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Bassolino 3

Continua il dossier "monnezza"...
12 gennaio 2008 - Aldo Vincent

Dago:
PERCHE’ PRODI & C. NON POSSONO PERMETTERSI DI SCARICARE BASSOLINO (CASERTA MON AMOUR) -

Faccia come il culo

Antonio Bassolino e signora
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1 - RIFIUTI…
Jena per “La Stampa” - Ma vi pare giusto che in una regione sommersa dai rifiuti, l'unico che vogliono portare alla discarica è Bassolino?

2 – E RIFIUTO DI DETRONIZZARE BASSOLINO
Ormai è un coro: fuori Bassolino dalle balle della munnezza. Ma nulla si muove. Nessuno del Pidì – da D'Alema a Veltroni, per non parlare di Prodi – alza la vocina per annunciare che il tempo del Governatore è scaduto. Come mai? Chi vuol scoprire il mistero deve ritornare ai giorni del voto politico aprile 2006, quando Prodi riuscì all'ultimo pelo a superare Berlusconi grazie a 24 mila voti ritrovati dalle parti di Caserta….

http://www.vascampania.org/public/news/Indirizzo%20Politico%20per%20il%20superamento%20Emergenza%20Rid%C3%ACfiuti%20in%20Campania%20di%20PRC.pdf

ho letto le dieci pagine del documento e mi sono parse ben construite. Alcuni degli spunti e dei suggeriemti mi è parso di ritrovarli nelle parole di Prodi di oggi

http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=15894

http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_08/prodi_smaltimento_rifiuti_8e9dd948-bded-11dc-8e86-0003ba99c667.shtml?fr=box_primopiano

Si', le parole di Prodi
le parole, appunto...

Il mio direttore, col coraggio di sempre, ha messo qui un'inchiestina niente male sulle responsabilita' di Romiti

http://canali.libero.it/affaritaliani/cronache/INCHIESTAromitiimpregiloFMCR09012008.htm

mentre io sto diventando matto perche' non trovo i documenti che avevo compartito con Antonella di Censurati.it che mostravano che i Falk hanno messo parte della liquidita' riucavata con la dismissione degli impianti di Sesto, anch'essi nella spazzatura (Siciliana).
Impregilo e Falk si sarebbero in parte divisi territorialmente le connivenze malavitose...
Accidenti al mio disordine...

P.S.
Pure Grillo parla di "aziende del Nord" coinvolte in questo scandalo ma non fa i nomi.
Lo capisco, come capisco il mio direttore che prima di pubblicarmi mi chiede cento volte le pezze per paura di querele che gli farebbero chiudere il giornale.
Questo grazie alle democraticissime leggi sull'editoria, votate da TUTTI i parlamentari (credo ci furono solo una ventina di astenuti) alla faccia della corretta informazione.
Poi chiamano noi, informazione alternativa.
Tiremme innanz

Vincent

Monnezzopoli/Pecoraro Scanio punta il dito su Romiti e l'Impregilo. Ecco perché. Gli affari d'oro del pattume
Mercoledí 09.01.2008 17:35

LA CRONACA

Rifiuti/ De Gennaro inizia il suo lavoro a Napoli: "Manterrò la parola"

Monnezzopoli/ Francesco Caruso ad Affari: "Bassolino? Si dovrebbe dimettere. Pecoraro Scanio? Pure. Prodi? Nei rifiuti di Napoli ci perderà la faccia"

Monnezzopoli/ E la gente di Pianura si sfoga in Rete. Viaggio all'interno di Pianura.org

Pianura brucia, notte di scontri e di roghi. A Napoli è caos: le foto

I DOCUMENTI ESCLUSIVI

La relazione della Commissione d'Inchiesta

L'audizione del Procuratore Antimafia Piero Grasso

L'audizione di Guido Bertolaso

"Un nome e un cognome sopra a tutti gli altri: Cesare Romiti". Alfonso Pecoraro Scanio, intervistato da Repubblica, lancia un nome (avvertimento?). Uno di quelli pesanti. Ma perché il ministro ce l'ha con il grande Cesare, già presidente della Fiat e della Gemina, la finanziaria che controlla Rcs, nonché numero uno, fino al 2006 dell'Impregilo? Perché, proprio per l'Impregilo, dietro la monnezza maleodorante di Napoli si nascondeva, fino a quando i magistrati non hanno fermato tutto, buona parte del fatturato. E perché l'Impregilo, nell'annosa emergenza che sta vivendo la Campania, ha un ruolo di primo piano. Affari può spiegare quale.

