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Ovvero la "monnezza" di Napoli

Emergenza Bassolino 1

Mettiamo qui, a futura memoria, il corposo dossier "Bassolino & C.
12 gennaio 2008 - Aldo Vincent

LE ECOBALLE DI BASSOLINO Operazione Don Gennaro

Ecoballe: secondo i nostri governanti il termine si riferisce alla parte secca dei rifiuti che non si può usare come combustibile e per questo viene stoccata in blocchi chiusi con vari strati di pellicola di plastica, per il popolo napoletano invece il termine può essere usato per definire le panzane del loro vicerè, tal Antonio Bassolino di professone governatore.

E’ imbarazzante persino elencare la vicenda delle ecoballe napoletane perchè è talmente tutto così chiaro, talmente in vista e facilmente accessibile che ci si domanda come mai non siano tutti in galera. Sembra quasi di vivere in due mondi separati, uno reale fatto di invivibilità del popolo napoletano, l’altra virtuale, moderno non-luogo paradisiaco in cui si rifugiano i nostri politici ( e anche alcuni di noi, confessiamolo).

Ma veniamo ai fatti.

Cominciamo con il dire che sono tutti sotto scopa da parte della Magistratura, escluso Napolitano che nel 2000, quale ministro degli interni, con tutte le buone intenzioni, diede mandato a Bassolino – Alto Commissario per l’Emergenza Rifiuti – di risolvere il problema usufruendo degli inceneritori nella provincia di Napoli (Caivano, Giugliano e Tufino), e altri quattro sparsi per la regione (Santa Maria Capua Vetere, Casalduni, Battipaglia e Pianodardine). Primo fra tutti, l'obbligo stabilito in gara di bruciare la parte combustibile dei rifiutì dentro impianti già esistenti, in attesa che venissero costruiti i nuovi inceneritori.

Il vincitore dell’asta al ribasso fu la Impregilo dei Romiti che però non bruciò quasi nessuna dei quattro milioni di tonnellate di ecoballe perchè non ci stava dentro con i costi.

Fermiamoci un attimo: avete presente il sacchetto d’immondizia che gettate via ogni giorno? Facciamo che pesi un kilo. Bene, la quantità di ecoballe in Campania ammonta oggi in quattro miliardi – solo per contarli ci vorrebbero 130 anni - di sacchetti come il vostro. Una quantità di materiale non riciclabile e non combustibile (ci sono anche difformità nella confezione delle ecoballe che ne rendono impossibile lo smaltimento, questo dice la Magistratura) che hanno già fatto sloggiare 300 contadini a cui sono stati requisiti i terreni per lo stoccaggio.

Ma a Napoli non ci sono solamente le ecoballe. Avrete letto dalle cronache di questi giorni dell’emergenza rifiuti con quattromila tonnellate di monnezza non raccolta. Cataste ammucchiate fino al primo piano degli edifici (quando non vengono bruciate per disperazione). Ne fa una cronaca agghiacciante il maestro Marcello D’Orta che finisce col consigliare i napoletani di stare a casa a vedere la televisione, visto che il sindaco Jervolino prima di andare alla partita, ha disposto di spegnere tutte le luminarie di Natale.

Già, ma una volta accesa la televisione cosa vedrebbero? Le luci di New York o di Madrid, Parigi, Londra o Milano? Ahimè, non solo. Perchè alla televisione sicuramente
avrebbero visto Bassolino che da un luogo fuori da ogni realtà ha organizzato a Napoli un Forum sui cambiamenti climatici, dopo aver invitato i maggiori esponenti (compreso qualche Nobel, tanto per non farsi mancare nulla) reduci dalla Conferenza mondiale di Bali, dove ha proposto Napoli come guida per la riduzione dell’inquinamento.
Avete capito? Napoli capitale mondiale ecologica è un poco come una laurea honoris causa in ginecologia a Jack lo Squartatore. Rendo l’idea?
Era difficile vedere in viso Bassolino mentre parlava dal palco con il suo testone abbassato, e quindi non so dirvi se mentre parlava se la ridesse sotto i baffi perchè si rendeva conto di fare satira, oppure se veramente non si accorgesse dell’incongruenza.
Come se fuori dal palazzo dei congressi da dove parlava, non ci fosse nulla.
Nulla!

