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I documenti

Bassolino 2

12 gennaio 2008 - Aldo Vincent

Bassolino 2 (i documenti) Monnezza napoletana


A cura di Aldo Vincent

continua la querelle...

Il j'accuse del Parlamento Gli sprechi dell'emergenza rifiuti: ogni cittadino campano paga 134 euro annui La relazione della Commissione d'inchiesta: un mostro che ingoia soldi. Giovedì 20 dovrebbe chiudere la discarica di Giugliano STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO

Roberto Barbieri, presidente della Commissione
NAPOLI — Un minuto dopo le 22 di giovedì i manifestanti che presidiano la discarica di ecoballe di Taverna del re, a Giugliano, bloccheranno i Tir. Il commissario ai rifiuti Pansa si era impegnato infatti a chiuderla il 20 dicembre. «Non concederemo proroghe», annuncia Pina Elmo, una delle protagoniste della mobilitazione. A dare sostegno arriveranno i militanti della rete Rifiuti Zero. Gli stessi i quali sabato scenderanno in piazza a Napoli per chiedere un sistema di raccolta differenziata porta a porta, impianti di trattamento meccanico biologico a freddo, in alternativa agli inceneritori; una politica produttiva fondata sulla riduzione al minimo degli imballaggi e dei prodotti non riutilizzabili. Potrebbe essere un Natale di tensione, dunque, a Giugliano, dove mercoledì sera è sfilato in corteo anche il comboniano Alex Zanotelli.
Il prefetto Pansa pare infatti intenzionato a mandare i camion con le ecoballe a Giugliano ancora per alcuni giorni, forse fino al 31. Data, confida, entro la quale sarà pronta almeno la discarica delle ecoballe di Casalduni, nel beneventano, dove, tra le proteste, i lavori procedono. Non sono neppure iniziati, invece, negli altri quattro siti previsti. Mentre la regione è sommersa dai rifiuti: circa 100 mila tonnellate non raccolte; piramidi di spazzatura a Ercolano (blocchi stradali per protesta) San Giorgio, Marano, Villaricca, Qualiano. Intanto il caso Campania torna nell'agenda nazionale. La relazione di fine anno della commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti presieduta da Roberto Barbieri esprime infatti valutazioni durissime sull'apparato commissariale. «Una struttura — recita il testo — che ha dirottato parti consistenti delle risorse per la propria autosussistenza, assumendo l'aspetto di un orpello inutile e dannoso ».

I rifiuti assediano i palazzi (Pressphoto)
I parlamentari affondano il bisturi nelle «numerose ed allarmanti vicende criminose che hanno visto come protagonisti rappresentanti anche apicali dell'apparato burocratico commissariale, tanto da contribuire a radicare nei cittadini campani una percezione di sostanziale inaffidabilità, se non proprio di collusione con la criminalità di impresa e di tipo mafioso, delle istituzioni preposte alla soluzione dell'emergenza rifiuti». Citano il caso Lo Uttaro, la discarica che fu aperta in base ad un accordo tra l'ex Commissario Bertolaso e la Provincia di Caserta. Assise di palazzo Marigliano, comitato contro i rifiuti tossici, il referente scientifico di Legambiente Giuseppe Messina fisicamente cercarono di evitare l'entrata in funzione dello sversatoio. Tecnicamente inadeguato e pieno di rifiuti pericolosi, lanciarono l'allarme.
Inascoltati. I giudici prima, i parlamentari ora confermano che avevano visto giusto. «La circostanza - riflettono i membri della commissione che l'Autorità Giudiziaria abbia, sulla base degli stessi atti giacenti presso gli uffici del Commissariato, ricostruito ed accertato l'inadeguatezza ambientale del sito, è sintomo desolante, se non del pieno e diretto coinvolgimento nell'attività di falsa precostituzione della realtà, cosa che spetterà alla magistratura di accertare, quanto meno dell'incapacità della struttura commissariale a leggere le proprie stesse carte ». Non meno grave l'atteggiamento dell'Arpac( Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente), sottolineano i parlamentari: «Secondo quanto emerso nel corso della medesima indagine è intervenuta con inescusabile ritardo a segnalare le criticità ambientali legate all'utilizzo del sito».
La relazione affronta anche la questione dei costi. Solo per spazzamento, raccolta e trasporto ogni campano paga 96 euro all'anno, per complessivi 600 milioni di euro. L'intero ciclo costa a ogni cittadino della regione 134,79 euro ogni 12 mesi. Il costo delle risorse umane è 60 euro per campano. Sotto accusa finiscono ancora una volta gli inefficienti e ipertrofici consorzi per la raccolta differenziata. Per voltare pagina i parlamentari auspicano la fine della gestione commissariale. Proprio ieri, però, l'esecutivo ha prorogato fino a metà gennaio i poteri di Pansa.
Fabrizio Geremicca
20 dicembre 2007

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Aldo Vincent
http://guide.dada.net/satira/vincent_da_haiti/

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Un inceneritore in Germania
per bruciare i rifiuti di Napoli
Trasferire l'immondizia costa meno che smaltirla qui

ROMA — Il denaro non ha odore: fin dai tempi di Vespasiano è questa una specie di legge universale. Ma perfino l'immondizia, in alcuni casi, riesce a smettere di puzzare. Succede quando si trasforma in moneta sonante. Ecco perché mentre in Campania non sanno più dove metterlo, il pattume, con il nauseabondo serpentone di cinque milioni di «ecoballe» (niente altro che enormi blocchi di immondizia impacchettata: cos'avranno di «eco»?) che si allunga ogni giorno di più e i cumuli di rifiuti che hanno ripreso a bruciare ammorbando l'aria, in Germania c’è qualcuno che accoglierebbe a braccia aperte la spazzatura Made in Napoli.