L'INCHIESTA - Il 26 giugno 2007 Impregilo crolla a Piazza Affari. Dopo aver aperto a 5,38 euro, inizia il tracollo borsistico: nel giro di pochi minuti arriva a oltre -10 per cento. A determinare la caduta è la Procura di Napoli, che decide per il sequestro di 750 milioni di euro, prelevati direttamente sui conti correnti bancari di Impregilo, Fisia Italimpianti, Fibe e Fibe Campania. Ma i magistrati napoletani Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore Camillo Trapuzzano, decidono di mandare sulla graticola anche 28 persone, oltre a interdire per un anno l'Impregilo dalle contrattazioni con la pubblica amministrazione.

Tra queste Piergiorgio Romiti e Paolo Romiti, l'ex vicecommissario, Raffaele Vanoli, l' ex sub commissario Giulio Facchi, tecnici del commissariato di Governo come Giuseppe Sorace e Claudio De Biasio, gli amministratori delegati di Fibe (la società di Impregilo capofiliera nello smaltimento), Armando Cattaneo e Fisia, Roberto Ferraris. L'ipotesi di reato è truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture. Nel novero degli imputati c'è anche quello di Antonio Bassolino, presidente della Regione nonché commissario straordinario per l'emergenza rifiuti dal maggio 2000 al febbraio 2004. E' lui che ha firmato l'appalto con Impregilo. Ma perché i pm stanno a trascinando alla sbarra il salotto buono della finanza, in mezzo ai liquami di un'emergenza infinita?

L'ORO CHE PUZZA - Al principio, nel 2003, furono le denunce sul trattamento dei rifiuti, delle discariche e dei siti di stoccaggio. Con Bassolino che stava a guardare un sistema che per la Procura non poteva funzionare. Anzi, peggio. Per i pm, infatti, tutto avveniva "con la complicità e la connivenza di chi aveva l’obbligo di controllare e di intervenire e non l’ha fatto per troppo tempo". Altre parole, altre pietre. "E' apparso evidente che il comportamento delle società non appariva lineare", "pur essendo consapevoli, fin dall’inizio, che lo smaltimento dei rifiuti non avrebbe potuto funzionare, hanno fatto di tutto per dissimulare tale situazione".

comportamento che si è protratto nel tempo "ponendo in essere una serie di artifici e raggiri per mantenere le posizioni raggiunte". Ancor più netto il procuratore Giovandomenico Lepore, che su Bassolino non usa mezze parole: "Se fosse intervenuto quando doveva farlo, l’emergenza rifiuti non sarebbe arrivata al punto in cui è ora". La politica si difende, ovviamente, prima di tutto con Fassino: "L’accertamento dei fatti dimostrerà l’assoluta correttezza delle sue scelte".
LO SMALTIMENTO CHE NON C'E' - Quanto costa un chilo di rifiuti smaltito? Poco più di 4 centesimi. Tanto sarebbe stato pagato a Impregilo per ripulire la Campania. Quindi, sapendo che la regione produce oltre 7mila tonnellate di pattume al giorno, l'affare è di circa 110 milioni di euro all'anno. Ai quali poi bisogna aggiungere le ecoballe. Dopo aver infatti "smaltito" i rifiuti, circa la metà sarebbero diventati combustibile da mettere nei termovalorizzatori. Producendo quindi energia. E monetizzando dal pattume altri 100mila euro al giorno. Anzi, le ecoballe a un certo punto si trasformano in futures, in azioni, in garanzie delle banche. Perché l'Impregilo usa proprio gli introiti previsti dallo smaltimento per garantirsi parte del credito dal sistema bancario. E da Napoli, improvvisamente, la storia si sposta a Milano, in piazza Affari.

