Gruppi di tematiche

La verità esiste e va cercata

Letio Magistralis di Ezio Mauro
12 aprile 2008 - Aldo Vincent

La verità esiste e va cercata
Lezione di Ezio Mauro e una risposta a Napolitano
di Donatella Papi
Ezio Mauro


Molti dei frequentatori e autori del nostro giornale, modello di giornalismo nato sinceramente non per innovare ma per dare alle verità necessarie a uno Stato e a una società uno strumento adatto, avranno letto la lettera aperta al Presidente Giorgio Napolitano del signor Fabio Piselli, un "testimone di fatti" (vi consiglio anche il suo blog). http://www.fabiopiselli.blogspot.com/

Ho pubblicato la lettera aperta di Fabio Piselli, come dichiaro nel sommario dell'articolo, associandomi alla domanda che egli rivolge alle massime istituzioni, alla classe dirigente e politica e ai cittadini: dare allo Stato italiano dignità. E consentire agli italiani, aggiungo io, di vivere una vita giusta e sicura. Per questo me ne occupo, oltre che per il primario impegno a difendere la vita del signor Piselli.

In merito alle questioni di cui narra il signor Fabio Piselli per ora non aggiungo altro, poichè quando ci si rivolge alla massima istituzione italiana, e a un "amico" del quale si è contribuito a determinarne l'elezione nel punto più alto proprio per la necessità di avere in "capo allo Stato" un uomo con la volontà, l'impegno politico e il profilo necessari a garantire le istituzioni democratiche, si deve dare alla fiducia il suo tempo. E questo, come ho chiesto al signor Piselli di considerare, è un "ordine" naturale che cercheremo di non infrangere.

Sappiamo che il Quirinale ha posto il caso all' "attenzione" e che sta svolgendo le "opportune ricerche". E' sufficiente a me per rivolgere fin da ora a Pasquale Cascella, portavoce del Presidente e un amico che sa quanto la vita sia esile quando un uomo o una donna combattono per la bandiera, il mio grazie.

Però ci sono molte cose da dire nel frattempo ai nostri lettori perchè è da qui che parliamo e poi ai giornalisti e amici giornalisti, che cominciano a infrangere le riserve e a diventare caldi compagni di un viaggio verso le verità che cerchiamo e che portiamo nelle pagine e nel web affinchè la gente legga e possa apprezzare poi il valore delle cose più semplici e insieme fare la sua parte per una miglior vita.

Dunque voglio raccontare che ieri a Perugina, dove è in corso il Festival Internazionale di Giornalismo, con tante firme italiane e straniere e con tanti giovani che studiano e aspirano a diventare giornalisti, si è messo in chiaro almeno il metodo che guida la nostra ricerca sui fatti di cui parla il signor Piselli, per cominciare. Una indagine che non sarà solo mia, di questo giornale, o del signor Piselli, ma di un Paese. E il metodo era quello che mancava. Era l'acqua sporca, caro Fabio in cui lei, io e tanti abbiamo annaspato sperando in alcuni momenti soltanto di finire in grazia di Dio, se così è.

Ma vedete, dico a tutti, non abbiamo fatto una riunione, non lo abbiamo stabilito di fare il punto sul metodo, eppure il giornalismo italiano è già tutto dentro questa ricerca di un finale ai casi senza verità.

Perchè dico che il giornalismo italiano è già coinvolto e impegnato? Perchè la partenza di tutto, l'inizio di ogni cosa, è prima il 'come' dei fatti e poi il 'perché'. Ieri al Festival del giornalismo di questo si è parlato. Con alcune grandi firme e informatori essenziali, poiché sono tra coloro che da anni indagano sui grandi eventi drammatici della nostra Repubblica, da piazza Fontana all'omicidio Calabresi agli anni di piombo e poi... Se ne è parlato con i protagonisti di alcuni libri: con Giovanni Bianconi, giornalista del Corriere della Sera, che ha riletto il caso Moro e ha guardato dentro la vita di tanti protagonisti del terrorismo; con Mario Calabresi, giornalista di Repubblica e figlio del commissario Calabresi, che alla vicenda umana del dolore delle vittime e dei loro parenti ha dedicato pagine personali e di riflessioni investigative in "Spingendo la notte più in là"; con Marco Damilano e Filippo Ceccarelli, rispettivamente firme di Repubblica e dell'Espresso.

Qualcosa di nuovo è emerso. Non soltanto la questione dei responsabili, degli autori e dei mandanti, ma le ragioni che stanno in quella zona grigia tra lo Stato e l'anti Stato. Il nodo di tutto, che è stato Filippo Ceccarelli a chiarire alla platea e lo ha fatto con parole nuove e con una nuova versione dei fatti. Parlando di "sacrifici" che hanno tenuto la notte legata al giorno. Come è stato quello di Moro e di altri. E il suo intervento è stato così denso di significato che la platea per qualche attimo ha volato più in alto, sopra le indifferenze, le omertà e i silenzi, per guardare come non aveva fatto mai le cose da un punto in cui tutti possono capire le verità. Questa, come ha dimostrato Ceccarelli, è la fatica che il nostro giornalismo è chiamato a svolgere. "Ero preoccupato - mi ha detto poi quando ci siamo salutati e lui abbracciandomi -, era un compito non facile".