Chi può avere avuto un'idea tanto pazzesca? Remondis, la più grande azienda tedesca che opera nel campo dello smaltimento dei rifiuti, avrebbe dato la propria disponibilità a realizzare in un'area della Renania ai confini con il Lussemburgo un inceneritore per bruciare tutta l'immondizia della Campania producendo elettricità. Ipotesi che potrebbe essere considerata davvero assurda, e come tale sarebbe stata già liquidata dai responsabili dell'emergenza rifiuti in Campania. Assurda, naturalmente, se la situazione non fosse però ancora più assurda. L'emergenza rifiuti in Campania va avanti da quattordici anni, durante i quali sono stati letteralmente gettati al vento due miliardi di euro. Da ben sette anni, preso atto che non si riuscivano a fare gli inceneritori, preso atto che le discariche erano piene, e preso atto che la camorra controllava (e controlla?) ormai gran parte del ciclo, si è deciso di mandare una parte della spazzatura nel Nord Italia e all'estero: destinazione Germania. Dove l'immondizia della Campania, da sette anni, già ora viene regolarmente bruciata in appositi impianti.

Ogni giorno la spazzatura viene caricata sui treni della Ecolog, una divisione delle Ferrovie, e spedita al di là del Brennero per essere smaltita negli inceneritori tedeschi della Remondis, che in questa operazione è partner di Fs. Naturalmente ne viene esportata giornalmente soltanto una parte: un migliaio di tonnellate sulle 7.500 prodotte (anche se il quantitativo è stato raddoppiato). E naturalmente non gratis. L'export di pattume costa a tutti noi 215 euro la tonnellata per il cosiddetto «tal quale», che sarebbero i classici sacchetti di rifiuti indistinti: 400 mila euro al giorno, ai ritmi attuali. Metà va per il trasporto (quindi in qualche modo torna allo Stato) e metà a chi la smaltisce: con l'apparente contraddizione che siamo noi a fornire ai tedeschi, pagando di tasca nostra, la materia prima per fare energia elettrica.

Il bello è che il costo per esportare in Germania, pur essendo ben superiore a quello dello smaltimento in discarica nel resto dell'Italia, è nettamente inferiore a quello che il commissariato per l'emergenza spende per smaltirli in Campania, quei rifiuti. Il prezzo va da un minimo di 290 euro a tonnellata fino a cifre imprecisate, persino, ha calcolato qualcuno, non inferiori a 1.000 euro. Com’è possibile? Per prima cosa c’è il costo della trasformazione nelle famose «ecoballe»: 120 euro la tonnellata. Poi c’è il trasporto con i camion sui terreni dove queste «ecoballe» vengono parcheggiate: altri 20 euro. Quindi il costo dello stoccaggio provvisorio: 150 euro. Provvisorio, però, si fa per dire. Perché siccome non ci sono gli inceneritori, quelle ecoballe stazionano per anni su terreni acquistati o presi in affitto a caro prezzo: 250 ettari di territorio campano sono ormai completamente occupati. Più stanno, più il costo sale. E dato che le prime «ecoballe» sono lì dal 2001, fate voi i conti.

La cosa è talmente eclatante che il direttore generale del ministero dell'Ambiente Gianfranco Mascazzini, considerato papabile per il posto di commissario straordinario fino a oggi occupato dal prefetto di Napoli Alessandro Pansa, non si capacita di come sia possibile che costi meno spedire l'immondizia in Germania piuttosto che tenersela in Campania. E non si capacita al punto da aver messo in moto i carabinieri perché compiano le necessarie verifiche. Quando la risposta ai suoi interrogativi è sotto gli occhi di tutti, e sta nella follia di un sistema che invece di bruciare la spazzatura polverizza milioni di euro al giorno.

Domanda: e gli inceneritori dei quali da 14 anni non si vede nemmeno l'ombra? L'appalto ce l'aveva la Fibe, del gruppo Impregilo, incaricata anche di fabbricare le «ecoballe». Ce l'aveva, appunto, perché il contratto è stato risolto. Uno dei due inceneritori, quello di Acerra, sarebbe comunque quasi pronto. Meglio, potrebbe funzionare fra meno di un anno. Ma c’è un particolare: non può bruciare le «ecoballe» prodotte in Campania, perché mancano le specifiche tecniche. E allora? Allora si sono fatti avanti i tedeschi, con la loro idea «pazzesca ». Bruciare in Germania non una parte della spazzatura della Campania, come oggi, ma tutta quanta, con un impianto nuovo di zecca da 100 megawatt destinato solo a quello scopo, avendo la garanzia di un contratto di 15 anni e a un prezzo molto più basso di quello attuale.

Per tutta risposta a novembre è stata bandita la nuova gara per completare gli inceneritori e sostituire Fibe. Sono arrivate offerte dalla francese Veolia, dalla spagnola Abertis (quella che si doveva fondere con Autostrade) e dall'Asm di Brescia, che da trent'anni riscalda la città bruciandone i rifiuti. Ma se ne verrà mai a capo?

Sergio Rizzo
28 dicembre 2007

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Campania, due commissari per i rifiuti
Amato presenta le misure del governo: «Torneremo alla normalità in 11 mesi»

Emergenza rifiuti in Campania (Emmevi)
ROMA - Lo smaltimento dei rifiuti in Campania «tornerà alla normalità nei prossimi 11 mesi». Ne è certo il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, che al termine del Consiglio dei ministri ha illustrato le misure adottate per affrontare la questione. Tra queste la proroga dell'emergenza fino al 30 novembre, e le figure di due commissari: uno «gestore», l'altro «liquidatore».

I COMMISSARI - In particolare, il commissario gestore «affiancherà gli enti locali e avrà poteri in parte autorizzativi in parte sostitutivi nei loro confronti», spiega il ministro. Per questo ruolo il Consiglio dei ministri ha scelto Umberto Cimmino, attuale vicario del prefetto di Napoli Alessandro Pansa. A questa figura si affiancherà quella del «commissario liquidatore che dovrà gestire la partita finanziaria - continua Amato - il prefetto di Napoli, così, tornerà a fare il prefetto a tempo pieno».