Tanti soldi, dunque. Ma alla fine dove finivano i rifiuti? Semplicemente, da nessuna parte. Non certo smaltiti. Al massimo infilati in qualche buco dal quale il liquame cola nella falda, avvelenando le coltivazioni, i pascoli, le produzioni di pomodori e mozzarelle di bufala. Perché, come ha scritto la Procura, "il sistema non poteva funzionare". Anche perché Bassolino "non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali assunti dall'Ati affidataria in relazione alla gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Campania". Omettendo, inoltre, di "promuovere e sollecitare iniziative volte a garantire il rispetto dell'obbligo contrattuale" di ricezione da parte della Ati di tutti i rifiuti solidi urbani, e omettendo "di intraprendere iniziative dirette a contestare e comunque impedire le accertate violazioni contrattuali da parte delle società affidatarie".

Monnezzopoli/Pecoraro Scanio punta il dito su Romiti e l'Impregilo. Ecco perché. Gli affari d'oro del pattume
Mercoledí 09.01.2008 17:35

LE CONSEGUENZE - Andrea Annunziata, politico della Margherita, ha presentato tempo fa un'interrogazione illuminante al Premier e al Ministro dell'ambiente. Annunziata scriveva che le ecoballe avrebbero dovuto avere "un elevato potere calorico che avrebbe dovuto essere bruciato nei termovalorizzatori che dovevano essere realizzati nella Regione". Il resto, ovvero, la frazione organica stabilizzata, si sarebbe dovuta utilizzare addirittura in piani di recupero ambientale e non certo in discarica. Ma, stando alle rilevazioni della Procura, la frazione organica "non ha le caratteristiche per essere definita una frazione organica stabilizzata e raffinata..., e d'altra parte, uno degli indagati ha pacificamente ammesso che il processo di raffinazione e di stabilizzazione veniva saltato dalla ditta proprio perché la frazione organica non viene impiegata in funzione del recupero ambientale, ma va in discarica...". E, quindi, ad inquinare. Saltando la fase di raffinazione, l'Impregilo in pratica tagliava i costi e aumentava i ricavi.

LE PERIZIE - In ogni tragedia c'è anche un lato tragicomico. Chi fa le perizie per la Procura di Napoli? L'Acea. Che, stando alle dichiarazioni di un altro parlamentare, Tommaso Sodano, "ha stretti contatti ed interessi con il gruppo Impregilo". I pm parlano di indagini scrupolose e di ottimo lavoro. E non è finita. Perché, prima della Acea, la Procura si rivolgeva all'ARPAC, l'organo deputato a questo lavoro in Campania. Peccato che, sempre stando alle parole di Sodano, "avendo un bel buco di alcuni milioni di euro, non ha i laboratori. Per cui si rivolgeva alla FIBE di Genova". E la Fibe che cos'è? Proprio la società della Impregilo sul territorio. La principale accusata dai pm napoletani.

……….

MI TOLGO UN BASSOLINO DAL MOCASSINO – SOLINAS-“GIORNALE”: “HO SOGNATO CHE GLI INTELLETTUALI CHE AVEVANO MAGNIFICATO IL RINASCIMENTO NAPOLETANO (ROSI, SCOLA, MARAINI) INVITAVANO BASSOLINO A DIMETTERSI”…

1 – IL NON SENSO DEL POTERE…
Stenio Solinas per “Il Giornale”

'O re munnezza!
© Foto Lapresse
Ho fatto un sogno. Ho sognato che gli intellettuali italiani che avevano magnificato il Rinascimento napoletano di Antonio Bassolino, prendevano la penna e firmavano un manifesto in cui lo invitavano a dimettersi. Da Francesco Rosi a Ettore Scola, passando per Dacia Maraini, una lenzuolata di registi e scrittori, filosofi e musicisti, attori... Non un manifesto politico o ideologico, niente di tutto questo, ma la semplice constatazione che chi non ha saputo amministrare può avere anche le sue brave ragioni, ma deve comunque saper dare l’esempio e lasciare quel potere che non ha saputo e/o potuto usare.