Aldo Vincent
GODERE CON LA LINGUA
Viaggio tra i neologismi della stampa quotidiana
(tu invece, cos'avevi capito, porcellino?)
http://guide.dada.net/satira/

P.S.
La Casta, di Stella & Rizzo: Nel bilancio 2004, alla voce: “Spese di rappresentanza” Bassolino si è intascato 963.506 euro e 26 centesimi. Dodici volte più di quanto spende in rappresentanza il presidente della Repubblica Federale Tedesca.

AMBIENTE: BASSOLINO PROPONE NAPOLI PER PRE-FORUM SU CLIMA
17 dicembre 2007
NAPOLI - Il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, candida Napoli come sede per un nuovo forum sui cambiamenti climatici, che possa fare da ponte fra l'appuntamento di Bali e quello di Copenaghen, previsto nel 2009. Bassolino è intervenuto nei giorni scorsi alla chiusura dei lavori del Forum sulla sostenibilità, che si è tenuto nella Città della Scienza di Bagnoli.

Per il governatore sarebbe utile una tappa intermedia, nel processo che porta all'appuntamento di Copenaghen nel 2009: "in vista del prossimo forum mondiale - ha proseguito - sarebbe importante stabilire una tappa intermedia nell'area del Mediterraneo, che potrebbe essere ospitata proprio a Napoli, città da sempre luogo di confronto e di scambio". (ANSAmed).

Regione Campania - Settecento apparecchi di telefonia, di ultima generazione. «Video-chiamami» sarà il ritornello del 2008 (e oltre) per gli amministratori di Palazzo Santa Lucia, dirigenti e assessori. Parliamo dei gingilli di ultima generazione che la Regione fornirà ai propri amministratori. Un «Regalo hi-tech» per Natale sponsorizzato da «Babbo-Bassolino» al personale di palazzo Santa Lucia: così scrive il quotidiano economico Italia Oggi commentando il bando pubblicato sul Bollettino della regione (Burc del 10 dicembre). L'economato della Regione, in sintesi, prevede una spesa presunta di 116mila euro più Iva per la fornitura di prestazioni e servizi di telefonia mobile Gsm/Gprs/Umts e manutenzione di apparati radiomobili, Pc card e Sim (e la attivazione progressiva di 700 utenze). «Un bando finanziariamente impegnativo per una regione alle prese con molte emergenze» rincara il giornale diretto da Franco Bechis. Che chiosa in una didascalia: «Dovranno essere garantite prestazioni fondamentali per un politico: il bluetooth e il lettore mp3». (Tratto dal Corriere del Mezzogiorno on line)

Pubblicato da Vico On Line a 13.22

Ecoballe
Combustibile derivato dai rifiuti
Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR), traduzione dell'acronimo inglese RDF (Refuse Derived Fuel), è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe.
Eliminazione delle frazioni organiche o non combustibili
Secondo le normative italiane vigenti (in particolare il D.Lgs. n. 22/1997 e successive modifiche e integrazioni), il CDR viene ottenuto tramite processi volti a eliminare i materiali non combustibili (vetro, metalli, inerti) e la frazione umida (la materia organica come gli scarti alimentari, agricoli, etc.)[1].

La parte secca dei rifiuti non adatta alla combustione e non recuperabile in altro modo viene raccolta e accantonata, dopo essere stata raggruppata in unità di dimensioni e peso standard, e destinata alla discarica o al riciclaggio.

Confezionamento delle ecoballe [modifica]
I rifiuti adatti (in genere soprattutto plastiche che - come derivati del petrolio - hanno un buon rendimento energetico), così selezionati, prendono il nome di residuo secco combustibile. Successivamente alla selezione, vengono triturati e aggregati in grossi blocchi chiusi con vari strati di pellicola plastica (le ecoballe). La produzione deve avvenire in impianti idonei al contenimento delle emissioni di polveri e al deposito dei rifiuti nelle diverse fasi di trattamento.

Viene ammesso dalla legge, in fase di produzione dell'ecoballa, l'utilizzo ,per non più del 50% in peso, di alcuni rifiuti riciclabili, quali le plastiche non clorurate (PET, PE, ecc.), poliaccoppiati plastici (come gli imballaggi multimateriale plastica-alluminio o plastica-alluminio-carta), gomme sintetiche non clorurate, resine e fibre sintetiche non contenenti cloro. Il cloro infatti causa la produzione di diossina durante la combustione.