28 dicembre 2007

Cronache L'economista
«Tassiamo le bottiglie di minerale»
I consigli di Guido Viale: bisogna subito ridurre l'immondizia. «Obbligare i consumatori a usare contenitori riciclabili»

L'ecomomista Guido Viale
MILANO — La premessa: «Sottovalutazione del problema, irresponsabilità politiche, commistioni con la camorra. La montagna di errori che si è accumulata in questi quindici anni è una pietra al collo per chiunque si cimenti con la questione rifiuti in Campania». La presa di coscienza: «Per affrontare l'emergenza il governo non può che adottare misure di emergenza, provvedimenti che niente hanno a che vedere con l'individuazione di nuovi siti». «Misure drastiche». «Urgenti». A metterle in fila è Guido Viale, economista ambientale e autore di libri come Un mondo usa e getta o Governare i rifiuti. Da dove incominciare?

RIDURRE PRODUZIONE RIFIUTI - «Primo: dalla riduzione massiccia della produzione dei rifiuti. Da soli gli imballaggi costituiscono il 40% in peso dell'intera massa di rifiuti urbani e fino al 60-70 in volume. Bene: va vietata in tutta la regione, fino al ritorno alla normalità, la vendita al dettaglio di prodotti imballati, alimentari e non». Facile dirlo, forse un po' più complesso farlo. «Basta obbligare i consumatori a usare contenitori riutilizzabili (con la sola eccezione dei prodotti a rischio sanitario) e i distributori a inviare gli imballaggi agli impianti di recupero. In alternativa al divieto si può pensare alla tassazione di alcuni prodotti, come le bottiglie di acqua minerale». Raccolta differenziata. In molti comuni raggiunge solo il 3%. «Raccolta differenziata, a porta a porta: questa è la seconda misura urgente. Fatta in modo serio. In Campania, nel periodo caldo di questo malaffare, si è arrivati impiegare fino a 20 mila addetti straordinari, molti lavoratori socialmente utili. Un esercito senza camion e addirittura senza scope e palette, che è andato a sovrapporsi alla gestione ordinaria. Portando a casa risultati ridicoli». Terzo punto? «Lo smaltimento dei rifiuti. Da sempre è prevalsa una concezione magica della soluzione del problema: "Vedrete, con l'inceneritore si risolverà tutto". L'inceneritore è stato pensato 14 anni fa, insieme ad altri 13. Poi si è scesi a tre. Nel 2003 è iniziata la costruzione nella posizione più infelice, oggi non è ancora finito. Dal momento in cui entrerà in funzione ci metterà però 3-4 anni per bruciare soltanto i cinque milioni di ecoballe già accatastate (bombe ecologiche che tra l'altro l'Ue vieterebbe di bruciare perché trattate male). E intanto, delle sette mila tonnellate prodotte ogni giorno, che ne facciamo? L'unica strada è quella indicata ancora negli anni '70: ridurre, riciclare, recuperare sotto forma di energia, smaltire in discarica solo quello che non è smaltibile in altro modo». Alessandra Mangiarotti ❜❜ Da soli gli imballaggi costituiscono il 40 per cento in peso e fino al 60-70 per cento in volume dell'intera massa di rifiuti urbani Raccolta differenziata: in Campania si è arrivati a impiegare per questo servizio fino a 20 mila addetti ottenendo risultati modesti

Alessandra Mangiarotti
03 gennaio 2008

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conti del commissariato
Politici e cassonetti
Dal 1994 due miliardi sprecati. Si potevano costruire non uno, ma quindici inceneritori

Abbiamo capito di chi è la colpa dell'emergenza rifiuti: dei napoletani e degli altri cittadini della Campania. Colpa loro se le discariche sono stracolme. Colpa loro se gli inceneritori non si fanno. Colpa loro se la spazzatura da 14 anni divora, insieme alla salute della gente, anche miliardi di euro.Dal febbraio 1994, quando il dramma si è trasformato in «emergenza», quindi in un clamoroso affare economico, sono stati
Rosa Russo Iervolino e Antonio Bassolino (Ansa)
polverizzati 2 mila milioni: sarebbero bastati per farne non uno, ma 15, di inceneritori. Negli anni erano stati accumulati debiti per 557 milioni di euro. Dei soldi spesi per esportare i rifiuti in Germania dove vengono bruciati a nostre spese per produrre energia, poi, si è perso il conto. Si sa soltanto che Ecolog, divisione delle Fs che gestisce l'affare, avanza dal commissariato di governo qualcosa come 54 milioni di euro. L'export di spazzatura doveva durare qualche settimana: dura da sette anni. E ora si sta pensando di mandare ai tedeschi non 2 mila, ma più di 4 mila tonnellate al giorno. Cioè, il 60% di tutta la spazzatura della Campania per il modico prezzo di un milione di euro ogni 24 ore. Ebbene, i cittadini sono gli unici che hanno pagato per tutto questo. E i responsabili tecnici, i consulenti, i politici? Qualcuno ha perso il posto? Qualcuno ha dovuto rinunciare all'incarico? Una carriera politica, almeno una, è finita? Macché. Fra cassonetti incendiati, richieste di dimissioni e indagini giudiziarie, che coinvolgono dal presidente della Regione Antonio Bassolino fino all'ultimo presidente di consorzio di rifiuti, per esempio quello di Napoli 3 Mimmo Pinto (proprio lui, lo storico leader dei disoccupati organizzati di Napoli), si va avanti come se niente fosse.

