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Come diventare capolista PD in Campania?

La Prossemica

Una tesi di laurea su De Mita
14 marzo 2008 - Aldo Vincent

PROSSEMICA

De Mita

Da Wikipedia:
La prossemica è la disciplina che studia lo spazio e le distanze all'interno di una comunicazione, sia verbale che non verbale. Hall ha osservato che la distanza tra le persone è correlata con la distanza fisica, ha definito e misurato quindi quattro "zone" interpersonali:
• La distanza intima (0-45 cm)
• La distanza personale (45-120 cm) per l'interazione tra amici.
• La distanza sociale (1,2-3,5 metri) per la comunicazione tra conoscenti o il rapporto insegnante-allievo.
• La distanza pubblica (oltre i 3,5 metri) per le pubbliche relazioni.
Nel libro "La dimensione nascosta", Hall osservò che la distanza alla quale ci si sente a proprio agio con le altre persone vicine dipende dalla propria cultura: i sauditi, i norvegesi, gli italiani ed i giapponesi hanno infatti diverse concezioni di vicinanza.
Gli arabi preferiscono stare molto vicini tra loro, quasi gomito a gomito, gli europei e gli asiatici si tengono invece fuori dal raggio di azione del braccio. In alcune regioni meridionali dell’India, dove la distanza che gli appartenenti alle diverse caste debbono mantenere fra di loro è rigidamente stabilita, quando gli individui della casta più bassa incontrano i bramini,la casta più elevata, debbono tenersi ad una distanza di 39 metri.

ADESSO SENTITE QUESTA:

COME SI FA A DIVENTARE CAPOLISTA PIDÌ IN CAMPANIA? PARTENDO DA UNA TESI DI LAUREA SU “LA PROSSEMICA, LA CINESICA E I TRATTI PROSODICI DI CIRIACO DE MITA” – INTANTO L’INTELLETTUALE DELLA MAGNA GRECIA È STATO SCARICATO DA VELTRONI…

Da “Il Riformista”

Pubblichiamo qualche stralcio della tesi di laurea di Pina Picierno (oggi candidata capolista del Pd alla Camera, in Campania 2) in Metodologia e tecnica della ricerca sociale. Il titolo della tesi, con cui la studentessa Picierno si è laureata in Scienze della comunicazione all'Università di Salerno (anno accademico 2003/2004), è: "Analisi del contenuto del discorso politico di Ciriaco De Mita. Un riscontro empirico: l'intervento a Mixer del 15 febbraio 1993".

Ciriaco De Mita. Lo stile comunicativo. «Quando sono costretto a parlare riproduco tutto quello che ho in testa con una sorta di linguaggio stenografico che è una cosa tutta mia». L'oratoria di De Mita è senza dubbio governata dalla coerenza ad uno schema logico che esalta la scansione e la pianificazione espositiva delle tesi in genere presentate in un'argomentazione a catena. Il linguaggio è caratterizzato da contenuti ben definiti, da un livello notevole di pragmatismo senza rinunciare però alla componente emotiva determinata in larga misura dalle immagini metaforiche.

Le figure retoriche dell'amplificazione come enfasi, iperbole, climax etc.. attengono poco al suo regime discorsuale caratterizzato più dall'esposizione analitica. Molto frequente è l'utilizzo di aneddoti ricavati dalla sua vita privata utilizzati per illustrare un'affermazione e per collocarsi sullo stesso piano ideale dell'uditorio. A proposito del progetto dei "Democratici" di Prodi dice: «Mi dà fastidio l'immagine dell'asino perché nella mia mente. A scuola, non lo so se a voi capitava, allora c'erano metodi didattici repressivi, ma quelli non bravi erano sotto l'asino e quelli bravi erano... insomma, io non volevo andare sotto l'asino» (Convegno a Marina di Massa, 27 febbraio 1999)

Allo stesso modo interessante è l'utilizzo di metafore e similitudini per "tradurre" contenuti astratti in termini più diretti e meglio comprensibili. Le metafore utilizzate fanno riferimento quasi sempre a esperienze comuni, a immagini e conoscenze suggestive e alla portata di tutti. Emblematica, a questo proposito, è la citazione del film Le quattro giornate di Napoli e dell'episodio in cui il bambino indicava agli adulti la direzione giusta per la costruzione della barricata mentre questi si ostinavano a costruirla dal lato opposto.