Classificazione qualitativa del CDR [modifica]
Il CDR è classificabile in diversi gradi qualitativi, sulla base delle norme tecniche Uni 9903-1 e successive modifiche ed integrazioni.

Il combustibile di qualità normale è detto semplicemente CDR ed è recuperato dai rifiuti urbani e dai rifiuti speciali non pericolosi.

È sottoposto a diversi trattamenti, finalizzati a:

garantire un potere calorifico sufficiente;
ridurre e controllare il rischio ambientale e sanitario;
ridurre la presenza di materiale metallico, vetri, inerti, materiale putrescibile, e il contenuto di umidità;
rimuovere le sostanze pericolose ai fini della combustione, come alcuni tipi di polimero e i materiali potenzialmente esplodenti.
Il combustibile di qualità elevata classificato come CDR-Q, sulla base delle norme tecniche Uni 9903-1, consente di ottenere i certificati verdi per la produzione di energia elettrica, e può essere usato con impatto ambientale inferiore.

Smaltimento del CDR [modifica]
Le ecoballe sono considerate rifiuti speciali e come tali possono essere liberamente smaltite in Regioni diverse da quella di provenienza.

Il CDR viene utilizzato per la termovalorizzazione in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici,[2] per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.

Le ecoballe di Bassolino
Campania / Discariche nel Mirino


ecoballe
Cronaca: Contratti tagliati su misura per l'impresa dei Romiti. Obblighi trascurati dal commissario.
Tutte le accuse dei pm sullo scandalo rifiuti

I periti: Impregilo ha offerto il prezzo minimo e non ha fatto incenerire milioni di Tonnellaate di spazzatura
di Riccardo Bocca (L'Espresso)