IERVOLINO: «NESSUNA RESPONSABILITA'» - Candidamente, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ha inaugurato l'anno così: «Sull'emergenza il Comune di Napoli non ha alcuna responsabilità e nessuna competenza. Spetta al commissario di governo trovare le soluzioni ». La croce finisce allora sulle spalle di Umberto Cimmino, vice del prefetto di Napoli Alessandro Pansa, commissario prima di lui. Pansa aveva rilevato Guido Bertolaso, che a sua volta aveva sostituito Corrado Catenacci, voluto da Bassolino, già commissario per quasi quattro anni. Quattro anni: più di Andrea Losco. Più di Antonio Rastrelli alla presidenza della Regione. Più di Umberto Improta, il primo commissario dell'emergenza rifiuti. Il commissariamento fu deciso dal governo di Carlo Azeglio Ciampi, di cui era ministro dell'Interno Nicola Mancino, presidente del Senato e ora vicepresidente del Csm. Decisione confermata dal governo di Lamberto Dini, ministro dell'Interno Antonio Brancaccio. Poi da quello di Romano Prodi, ministro Giorgio Napolitano, ora capo dello Stato e autore di due vibranti appelli. Quindi da quello di Massimo D'Alema, ministro Rosa Russo Iervolino. Da quello di Giuliano Amato, ministro Enzo Bianco. Da quello di Silvio Berlusconi, ministro Giuseppe Pisanu. E dal governo Prodi, ministro Amato. Rosa Iervolino è sindaco di Napoli dal 2001. All'epoca, presidente della Regione e commissario del governo era Bassolino, e c'era chi sperava che l'emergenza avesse le ore contate. Il 12 maggio del 2003 il sindaco proclamava: «Ci stiamo avviando alla normalità». Otto mesi più tardi: «Abbiamo qualche problema, ma da noi mafie non esistono ». Due anni dopo: «Napoli deve avere il termovalorizzatore». Sette mesi fa: «Napoli non avrà un suo termovalorizzatore ». Il 21 maggio 2007: «La situazione è tragica». Il 30 maggio: «L'emergenza a Napoli è chiusa». Il 10 luglio, dopo che l'ambasciatore Usa aveva messo in allarme i turisti americani: «Dichiarazioni inopportune. La città è pulita e i cumuli di rifiuti non ci sono più». Augurandosi infine, giusto prima delle feste, «un Natale senza immondizia». Eletta nel 2001 sindaco di Napoli con il 52,9% dei voti, Rosa Iervolino è stata confermata nel 2006 con il 57% delle preferenze.

BASSOLINO: «NON SONO STATO IO A DECIDERE» - Non che Bassolino sia stato da meno. Memorabile una sua dichiarazione del 2005: «Quando sono arrivato alla Regione il piano rifiuti c'era già. A decidere non sono stato io. Tutte le scelte più importanti erano state già fatte». Eletto sindaco di Napoli nel dicembre 1993, superando Alessandra Mussolini al ballottaggio, è stato rieletto nel 1997 con il 72,9%. Eletto poi governatore con il 54,3% delle preferenze, dopo aver gestito per quattro anni l'emergenza è stato riconfermato addirittura con il 61,3%. A chi in quegli anni lo ha coadiuvato nell'incarico di commissario della spazzatura, non è andata peggio: sia pure in sedicesimi. L'ex vicecommissario Massimo Paolucci è al consiglio comunale di Napoli, risultando il più votato dei Ds. L'altro ex vice Ciro Turiello è stato nominato dalla Iervolino amministratore dell'Asia, la società per i rifiuti del Comune di Napoli: l'esperienza conterà pure qualcosa.

Sergio Rizzo
03 gennaio 2008

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Dal Corriere del 4 Gen:

Bassolino: «Io non mi dimetto».

Il problema e' che non dovrebbe dimettersi, ma dovrebbe stare in galera...

(Sempre sul corriere, se potete, andate a leggervi l'ultimo articolo di Rizzo che non e' on line)

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Aldo Vincent

Enrico:

Adesso caro Vincent ho capito perché ti pesti i maroni.

Questa non è una vera sintesi. Se tu l'avessi fatta, che è cosa diversa dai copia-incolla chilometrici, ti saresti accorto che le responsabilità di Bassolino non sono quelle di chi materialmente ha preso le decisioni di quel fallimento.

Errori, interessi, demagogia, ambiente, sono questi gli ingredienti di quella vicenda criminale e paradossale. E andrebbero rappresentati tutti nella loro sequenza evolutiva, ciascuno con la sua importanza e insieme ai responsabili ed ai protagonisti.

Ma è più facile sparare facili sentenze, vero?

In fondo, un capro espiatorio da che mondo è mondo permette di assolvere tutti gli altri, e la questione è chiusa.

Per chi volesse leggerla, questa è almeno la relazione della COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL CICLO DEI RIFIUTI E SULLE ATTIVITA` ILLECITE AD ESSO CONNESSE, Approvata nella seduta del 26 gennaio 2006.
http://www.napoliassise.it/INTERO.pdf

Fegatello:

Beh, la funzione del capro espiatorio è proprio quella di immolarsi per la comunità, ovvero coloro che gli stanno vicini si cagano sotto, almeno si spera.
Senza capro espiatorio invece, non solo si assolvono tutti, ma si legittima un comportamento generale.

Bassolino non dovrebbe solo dimettersi, ma andare di fronte al pubblico e dire: cari amici campani ho fatto molte cazzate pensando di fare delle cose giuste, le ho fatte in buona fede, ma mi sono sbagliato.
La vostra regione è infestata da camorristi ed approfittatori di ogni specie che vogliono lucrare sul vostro lavoro e persino sulla spazzatura che voi producete. Io non posso oppormi perche altrimenti mi sparano, ma voi lo potete e quindi lascio il mio posto.
Campani tutti quando eleggerete il mio sostituto ricordatevi le parole che ora vi ho detto ! (gli spuntano le ali e assurge al cielo)

Insomma una cosa cosi.
Poi se lo impiccano come capro espiatorio cazzi suoi, il suo "tesoretto" l'ha messo anche da parte......

Si, può anche dire così, ma dopo aver letto le prime 28 pagine della relazione della commissione di inchiesta parlamentare si può anche dire che Bassolino è salito su di un treno che era già partito per le stazioni sbagliate.
Certe decisioni furono prese dal presidente che ci fu prima di lui e lui ha la colpa di averle avvallate.

