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Gli economisti e la recessione

1 marzo 2008 - Aldo Vincent

RECESSIONE Lo sveglio Tremonti


Prima di tutto una domanda: cosa direste se il fine settimana comparisse il farfallinato Luca Mercalli e vi sciorinasse il tempo di ieri? Oppure, andreste dall’astrologo che dopo una serie infinita di meline vi rivelasse cosa vi è successo la settimana scorsa? Suppongo di no, almeno nella maggior parte dei casi italici, tra i quali s’intende, c’è sempre il coglione di turno che ti dice quanto è bello scoprire che tempo ha fatto ieri, ma questo è un altro discorso...

Succede invece in Economia che emeriti Soloni nobelitati (minchia, che neologismo!) salgano sul podio dell’opinione pubblica per dirci cos’è accaduto ieri, il mese scorso o addirittura negli anni passati e non ce n’è uno che abbia le idee chiare su cosa si debba fare per non finire col culo per terra.

E’ un po’ come se voi usciste da una delle fermate della metropolitana di Tokio (a me è successo) ed incontraste un economista a cui chiedere dove vi trovate.
- Siete all’uscita della metropolitana – vi risponderebbe
- Questo lo so, ma dove mi trovo?
- A Tokio. Se foste a Mosca sareste nelle medesime condizioni...
- Sù, ma mi dica almeno che ore sono...
- E’ passato un cane mezz’ora fa...
-
Vi sembra un colloquio assurdo? Allora leggete le recenti dichiarazioni di Barnanke, il capo della Federal Reserve americana. Dice che non c’è recessione, ma banche falliranno, il dollaro non si sa quando riprende, il petrolio va come gli pare, e si sono persi milioni di posti di lavoro...

A contrastare queste opinioni in America c’è Jagdish Bhagwati della Columbia University che afferma che la globalizzazione va difesa ad ogni costo, ma gli fa eco il coreano Ha Jong Chang auspica un arcigno protezionismo.
Blinder invece parla di sostegno alle famiglia con interventi dello Stato contraddicendo la buonanima del premio Nobel Milton Friedman che tanti danni ha provocato all’intero sistema mondiale con la sua teoria de liberi tutti e chi non ce la fa, chissenefrega.

A casa nostra non è che vada molto meglio.Tra paginate di quotidiani con giornalisti-economisti che non spiegano mai un kazzo, l’altro giorno se n’è uscito l’inossidabile Tremonti – uno dei più qualificati amministratori di condominio d’Europa – che presentando la parte economica del programma del prossimo governo, auspica dazi e quote per difendere le nostre produzioni dalla concorrenza asiatica, riduzione dei regolamenti comunitari europei, affidare al governo il compito di comprare beni di prima necessità per distribuirli ai meno abbienti (e come, con la tessera annonaria?).
“Di fronte alla globalizzazione abbiamo bisogno di uno Stato più forte” va predicando l’insigne economista.
Mah, io vengo da Cuba e questa ultima sua teoria è stata applicata in modo spietato, con supermercati senza merci, gente senza cibo, e l’invenzione di una doppia moneta per ancorare i prezzi alle stelle.
Ottimi economisti anche i dirigenti cubani, non c’è che dire...

Per finire c’è Almunia della Commissione Europea che ha accolto i dati italiani sul deficit, con manifesta soddisfazione mentre Montezemolo dice che siamo ultimi in qualsiasi classifica Europea.

boh

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