Tutto qui, semplicemente, una prova di senso civico, un’assunzione di responsabilità. Ho fatto un sogno. Ho sognato che gli italiani del nord, del centro e del sud prendevano carta e penna e scrivevano una lettera al presidente della Repubblica nella quale gli chiedevano di convincere il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino a rimettere il mandato. Una lettera educata nella forma, ma ferma, in cui si esponeva un pensiero che può sembrare banale, ma che è invece alla base del rapporto fra una comunità nazionale e i suoi rappresentanti istituzionali: fiducia, rispetto degli impegni presi.

Ho fatto un sogno. Ho sognato che mentre gli intellettuali firmavano e gli italiani scrivevano, il presidente Bassolino li batteva sul tempo e lasciava il suo posto. Senza polemiche, senza accuse al tale ministro o al tale sindaco, al partito X o alla delinquenza organizzata Y. Soltanto una dichiarazione in cui, proprio per aver negli anni lavorato a costruirsi un’immagine di efficienza, di pulizia e di serietà, nel momento in cui questa si rivelava fallace non poteva che prenderne atto e regolarsi di conseguenza. A volte, se si pensa di non essere l’unico responsabile di un degrado, ci vuole più coraggio ad andarsene che a restare...

Il nostro è uno strano Paese e il rapporto fra governati e governanti è più strano ancora. Il disprezzo dei primi nei confronti dei secondi è palpabile, e dagli anni Sessanta in poi ha provocato una serie di corto circuiti che non vanno sottovalutati, dalla contestazione al terrorismo, alla scomparsa della cosiddetta Prima repubblica.


Rifiuti e scontri a Pianura
Foto da Repubblica.it
Ma quello che lascia più sgomenti è l’irresponsabilità e la logica da casta, svincolata da qualsiasi controllo, che anima quest’ultimi, una sorta di armata di cosacchi accampata sul territorio e che vive un’esistenza parallela... Si potrà obiettare che ogni popolo ha la classe dirigente che si merita, ma questo non è sufficiente a spiegare la realtà. C’è qualcosa di più e di più sottile e riguarda l’incapacità, o la non volontà, di chi dirige a espletare le proprie funzioni.

Se chi governa non ha il senso dello Stato, come si può pensare che lo Stato abbia un senso? Nel dramma di Napoli e della spazzatura che la sommerge e la soffoca c’è tutto questo, e qualcos’altro ancora. Per esempio, l’essere arrivati al capolinea di quell’idea di «diversità» su cui la sinistra italiana, a partire dalla fine degli anni Sessanta, basò la propria differenziazione e il proprio successo, l’idea di una sanità morale da contrapporre a una insanità politica, italiani contro italioti...

Nel 1975, trenta e passa anni fa, quando Napoli ebbe il suo primo sindaco comunista, Maurizio Valenzi, quell’idea si era talmente radicata che persino un autore non retorico come Eduardo de Filippo pensò di cambiare il finale della sua Napoli milionaria, rendendolo ottimistico. Insomma, «’a nuttata» non aveva più «da passa’», «’a nuttata» era passata... Si è visto. È anche questo che rende quel primo sogno da cui siamo partiti ingenuo quanto impossibile.

Perché significherebbe ammettere che in un quarto abbondante di secolo l’intellighentia italiana che si faceva vanto e scudo della propria diversità, non ha capito niente, non ha visto niente e ha giustificato tutto. L’importante era che non governassero gli altri, come poi governassero i suoi era secondario e relativo. Il falò di rifiuti che brucia Napoli, lascia in cenere il nostro sentimento nazionale e lo fa nel peggiore dei modi. Nessun esponente del governo ha sentito la necessità e il bisogno di trasferirvisi, di condividere una tragedia e una vergogna. È solo un proliferare di comitati e di commissari straordinari, l’incapacità a capire che a volte bisogna rischiare la faccia per legittimamente poter affermare di averne una.