Ma il problema non è davvero neppure quello. Il vero problema è che certe decisioni tecniche non le potevano prendere da soli i presidenti di una regione, che per loro natura sono dei politici; le avrebbero dovute prendere delle commissioni tecniche capaci di sostenere una trattativa e di comprenderne i contenuti. Ciò che è mancato è il mestiere di quelli che hanno lavorato così malamente intorno a quel progetto, i presidenti ed i cittadini sono delle vittime sacrificali dell'incapacità che loro tutti hanno saputo esprimere con chi li rappresentava sul piano tecnico. Se i termovalorizzatori fossero stati costruiti nel tempo dovuto e le ecoballe avessero quelle caratteristiche energetiche promesse, i problemi sarebbero stati risolti.
Poi viene tutto il resto, dai rifiuti conferiti non selezionati come avrebbero dovuto, ai pasticci per il mancato rispetto degli accordi e dei contratti, o i contenziosi sui conferimenti dei terreni su cui costruire i termoregolarizzatori, che sono oggetto di contestazioni ed indagini della magistratura.

Fare come quei quattro giornalisti che hanno scritto gli articoli postati da Vincent è voler diffamare rifiutandosi di capire. Io prima di accusare, al contrario voglio capire.

Consiglio a tutti di leggere il documento della commissione di inchiesta parlamentare che del resto è recente (2005/6) ed aggiornato agli ultimi avvenimenti. Il link è nel mio 3d precedente.

In fondo, i camorristi, in questo pasticcio, hanno un ruolo minore dei tecnici responsabili delle decisioni e delle scelte.

Parola di ingegnere.

La sintesi l'ho fatta nel mio primo 3D
Poi, per no lasciare cadere la cosa che secondo me era e rimane scandalosa, ho riportato in cima la discussione postando cio' che mi pareva interessante per completare l'argomento.

Riconosco di averti tritato i maroni, e me ne scuso.
Secondo la mia modesta opinione pero' era necessario, perche' un Forum come questo non poteva ignorare un argomento che poi si sarebbe rivelato dirompente.

Baci e abbracci

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Caro, forse dimentichi che basso-lino ERA il presidente di una commissione tecnica
Aldo Vincent

Non lo dimentico affatto e se ho ben capito, vi è stata continuità proprio di quella commissione tecnica nel passaggio dal precedente presidente a Bassolino e che una certa serie di decisioni lamentate furono istruite e decise proprio agli inizi e prima che Bassolino salisse sul treno. Mi riferisco alla priorità di costruire le fabbriche delle ecoballe sui termovalorizzatori, senza capire che era come scrivere senza inchiostro.

Il disastro che ho sottolineato, sul versante della regione, è proprio l'incompetenza di chi sul piano tecnico ha preso quelle decisioni, scaricandole sulla politica che poteva solo agevolare (il commissario plenipotenziario).

Ma non sarebbe stato un disastro, e questo va detto, se dei perfetti imbecilli non avessero diretto la cordata delle imprese che hanno vinto la gara. Come si fa a prendere un appalto con tanta insulsagine, ben sapendo che si era in una regione già oltre il limite di sopportazione sullo smaltimento rifiuti. Promettere cose in 300 giorni, che non sapevano neppure da dove cominciare a fare. Un avventurismo industriale inusitato. Se penso che allo stesso modo si era dato l'appalto per la costruzione del ponte di Messina, sento i brividi.

Se si rispettavano i patti, oggi non saremmo a questo punto, e i patti non sono stati rispettati per un vizio di forma, ma perché mancava la sostanza, mancava chi seriamente fosse in grado di progettare, costruire e gestire l'esercizio di uno smaltimento rifiuti.

Infine, se avessero pensato almeno a separare l'umido e a raccoglierlo, avrebbero spazi ingombri di ecoballe da bruciare, che sono cosa diversa dall'avere cumuli puzzolenti e che, con le piogge e l'umidità, rilasciano percolati tossici. E qui i sindaci avrebbero potuto davvero far molto di più di quello che hanno fatto.

Patetico è il Capo dello Stato che racconta di avere telefonato a Prodi, patetico è anche quel Prodi che dice che le ecoballe verranno bruciate momentaneamente in un termovalorizzatore vicino a casa sua, quasi a infondere fiducia. Capisco che dovevano pur dire qualche cosa, ma i buoi ormai sono scappati e non potranno in alcun modo farli rientrare.

Adesso il vero percorso critico di quella pianificazione sono i termovalorizzatori e la modifica dei cicli di raccolta e dei processi negli stabilimenti che producono ecoballe per renderle conformi alla prevista combustione controllata, con buona pace di vorrebbe tutto e subito, da troppi anni, senza averne né la capacità, né i mezzi.

Carissimo,
l'unica cosa certa che ho capito e' che non cambierai opinione nemmeno se scendesse Gesu' Cristo a farti mettere il dito.
Ho molta stima di tutti voi e penso che tu sia in perfetta buonafede e ne prendo atto, ma...

Se tu avessi trovato il tempo di leggere tutto quello che c'e' scritto in questo 3D (capisco che non essendoci la sintesi, la cosa non sempre e' fattibile) ti accorgeresti tu stesso che, alla luce DEI DOCUMENTI, queste tue ultime tesi sono insostenibili.

Va bene cosi'.

Un abbraccio

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Aldo Vincent

Continuo a tritare i maroni:

SAVIANO DIXIT su Repubblica:

J'accuse dell'autore di Gomorra: la tragedia
è che Napoli si sta rassegnando all'avvelenamento
Imprese, politici e camorra
ecco i colpevoli della peste
Gli ultimi dati dell'Oms parlano di un aumento vertiginoso, oltre
la media nazionale, dei casi di tumore a pancreas e polmoni

di ROBERTO SAVIANO

.