protesta rifiuti
Truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio, frode nelle pubbliche forniture, attività di gestione dei rifiuti non autorizzata. Sono le pesanti accuse che i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo della Procura di Napoli rivolgono al presidente della Regione Campania. Non solo. Nell'avviso di conclusione delle indagini, depositato l'8 settembre, ci sono altri 27 nomi di primissimo piano. A partire da Pier Giorgio e Paolo Romiti, amministratore delegato e dirigente di Impregilo Spa, accusati degli stessi reati di Antonio Bassolino oltre che di inadempimento nelle pubbliche forniture. E ancora: nell'elenco della Procura compaiono l'ex vicecommissario per l'emergenza rifiuti in Campania Raffaele Vanoli (falso ideologico, abuso d'ufficio, truffa e frode) e l'ex subcommissario Giulio Facchi, sospettato di compartecipazione nella frode. Il tutto mentre da un altro procedimento in corso risulta che la commissione guidata dal preside della Facoltà di Architettura di Napoli, Alfonso Gambardella, avrebbe ('attestato fatti non corrispondenti al vero», collaudando un impianto per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti.
È questo l'ultimo atto di un'incredibile vicenda iniziata otto anni fa. Una storia in cui negligenze e malafede si sposano con l'alibi di salvare la Campania dal disastro rifiuti, e nella quale sono oggi coinvolti tutti coloro che avrebbero dovuto garantire il corretto svolgimento delle operazioni. Per comprendere come sia successo, bisogna partire da un'ordinanza del 31 marzo '98 firmata dall'attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, allora ministro dell'interno nel primo governo Prodi. Un tentativo di risolvere il drammatico problema dell'immondizia in due mosse: incentivare la raccolta differenziata e bruciare parte dei rifiuti restanti per produrre energia. «Il tutto», spiega l'ingegnere Paolo Rabitti, autore delle perizie per i magistrati napoletani, «costruendo appositi impianti per separare la parte combustibile dei rifiuti (Cdr), che sarebbe stata convogliata in nuovi inceneritori». Un progetto ambizioso, spiega il perito, che all'inizio pare andare a buon fine. Gli impianti costruiti tra il 2001 e il 2003 sono infatti sette: tre più grossi nella provincia di Napoli (Caivano, Giugliano e Tufino) racchiusi in un bando, e altri quattro sparsi per la regione (Santa Maria Capua Vetere, Casalduni, Battipaglia e Pianodardine). Tutti approvati dalla stessa commissione e con gli stessi parametri: precedenti realizzazioni delle imprese, qualità del progetto, tempi di realizzazione e prezzo al chilo di rifiuto trattato.
In teoria, una macchina perfetta. Nei fatti, un pasticciaccio brutto centrato su una delle società in gara: la Impregilo di Pier Giorgio
Romiti (con le controllate Fibe e Fisia), per l'occasione in associazione temporanea d'imprese con le tedesche Babcock ed Evo, La sua proposta, scrive la commissione, è assai poco entusiasmante. Nel senso che «la documentazione fornita presenta molte e diffuse carenze». Di più: «Nel complesso, la soluzione progettuale proposta appare non adeguatamente sviluppata, né sufficientemente supportata da dimensionamenti ed elaborati grafici». Parole che a buon senso dovrebbero portare all'esclusione di Impregilo, eppure a vincere è proprio la società dei fratelli Romiti. «Per una semplice ragione», sostiene Rabitti: «L'appalto è stato congegnato in modo che il prezzo fosse determinante, per cui Impregilo avrebbe comunque sbaragliato i concorrenti, anche senza alcuna referenza. E persino se il valore tecnico del progetto avesse avuto punteggio zero».
Con queste premesse i magistrati hanno già di che lavorare. Ma giorno dopo giorno, in un'inchiesta durata circa due anni, la loro attenzione viene attirata da altri particolari. Primo fra tutti, l'obbligo stabilito in gara di bruciare la parte combustibile dei rifiutì dentro impianti già esistenti, in attesa che venissero costruiti i nuovi inceneritori. Detta così, una richiesta ragionevole, banalmente logica, ma che nel caso della Campania assume un'importanza capitale. Se fosse stata rispettata, infatti, avrebbe evitato di intasare la regione con le cosiddette "ecoballe", quantificabili in circa 3 milioni di tonnellate. Per questo il bando chiedeva alla società aggiudicatrice un impegno formale, che è stato controfirmato per Impregilo da Paolo Romiti. Dopodiché tutto è andato come non doveva. Nel senso che gli inceneritori non sono entrati in funzione, e Impregilo altrove non ha bruciato quasi nulla. Un comportamento logico, spiega Rabitti nella relazione del settembre2005: «Il prezzo proposto dalla società», dice, «era economicamente sostenibile, ma solo se non si considera l'obbligo immediato di smaltire la parte combustibile dei rifiuti». Tradotto: se Impregilo avesse smaltito tutto in impianti altrui, avrebbe pagato un costo non sostenibile. «Anche perché», aggiunge il consulente dei pm, «non avrebbe goduto dell'incentivo di 183 lire al kilowatt indicato dal cosiddetto Cip6, provvedimento interministeriale per incentivare l'uso di energie alternative».