Ne parleremo, con calma, non svolgo tutto qui. Perché ho a cuore il fatto che si diffonda nei nostri canali di informazione l'importanza del metodo messo a punto ieri da Ezio Mauro, che ha presentato al Festival il suo reportage sulle vittime della Thyssenkrupp. Dunque il metodo di un inviato speciale. Come cercare la verità?

Le cose non si erano messe bene su questo punto, poichè - mi corre l'obbligo ricordarlo - Eugenio Scalfari proprio a Perugia il giorno prima durante una lezione magistrale aveva pericolosamente fuorviato il metodo verso il disconoscimento della direzione nella quale cammina l'informazione, sempre, dirottandola verso una visione personale di sé. Il naso adunco o aquilino, la cassa o la casta, il giornale e il giornale-partito, poi Dio e il mestiere feroce e spietato del giornalismo. Ma di chi? Di quali giornalisti?
Perché i giornalisti che ieri hanno parlato dell'informazione più complessa e delicata, quella che costeggia le verità di Stato, le stragi e le vite come quella di Moro o Calabresi, erano fondamentalmente giornalisti appassionati ed emozionati, discepoli intorno a un tavolo e "servitori di verità", come si è detto alla fine. Di verità e non di una verità perché se la verità assoluta è impossibile, come ha detto Scalfari, la verità dell'informazione è l'insieme delle verità che saremo capaci di dare. E questa signor Scalfari è la fede, oltre che il buon giornalismo.

La fede, la fede...Ezio Mauro o i giornalisti seri non cominciano da lì. Hanno l'obbligo, anche se il loro cuore fosse accesso dal più fervido credo, di rispettare il primo comandamento: non nominare il nome di Dio invano. Non per lasciarvi soli, in assenza di me, ma liberi. Liberi di essere e di andare ove la curiosità, il senso, l'impegno vi chiamano. Come fa Ezio Mauro per esempio.

Ezio Mauro dalla scrivania della direzione di Repubblica va sui fatti. Anche dei rifiuti in Campania, ma in particolare la vicenda drammatica della ThyssenKrupp e insegna una cosa grande. Questa: quando si è un bravo giornalista basta mezza giornata per fare un reportage che altri fanno in settimane. Come fa? E' un giornalista che conosce la "direzione" per questo guida (forse quando glielo consentono pienamente) la nave di Repubblica. E come si conosce la direzione, chiederebbe un giovane? Come io ho detto a un giovane: "Un marinaio avverte una tempesta nell'odore di sale che si diffonde. E cioè, guarda e sente". Perché la verità non sta nelle parole, ma nei fatti. E come ha spiegato bene Ezio Mauro per dirlo bene bisognerebbe ripartire da Pilato, che non è una battuta. Sfido chiunque di voi a dirsi disinteressato a un reportage in cui può raccontare ciò che fu veramente quella notte, prima del Calvario. Come fanno e hanno fatto autori, soprattutto artisti. Perchè? Perchè è lì che inizia la catena della verità mancante, non essenziale ma umana. CChe però diventa la prima catena di una catena di delitti, fino a quelli che cercano i giornalisti, Piselli e alcuni generali. Non la Chiesa, la Chiesa sa.

Ecco come tutto torna meravigliosamente e come anche il nostro viaggio diventa una navigazione a cielo aperto per salvare la vita di Fabio Piselli e quella di tanti altri come lui, che forse hanno capito, e per questo un solo loro sguardo li mette in pericolo. Come lo sono e lo sono stati tanti cittadini che non arrivano alla ribalta dei giornali ma non sono estranei a questa verità. Saremo felici di fare qualcosa per loro. E scopriremo quando saremo in alto, lassù dove volano soltanto alcuni, che neppure le cose più buie ci possono far paura. Se crediamo.

E qui devo a Mario Calabresi, il collega giornalista che come me scrive la notte e quando il suo viaggio tra fatti e parole non può essere interrotto, una risposta. Egli ieri spiegando il senso del suo libro e dei libri-inchiesta che si scrivono sulle stragi e delitti insoluti ha detto che questo lavoro di indagine giornalistica è necessario perché senza la verità il nostro Paese non riesce ad andare oltre, come è dimostrato, a entrare nella modernità, nello sviluppo, ma resta avviluppato a qualcosa che manca e che dunque rende zoppa la democrazia.
Ha ragione. E per questo, ora dalla parte dei terroristi e dopo troppi silenzi verso le famiglie delle vittime, occorre dare una spiegazione definitiva.

Ma mi rivolgo a lui per parlare a tutti: caro Mario Calabresi, perché non ci riusciamo e non siamo riusciti finora a svelare le cose? Perché Scalfari ha ragione. Perché la verità di quelle verità è una "verità assoluta". E dunque la possiamo cercare e raccontare solo se sapremo farlo tanti insieme, ciascuno la sua parte, convinti a superare rischi, demoralizzazioni, ostacoli e timori, perché...è "una grande notizia". Vale tutto il nostro sforzo, impegno e dedizione e tocca a noi darla.

Voglio infine dire per ora a coloro che ostacolano e hanno ostacolato questo cammino che non si può fermare la terra che gira intorno al sole, e non viceversa, e che dunque saranno loro gli ultimi.

© 2008 Comincialitalia.net

Powered by PhPeace 2.5.5