Roberto Saviano è l'autore di Gomorra, il best-seller che racconta un viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra
È UN territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l'ossessione di emigrare o di arruolarsi.

E' una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all'opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi.

Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.

Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all'opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un'impresa - l'Ecocampania - che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia.

Eppure non avviene in un altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta rifiuti campane sono tra le migliori in Italia e addirittura capaci di entrare in relazione con i più importanti gruppi di raccolta rifiuti del mondo. Le imprese di rifiuti napoletane infatti sono le uniche italiane a far parte della EMAS, francese, un Sistema di Gestione Ambientale, con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attività che si esercitano sul territorio.

Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l'ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia. Guadagna la politica perché come dimostra l'inchiesta dei Pm Milita e Cantone, dell'antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (imprenditori passati dal centrodestra al centrosinistra) in questo momento il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico imprenditoriale e camorristico - è il sistema dei consorzi.

Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso vicini alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano.

Nel caso dell'inchiesta di Milite e Cantone accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme e gonfiata (circa nove milioni di euro) attraverso fatturazioni false la società di raccolta ECO4. I privati tennero per se gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all'anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni.

Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall'estero: da ogni parte d'Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l'autorizzazione dalla Regione. Aveva però l'unica autorizzazione necessaria, quella della camorra.

Accusato dai pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l'unico destinatario della misura cautelare firmata dal gip di Napoli. Al centro dell'inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquisite dal Commissariato di governo durante l'emergenza rifiuti del 2003. Chianese - secondo le accuse - è uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l'emergenza e quindi riuscì con l'attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003.

Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all'amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l'appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan.

La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili all'avvocato-imprenditore di Parete: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che di numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L'emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit con sede in località Tre Ponti, al confine tra Parete e Giugliano, la loro soluzione.

Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l'operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell'80% sui prezzi ordinari.

Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la più grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no.

Secondo Legambiente è stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche. In questo paese bisognerebbe far conoscere Biùtiful cauntri (scritto alla napoletana) un documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero: vedere il veleno che da ogni angolo d'Italia è stato intombato a sud massacrando pecore e bufale e facendo uscire puzza di acido dal cuore delle pesche e delle mele annurche. Ma forse è in un altro paese che si conoscono i volti di chi ha avvelenato questa terra.

E' in un altro paese che i nomi dei responsabili si conoscono eppure ciò non basta a renderli colpevoli. E' in un altro paese che la maggiore forza economica è il crimine organizzato eppure l'ossessione dell'informazione resta la politica che riempie il dibattito quotidiano di intenzioni polemiche, mentre i clan che distruggono e costruiscono il paese lo fanno senza che ci sia un reale contrasto da parte dell'informazione, troppo episodica, troppo distratta sui meccanismi.
[an error occurred while processing this directive]Non è affatto la camorra ad aver innescato quest'emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l'emergenza e con l'apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli.

Quando si getta qualcosa nell'immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall'emergenza non si vuole e non si po' uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più.

L'emergenza non è mai creata direttamente dai clan, ma il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono. Si è finto di non capire che fino a quando sarebbe finito tutto in discarica non si poteva non arrivare ad una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, invece quando tutto viene smaltito lì, la discarica si intasa.

Ciò che rende tragico tutto questo è che non sono questi i giorni ad essere compromessi, non sono le strade che oggi solo colpite delle "sacchette" di spazzatura a subire danno. Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso è compromesso. Chi nasce neanche potrà più tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non è riuscito a fermare e a mutare. L'80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate.

Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l'eroe epico che strappa le braccia all'Orco che appestava la Danimarca: "Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla". Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.

(5 gennaio 2008)

Per Bassolino per uscire dalla crisi è necessario avere un sistema di discariche che «consenta di uscire dalla crisi»; discariche che dovranno essere allestite accanto all'impianto di termovalorizzatore di Acerra e a quello di Santa Maria La Fossa il cui iter per le necessarie autorizzazioni è ormai concluso.

http://www.wema.com/art.asp?id=1291

http://www.videocomunicazioni.com/2007/07/27/pecoraro-scanio-via-libera-al-secondo-termovalorizzatore/

http://www.capuaonline.info/capuanews/anno2007/110707.html

Sembra che i due termovalorizzatori siano appena partiti o che stiano partendo, ma che entreranno in funzione tra alcuni anni, forse quattro, nel 2012. Quante crisi vi dovranno essere sino a quella data. Perché non trovare una soluzione definitiva fino a quella data, senza guardare in faccia a nessuno e chiedendo semmai l'aiuto di altre regioni.

Nei link potrai leggere la cronaca della lotta della gente di acerra e di Santa Maria la Fossa contro i termovalorizzatori, scritta da loro stessi, altro che Camorra. Con certe iniziative da leghisti campani non si va da nessuna parte.

Se io fossi Bassolino, punterei il muso dell'aereo contro il Vesuvio e poi, dopo essermi gettato col paracadute saluterei quei moriammazzati dei miei concittadini con la strapernacchia che si meritano.

Vincent, a me piace la politica, ma non l'ho mai praticata perché ti devi mettere sullo stesso piano dei tuoi elettori che sono quella schifezza che fa grande l'Italia degli incompetenti, dei camorristi, degli evasori, degli ostentatori di ricchezza, dei Savonarola alla Beppe Grippo, e di quelli che credono che ecologia sia sinonimo di difesa del proprio ego-ismo.

Preferisco essere nessuno e bacchettare i moralisti che accusano la politica di ogni male, essendone loro, direttamente, la causa.

E nel conto metto anche quei poeti e giornalisti che lavorano e mangiano con le parole, mentre io le scrivo solo per rabbia.

Senza la politica non vi è società umana, per questo va aiutata a formarsi ed a crescere. Al contrario mi sembra che sia solo il bersaglio di tutte le facili critiche che questa società immorale si merita.
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della serie in Turchia è molto peggio, in Svezia è molto meglio.Uso solo questa frase in maniera emblematica:

E' la politica la cosa che è diversa tra la Liguria ed il Piemonte con la Campania o è la società civile di queste regioni che è diversa da quella campana?