Le similitudini, invece, sono tratte dagli universi semantici medico e sportivo. Ad esempio per spiegare le ragioni che avevano portato alla vittoria della Lega Nord a Brescia, storica roccaforte democristiana, afferma: «Quando una persona è in difficoltà ha il diritto di lamentarsi, chi sta poco bene si lamenta, non è che si fa la diagnosi. Il medico che pretendesse che chi si lamenta, mentre si lamenta, si fa la diagnosi, non è un buon medico. Insomma il medico deve capire, attraverso i sintomi del disagio qual è la condizione di difficoltà».

La scelta linguistica è, come si è visto, orientata ad un registro "medio", caratterizzato da semplicità e spontaneità. L'ostentazione di parole ricercate, del cosiddetto politichese, viene ridicolizzata: «Guardate come sono diventato raffinato, non dico più con la Democrazia Cristiana, ma dico col concorso della Democrazia Cristiana» (Genova, 25 maggio 1987). E, come spiega in un'intervista a Scalfari, assolutamente rifiutata: «Bisogna rifiutare le parole vuote perché le rifiuta la gente. Facciamo attenzione: se gli uomini politici continueranno ad usare termini e formule inconcludenti, la gente rifiuterà al politica» (la Repubblica , 11 aprile 1983).


Pina Picierno
Foto da Italia Oggi
È molto presente l'esigenza di offrire all'opinione pubblica contenuti strutturati in maniera chiara, semplice, comprensibile: «C'è bisogno della persuasione, non nel senso della suggestione dei cittadini, nel senso invece che la misura che si adotta possa essere spiegata ai cittadini, legata alla tutela dell'interesse dei più e non dell'interesse di alcuni» (convegno Marina di Massa, 27 febbraio 1999).

Spesso De Mita offre dei commenti al suo discorso che assumono le caratteristiche di un vero e proprio metadiscorso : indica percorsi di lettura del messaggio: «Io ho sempre qualche difficoltà, amici di Brindisi, perché dovendo dire la verità spesso la verità mi fa dire cose cattive» ( Brindisi, 2 giugno 1987). Il tono è piuttosto monocorde, con variazioni molto leggere sia nel timbro che nella velocità; anche questo attribuisce all'eloquio particolare naturalezza.

In sostanza il discorso demitiano è caratterizzato da una notevole creatività, sempre accompagnata da una presentazione dei contenuti ben definita e da una marcata tendenza al pragmatismo. Come abbiamo visto, la preoccupazione a farsi comprendere dal pubblico è sempre presente; si esprime nella scelta delle parole utilizzate, semplici, chiare e comprensibili nei costanti commenti al discorso e nell'utilizzo di similitudini e metafore per "spiegare" concetti più o meno astrusi o astratti. Per le ragioni brevemente ricordate abbiamo definito lo stile linguistico di De Mita come uno stile argomentativo-didattico. (...)

La prossemica, la cinesica e i tratti prosodici di Ciriaco De Mita. Anche di fronte alle domande incalzanti e spesso scomode di Minoli, De Mita appare complessivamente tranquillo, preciso nelle risposte e sicuro. Questa sicurezza si riflette anche nella comunicazione non verbale che appare distesa e non eccessivamente pronunciata. Il busto è quasi sempre fermo, e sono le mani e il capo, invece, ad offrire un commento al discorso.