Qui sono tutte maschere di gomma, travestimenti buoni per ogni stagione. Piange il cuore vedere una città, una capitale, sprofondare nella sporcizia, perché significa anche negarle quel senso dell’onore, del decoro e del rispetto che fa dei suoi abitanti degli esseri umani e non una massa abbrutita.

Ma forse ancora più ammorbante è il balletto delle responsabilità che come una stanca tiritera avvolge questa tragedia, l’incapacità a tacere, il gusto parolaio di dire la propria su tutto, la vergognosa irresponsabilità con cui si afferma oggi quello che fino a ieri si era negato, lo sgomitare per avere sempre e comunque una visibilità, perché solo apparire, alla fine, è ciò che conta e interessa. È anche questo che rende quel nostro terzo sogno puerile e un po’ ridicolo. Pensare a un politico che lasci sua sponte il potere che ha costruito e usato con mano di ferro, è un’eresia.

Il professionismo che ne è alla base ha finito con l’eliminare qualsiasi elemento etico, qualsiasi spinta ideale, qualsiasi libertà intellettuale. E quindi Bassolino resterà al suo posto. «Perché solo io?» è il mantra che lo tiene attaccato alla poltrona. Quanto al sogno degli italiani del nord, del centro e del sud, forse è l’unico su cui, stando così le cose, varrebbe la pena di impegnarsi perché diventi realtà.

Sarebbe bello se, per esempio, questo giornale se ne facesse in qualche modo garante, una sorta di posta centrale di una protesta doverosa, di tramite con la più alta carica dello Stato. Non per un fine di parte o ideologico, ma per quello che per tutto questo articolo abbiamo cercato sommessamente di dire: rispetto, fiducia, dignità. Nel caso che lo riguarda, Bassolino non è più solo o tanto un politico in carne e ossa, ma l’immagine di ciò che la politica non dovrebbe più essere. Assenza di senso. Quanto al Rinascimento, si sarà capito che abbiamo già dato.


By Giorgio Forattini
2 - LA STAMPA TEDESCA: HA CREATO IL CAOS MA SI COMPORTA DA TURISTA SVEDESE…
Da “Il Giornale”
«No, non è un turista svedese che passa di lì per caso. Eppure si comporta come tale». Per descrivere l’atteggiamento del governatore della Campania Antonio Bassolino di fronte alla crisi della spazzatura, la “Frankfurter Allgemeine Zeitung” ricorre al sarcasmo. «Con voce profonda e autorevole spiega tutto quello che sarà necessario fare da domani».

Il problema è che «proprio lui ha contribuito a scrivere la vicenda della spazzatura napoletana». Le prime norme sull’emergenza, continua Tobias Piller, corrispondente dall’Italia dell’autorevole giornale tedesco, «sono del 1992. Nel 1993 Bassolino viene eletto sindaco. Un anno dopo viene dichiarato lo stato di necessità e nominato il primo dei nove commissari straordinari».

Da allora è tutto un trascinarsi di crisi in crisi. «E ancora politici come Bassolino propongono norme straordinarie in deroga ai principi del diritto per trattare direttamente con i candidati più desiderabili alla realizzazione degli impianti di smaltimento. E questo è il bello per chi tira i fili della politica: se bisogna trattare alla svelta, diventa molto più facile favorire amici di affari e protetti di partito senza badare troppo alla trasparenza».

Ma non basta, conclude, il giornale. «Il vero capolavoro di Bassolino e del suo predecessore sono gli sforzi per l’introduzione di un sistema di raccolta differenziata. Senza procedure concorsuali, e quindi con una semplice chiamata diretta sono stati assunti 2000 spazzini e comprate apparecchiature e camion per 65 milioni di euro. I camion sono scomparsi. Gli spazzini ammettono di non aver mai raccolto nemmeno un chilo di spazzatura».

Dagospia 10 Gennaio 2008

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