In questa prospettiva, i magistrati censurano il comportamento dell'allora commissario all'emergenza rifiuti Antonio Bassolino, presidente ds della Regione, il quale nel giugno 2000 firma il contratto con la società vincitrice. Un atto dove saltano proprio le righe sull'obbligo immediato di smaltire il combustibile derivato dai rifiuti. E non è tutto. Secondo i pm Noviello e Sirleo, si arriva al paradosso che nemmeno il Cdr, il combustibile derivato dai rifiuti e stipato in ecoballe, sarebbe davvero Cdt Il suo «valore qualitativo», scrivono, è «difforme dalle specifiche (indicazioni, ndr) di cui al decreto ministeriale del 5 febbraio 1998». Inoltre, la parte organica che avrebbe dovuto essere stabilizzata, e resa inodore, non può essere utilizzata per eventuali «recuperi ambientali» (riempimento di cave e simili) come richiesto in fase di gara. Il che, dice il consulente Rabitti, porta a un'unica conclusione: «I sette impianti costruiti non servono a nulla: si limitano a dividere in due flussi i rifiuti in ingresso, da smaltire comunque nelle discariche».
Alla stessa conclusione, sono giunti nell'aprile 2004 altri due consulenti della Procura, Mauro Sanna e Massimo Falleni, i quali hanno segnalato la non conformità del materiale prodotto. A ruota è seguito il sequestro degli impianti, e quindi è spuntata un'altra novità. I progetti esecutivi delle costruzioni, scrivono i magistrati, sono « difformi dagli atti di gara». Mentre a loro volta gli impianti realizzati sono diversi «dai progetti esecutivi'>. Un tourbillon di variazioni che Rabitti analizza così: «Nei progetti iniziali, che per contratto non potevano essere cambiati, era previsto un flusso d'aria sotto i rifiuti per sollevarne la parte leggera, considerata un buon combustibile. Nel progetto esecutivo è stato invece sistemato un separatore meccanico, e in corso d'opera sono stati modificati altri particolari, peggiorando sensibilmente le prestazioni».
Perché? Com'è successo? E che vantaggio aveva Impregilo a peggiorare i propri impianti? Una risposta certa potrà uscire solo dall'eventuale processo. Resta il fatto che il tipo di inceneritore pensato da Impregilo non aveva bisogno di Cdr conforme al contratto, si legge nelle perizie; dunque sono stati costruiti impianti che separassero giusto il secco dall'umido. inoltre, il contratto prevedeva che gli impianti di separazione sarebbero passati dopo un decennio alla Regione Campania, mentre gli inceneritori sarebbero rimasti a Impregilo. E qui stava il vero business, in quanto la società dei Romiti si sarebbe fatta pagare lo smaltimento del Cdr, oltre a quello di altri rifiuti campani e non. Resta da spiegare, a questo punto, il comportamento delle autorità, che stando ai pm avrebbero chiuso un occhio. Per ogni impianto, si legge infatti nelle carte, è stata nominata una commissione di collaudo in corso d'opera, guidata in sei casi su sette da un preside di facoltà di Ingegneria o Architettura delle università campane. A costruzione avvenuta, gli impianti sono entrati in funzione, a volte con un certificato di collaudo provvisorio, a volte con quello definitivo, vedi quelli della provincia di Napoli e di Santa Maria Capua Vetere. E proprio in uno di questi impianti, a Tufino, la Procura ha trovato l'inghippo. «La commissione» guidata da Alfonso Gambardella, preside della facoltà di Architettura di Napoli, «attestava fatti non corrispondenti al vero», si legge nell'ordinanza di custodia cautelare per uno dei collaudatori. Garantiva cioè che «l'affidataria avesse ottemperato a tutti gli obblighi derivanti dal contratto» anche se non era vero. Per questo, col decreto 245 del 30 novembre 2005 «il contratto tra affidataria e il commissario è stato risolto», causa «accertata inadempienza contrattuale». Ma nonostante ciò, il 26 gennaio 2006 veniva depositato il certificato finale di collaudo con esito positivo.
Ora il giudice delle indagini preliminari dovrà scegliere se procedere o meno sul fronte Bassolino e coimputati. Nell'attesa, va considerato un ultimo fatto. Ovvero che, dopo il blocco degli impianti, Impregilo si è più volte rifiutata di occuparsi dello smaltimento. E questo malgrado il contratto, sotto- scritto dall'ex commissario Bassolino, la obbligasse a farlo a sue spese, anche in caso di fermo. Una clausola che il governatore e i suoi collaboratori avrebbero volutamente trascurato, « omettendo di promuovere e sollecitare iniziative volte a garantire il rispetto del suindicato obbligo». Da parte loro, i legali dell'ex commissario replicano all'intera vicenda: «Bassolino ha solo firmato ordinanze per le quali si è avvalso dei pareri delle strutture tecniche e legali del commissariato per l'emergenza rifiuti». Della serie: se ho sbagliato non è colpa mia.