I tratti caratteristici del viso sono: lo sguardo alternativamente diretto all'interlocutore e al lato destro, le labbra permanentemente inumidite, movimenti leggeri delle narici e il sopracciglio sinistro spesso sollevato.
Lo sguardo è rivolto al lato destro quando cerca maggiore concentrazione, quando la domanda posta richiede una maggiore organizzazione del pensiero. La conferma di questa intuizione ci deriva anche dal fatto che a questo tipo di espressione quasi sempre corrisponde una pausa più o meno significativa nel verbale.


Silvio Berlusconi
© Foto U.Pizzi
Il sopracciglio sinistro alzato è il gesto maggiormente caratteristico; è sicuramente un importante indicatore di attenzione, infatti è prodotto quasi sempre quando De Mita ascolta le domande poste.

L'inumidirsi le labbra e i movimenti di narice, rientrano, a nostro avviso, nella categoria dei gesti di adattamento poiché sembrano essere assolutamente inconsapevoli, nel senso che non sono finalizzati ad inviare un messaggio preciso; rappresentano, quindi, un modo per adattarsi alla situazione.

L'espressione generale del viso è vigile, attenta. Il sorriso compare solo tre volte: appena dopo l'introduzione di Minoli, a metà intervista quando si discute di una dichiarazione di Silvio Berlusconi, e alla fine quando Minoli cerca di interrompere le argomentazioni di De Mita sulla bontà del lavoro svolto dalla Commissione Bicamerale.

Il regime cinesico è inoltre caratterizzato da una gestualità continua delle mani. Nell'intervista si è individuata una sorta di posizione-base, alla quale De Mita ritorna sempre, dopo una gestualità più pronunciata. È caratterizzata dalle mani avvicinate da una sorta di intreccio delle dita. Quando questo atteggiamento è presente, la gestualità è ridotta ai movimenti delle dita e si manifesta perlopiù nella parte bassa del busto.

Quando invece le domande si fanno più incalzanti, giocherella con la fede, la sfila, la rimette a posto; la gestualità si fa più ampia, meno nascosta, le braccia si aprono, e le mani giungono a sfiorare il mento. Compaiono segni di indicazione come l'indice alzato, o gesti simbolici come la mano a borsa.

Il busto si muove leggermente solo quando le domande lo indispongono. Succede due volte: nel primo caso, si riaggiusta sulla sedia, e accavalla le gambe e nel secondo si risistema nella posizione iniziale. Ciò che più colpisce, comunque, sono i tratti prosodici, e in particolare le pause. De Mita, è evidente, anche di fronte ai tempi televisivi e alle continue interruzioni del giornalista, cerca l'argomentazione, la strutturazione del discorso. Per questo, prima di rispondere, alza il sopracciglio sinistro, guarda verso il lato opposto e riflette. Viceversa solo quando la domanda è visibilmente provocatoria, risponde subito, senza esitazione, senza mezzi termini. Il tono, invece, a differenza dei tempi di risposta, è sempre lo stesso. Anche in questi casi è monocorde, senza variazioni significative. (...)

Crisi del sistema politico. La politica ha perso il rapporto con la gente. De Mita cioè attribuisce la responsabilità della crisi del sistema politico non ad un partito, ad un gruppo o ad una maggioranza, ritiene che «è la politica ad aver perso il rapporto con la gente» perché «se fosse solo un problema di politici basterebbe sostituirli». Ritiene che la crisi va risolta politicamente e non attraverso la via giudizi aria. (...)

Direttamente connesso al ragionamento esposto c'è il tema della crisi dei partiti e della scarsa legittimazione e credibilità dei leaders. De Mita è sicuro che «il vero ricambio della classe dirigente avverrà più se il sistema ritrova la sua funzionalità anziché se rimane impantanato come adesso»; sottolinea che ricambio non significa necessariamente facce nuove ma «opinioni, opinioni forti, opinioni che indicano la strada». (...)

Dagospia 13 Marzo 2008

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