Se in Valle d'Aosta o in Piemonte hanno i No TAV poi almeno non c'è la camorra infiltrata in tutte le strutture produttive, e una volta deciso di fare l'Alta Velocità, magari cambiando soluzione, poi questa viene fatta.

In Campania ci sono voluti otto anni solo per autorizzare i termovalorizzatori, e adesso dicono che ce ne vogliono quattro per costruirli!!!

Colpa della politica o di quei cittadini di merda che amano Acerra o Santa Maria la Fossa e che lottano per passare il cerino agli altri. Quale politica può gestire un paese che non si vuole fare gestire e che vuole vivere solo com'è sempre vissuto.

Bassolino ha speso inutilmente la sua generosità per gente che non la meritava.

Vincent, avevo visto Bassolino solo in TV ed avevo notato quel leggero incespicare sulle parole, poi mi capitò, più di dieci anni fa, di andare a fare un viaggio con mia moglie a Salerno e dintorni, dove mi ero recato qualche mese prima per lavoro, stupito dalla bellezza dei luoghi, ed una sera assistetti occasionalmente ad un suo comizio.
Parlava bene, senza quella lieve afasia che sembra procurargli l'agitazione dell'intervista televisiva, e ci piacque.

Da allora lo abbiamo sempre seguito, da lontano, con un atteggiamento di simpatia nato in quella serata e devo dire che spesso l'ho visto in difficoltà, ma mai esposto ad accuse che potessero offendere il suo onore di gentiluomo.

Per quella impressione di allora io gli faccio ancora credito della mia fiducia e spero tanto per lui che se la meriti, e credimi, non centra nulla la politica o l'appartenenza, si tratta solo del risultato di una espressione umana che mi permette di credere ancora in certi valori.

Poi, che la giustizia faccia il suo corso.

Ma una persona che mi pare per bene non la lascio sola in balia degli sciacalli, intervengo a difenderla.

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Capisco come ti senti. Purtroppo in certe circostanze occorre mettere da parte il cuore e guardare ai fatti.
Pure Hiter accarezzava i bambini e mio nonno, che lo aveva visto di persona, diceva che era uomo dabbene.
Il discorso, se mi permetti, (come dicono quelli di sinistra) sta a monte. E cioe' in brevi note il seguente:

Ci sono persone per bene che pero' sono inefficienti.
Devono andare a casa, e se sono per bene, possono portare ai giardini i nipotini.
Perche' la classe politica si rinnova solamente se chi sbaglia paga.
Bassolino, a cui accredito tutte le cose belle che mi segnali, ha ammesso (parzialmente) le proprie responsabilita'. Bene, se ne vada.
Perche' le cose sono due: o e' un colluso e se ne deve andare, o e' un incapace e se ne deve andare. Poi ci sarebbe l'opzione del cretino, ma a questa non credo proprio.
Fare il Vicere' di Napoli gli ha portato lustro, privilegi e poteri. Non se lo e' guadagnato, e ora si faccia da parte e lasci che nuova linfa scorra nel sangue della nostra politica.

E smettiamola con le divisioni medievali: se lo stronzo e' dei nostri non e' stronzo, ma i loro sono tutti criminali.
Un'ultima cosa: smettiamola di credere che Napoli, appartenga ai Napoletani. Napoli e' nostra e le sue radici culturali ( e pure, ahime' etiche) sono le nostre.
Stesso discorso vale per Roma, capitale di tutti i cui problemi ci appartengono e per i quali dobbiamo farci carico TUTTI.

Finche' non ci entra in capa questo concetto, ti saluto Ninetta...

Un abbraccio.

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la mega struttura e il buco milionario
Il «call center spazzatura»
E la Corte dei conti condannò il governatore

Sapete quanta diossina hanno liberato ieri, nel cielo (ex) azzurro di Napoli, i 65 cassonetti di pattume bruciati nelle rivolte di piazza? Poco meno di 9 mila microgrammi. Pari a quanta ne butta fuori l'inceneritore di Marghera in 546 giorni a pieno ritmo. E quante polveri nocive si sono levate, da quei cassonetti? Quante ne espelle il termovalorizzatore di Brescia in 441 giorni. Lo dicono i dati dell'Istituto superiore di sanità basati su numeri del governo svedese. Dati ripresi anche da un ambientalista al di sopra d'ogni sospetto quale il presidente onorario di Legambiente Ermete Realacci.

Certo, lo sa benissimo anche lui che l'ideale sarebbe fare a meno degli inceneritori grazie a una virtuosa riduzione dei consumi, a una raccolta differenziata capillare, al recupero di tutto ciò che è riciclabile, all'uso di nuove tecnologie come quel «dissociatore molecolare» che Alfonso Pecoraro Scanio descrive con l'entusiasmo che Giovanni da Pian del Carpine metteva nel descrivere la residenza del Gran Khan Guyuk. Quello è il punto di arrivo. Ma intanto? Cosa fare, della esondazione di «munnezza» che sta allagando Napoli e le sue disperate periferie? Come rimuovere il bubbone di oggi così da poter approntare le cure di domani? Cosa fare di quelle 95 mila tonnellate di spazzatura che traboccano sulle strade e delle 7 milioni di fetide «ecoballe» («testate» all'inceneritore di Terni, lo hanno bloccato per mesi rivelandosi gonfie di sostanze radioattive) oggi accatastate in oscene piramidi così ingombranti da avere paralizzato l'attività perfino dell'impianto Cdr di Caivano? Il piano Bertolaso Sempre lì si torna: al piano di Guido Bertolaso. Che aveva proposto di guadagnare un anno di tempo scaricando tutto ciò che si poteva nella grande cava dismessa di argilla di Serre, in provincia di Salerno, e usare quel tempo per concludere i lavori al termovalorizzatore di Acerra e insieme avviare sul serio la raccolta differenziata così da permettere ai nuovi impianti di bruciare «ecoballe» vere.

