sono un libertario per eccellenza - dichiaro' Giulietti dopo le contestazioni dei mediattivisti - e troverei folle che chi ha un sito amatoriale, anche aggiornatissimo e frequentatissimo, fosse obbligato a registrarsi in Tribunale come una testata giornalistica". La follia di Giulietti si materializza gia' nel giugno 2001, con l'oscuramento e la condanna di un sito blasfemo elevato al rango di "testata giornalistica" per colpa di una legge mal fatta, a disposizione di chiunque vuole tappare la bocca a un sito. Oggi invece tocca a Carlo Ruta, che paga lo sforzo di memoria storica con cui ha esposto in rete i panni sporchi della mafia. L'omicidio del giornalista Giovanni Spampinato, le coperture ricevute dal suo assassino dentro e fuori dai tribunali, le vicende poco chiare della Banca Agricola Popolare di Ragusa: tutto questo oggi e' "stampa clandestina", memoria illegale, pagine di storia da strappare.

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