Progetto saltato per l'ennesima ribellione di piazza e sostituito, con la benedizione dello stesso Pecoraro, con la sventurata creazione a pochi chilometri di una discarica nuova, ottenuta a costi esorbitanti abbattendo centinaia di querce secolari. Misteri ambientalisti. E adesso? C'è chi dice che non c'è scampo, piaccia o non piaccia, alla riapertura della orrenda cloaca di Pianura. Chi non vede alternative a caricare decine di treni per la Germania o la Roma nia. Chi suggerisce, come Walter Ganapini, già protagonista di quel «miracolo» che vide Milano risolvere l'annoso problema delle discariche e passare in quattro settimane dal 3 al 33% di raccolta differenziata, di tamponare l'emergenza usando siti dello stato soggetti a servitù militari. Ciò che è certo, è che quelle cataste di spazzatura stanno causando non solo a Napoli ma a tutto il Paese un danno di immagine inaccettabile. Che si aggiunge al danno fatale: l'inquinamento della terra, delle falde, dei pascoli che non solo, come ha ricordato Roberto Saviano, ha fatto impennare del 24% i malati di tumore nelle aree a rischio. Ma ha fatto abbattere migliaia di pecore, mucche, bufale perché il loro latte, come denuncia Realacci, «doveva essere trattato come un liquido tossico da smaltire».

Lo scaricabarile

Cosa sarà deciso? Soprattutto: chi prenderà queste decisioni? E sarà disposto a raccogliere davvero la sfida dichiarando guerra frontale alla camorra? Boh... Lo scaricabarile di questi giorni tra Antonio Bassolino e il governo, Rosa Russo Iervolino e Alfonso Pecoraro Scanio, assolutamente convinti che la colpa non sia affatto loro (o perlomeno vada spartita con tutti) e che dunque ogni richiesta di dimissioni sia pretestuosa, la dice lunga. Tutti colpevoli? Nessun colpevole. La Corte dei conti però, almeno in un caso, è convinta che un colpevole ci sia. E lo ha individuato nel governatore campano. Fu lui, infatti, nel ruolo di Commissario, a dare vita alla Pan (Protezione, ambiente e natura: sic) creata nel 2002, con un capitale di 255 mila euro poi trasferito gratuitamente alla Provincia di Napoli e all'Arpac (l'agenzia regionale di protezione ambientale), per dare un servizio informativo sull'emergenza ambientale ma rivelatasi un carrozzone clientelare. Venti mila dipendenti Non l'unico carrozzone, sia chiaro. Come ha scritto sul Corriere del Mezzogiorno Simona Brandolini, con la scusa dell'emergenza i dipendenti dei 18 consorzi di bacino sono via via aumentati fino a diventare ventimila: «Uno ogni 300 abitanti. La Lombardia produce più immondizia della Campania ma per ogni netturbino lombardo risultano esserci 25 netturbini campani ».

Di più: «Quelli che devono raccogliere la "sfraucimma" (cioè il materiale di risulta dei cantieri) sono allergici alla polvere, quelli che devono selezionare il cartone non possono sollevare più di due chili causa un mal di schiena ben certificato». Per non dire di quanti hanno denunciato il Commissariato perché «non lavorando, si sono giocati lo stipendio a tressette». Tornando al Pan, la sentenza della Corte dei conti dice che assunse senza motivo 100 lavoratori socialmente utili. In realtà, stando al bilancio della società, al 31 dicembre 2006 gli Lsu erano 180. Su un totale di 208 lavoratori. Che facevano? In 34, come abbiamo raccontato, «lavoravano » a un call center dove ricevevano mediamente una telefonata a testa alla settimana. Gli altri seguivano non meglio precisati progetti degli enti locali, in particolare della Provincia di Napoli, il cui presidente è quel Riccardo Di Palma che del commissariato per l'emergenza (dettaglio stigmatizzato della commissione parlamentare presieduta da Paolo Russo, anche per i 400 mila euro di compensi) era consulente.

Risultati? L'anno scorso ha incassato 4,3 milioni di euro di fondi pubblici (insufficienti perfino a pagare gli stipendi: 5,6 milioni) chiudendo con un buco di 1,2. L'anno prima, nel 2005, ne aveva persi il doppio: 2,3. Un disastro tale che due mesi fa, quando stava per arrivare la sentenza di primo grado (in appello si vedrà: auguri) la società è stata cancellata. Meglio, è stata fusa in un'altra, l'Arpac multiservizi, controllata dall'Arpac, l'Agenzia regionale di protezione ambientale. Troppo tardi, però, per evitare la stangata dei giudici contabili. Che chiedono a Bassolino di risarcire 3,2 milioni di euro.

Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella
06 gennaio 2008

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Aldo Vincent
http://guide.dada.net/satira/vincent_da_haiti/

Cristina:

Spazzatour

http://it.youtube.com/watch?v=CPbDwrWh49g

I giornalisti stranieri hanno fatto un tour in Campania. Uno Spazzatour. Non credevano ai loro occhi. Ma i lettori crederanno ai loro articoli. La Campania come Seveso. I prodotti della terra contaminati come quelli di Chernobyl.
Addio turismo. Addio produzioni agricole. Addio tutto, tranne ai tumori in aumento. I responsabili di un disastro peggiore di un terremoto non si vogliono schiodare dalle loro sedie. Il tandem Bassolino-Jervolino, entrambi nel comitato dei 45 saggi del Partito Democratico, fa ammuina. Il Presidente napoletano Napolitano, compagno di partito di Bassolino, dalla piazzetta di Capri si è detto allarmato.
In carcere finirà chi protesta, i responsabili rimarranno a piede libero pagati da noi.

21 settembre 2006:

http://www.rai.tv/mppopupvideo/0,,RaiDue-Annozero-Puntate%5E0%5E19142,0.html


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