[L'Espresso]

ECOballe, ECcO Bertolaso
pubblicato: mercoledì 07 dicembre 2005 da Bricke in: Italia Rifiuti
É il responsabile della Protezione Civile Guido Bertolaso a farsi carico di un problema di difficile gestione per l’Italia: lo smaltimento dei rifiuti. Si parla di una possibile riapertura delle discariche in Campania per lo smaltimento delle 4 mila tonnellate di ecoballe accumulate in questi anni, e del progetto di un terzo termovalorizzatore, accanto ai due già in costruzione.
Perchè la Campania? Perchè tutta l’Europa è stata analizzata a tappeto, ma non sono state trovate soluzioni alternative per lo
smaltimento dei nostri rifiuti in altri paesi.
Perchè la Protezione Civile? Perchè le ecoballe sono attualmente proprietà di nessuno. “Se potranno essere una risorsa, allora saranno a disposizione di chi subentrerà al Commissariato straordinario per la gestione dei rifiuti; se sono un problema, starà a chi le ha create l’assunzione di conseguenze e responsabilità…” E una domanda sorge spontanea, e forse è un pò il cane che si morde la coda… chi ha creato 4 mila tonnellate di ecoballe?

CAMPANIA|

«Trecento contadini cacciati dalle ecoballe»

Taverna del Re Per Legambiente Campania a Giugliano la politica è responsabile della distruzione del tessuto agricolo. E per riacquistare credibilità deve chiudere Taverna del Re/Ieri polizia in campo


«La struttura commissariale e la politica sono da anni responsabili senza alcuna giustificazione della distruzione della più grande azienda agricola della Campania, composta da oltre 300 contadini. Infatti tanti sono i contadini che ormai stanno abbandonando le loro terre per far posto all'ecoballe. Il tutto nel nome dell'emergenza. Non ci sono parole per descrivere il disastro economico, sociale ed ambientale di queste terre». In una nota di Michele Buonomo e Raffaele Del Giudice, rispettivamente presidente e responsabile area nord di Legambiente Campania commentano la situazione del sito di ecoballe a Taverna del Re nel giuglianese.

Le ecoballe rappresentano il paradigma perfetto del fallimento del sistema. Vero e proprio rifiuto indifferenziato che in attesa di essere spedito in discarica, di fatto ha creato una discarica. «La verità - proseguono i due rappresentanti di Legambiente - è che nella terra dei fuochi non si gioca nessuna partita elettorale. I politici di questo territorio non hanno nomi altisonanti. Fa comodo a tutti che Taverna del Re continui ad essere lo sversatoio dell'ecoballe. Nessun sindaco o amministratore della altre province ha alzato un grido di vergogna davanti al disastro ambientale in corso. Se la politica vuole riacquistare credibilità - concludono Buonomo e Del Giudice di Legambiente - chiuda Taverna del Re. Qualsiasi altra data sarebbe l'ennesima presa in giro per le popolazione del giuglianese».

6 novembre 2007

"Ecco 124 cave per ecoballe"
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Nuove proteste nelle sedi scelte, ma un assessore presenta altre soluzioni. De Luca: "È un contributo al lavoro di Pansa. Ora valuti il Commissariato"
di Antonio Corbo
La Regione offre le cave per depositare le ecoballe. Quante? «Pronte sono 124». Di chi sono? «Di nessuno. Abbandonate, abusive o dismesse. Sono oltre seicento: 691, ad essere precisi». Pronte, ma quando? «Le 124 anche subito, basta seguire le regole della bonifica». Enzo De Luca è assessore regionale al Lavori pubblici. Ha la delega "Cave, torbiere e miniere". Con studiata indifferenza presenta una ricerca dei suoi tecnici: una mappa di tutte le cavità che possono accogliere rifiuti inerti. Ma crea un caso: strabismo istituzionale. Da una parte, il Commissariato cerca siti di stoccaggio, misurandosi con proteste, divieti, sequestri sulle aree scelte. Dall´altra, c´è una Regione che ha varato persino una legge dopo 22 anni per riparare colline ferite dalla sempre più caotica attività estrattiva. «Ai confini della legalità con la malavita molto interessata», puntualizza De Luca, promotore della legge.

«Noi mettiamo a disposizione del prefetto Pansa questi studi e questi luoghi. Saranno i suoi tecnici a valutare e lui a decidere. Offriamo un contributo di conoscenza con intento costruttivo e senso di responsabilità tra le istituzioni», insiste Enzo De Luca nella sua relazione, presentata con un dirigente, il geologo Italo Giulivo. Delle 124 cave disponibili, nessuna è stata inserita nell´elenco stilato il 7 novembre a Palazzo Chigi. Una verifica delle date dimostra però che il prefetto forse non era informato. Di certo sapeva tutto Bertolaso. Il Commissariato però non ha trasmesso il dossier a Pansa, suo successore.
La Regione manda lo studio alla Protezione civile, sezione emergenza rifiuti, il 27 aprile 2006. Le cave disponibili sono 104, divise nelle province: 71 ad Avellino, 73 a Benevento, 280 a Caserta, 113 a Napoli, 154 a Salerno. L´assessore De Luca precisa che sono informazioni utili perché le 104 cave selezionate «si prestano per volumetria, tipologia, ubicazione e viabilità a stoccare rifiuti provenienti da demolizioni, costruzioni e scavi». Teme forse che il dossier non sia stato letto, lo rimanda quindi al Commissariato nella sede di Napoli il 27 ottobre 2006. Lo rilancia ancora una volta, dopo una intervista a "Repubblica", il 16 maggio 2007. Bertolaso fa incontrare i rispettivi funzionari, ma dopo il cambio al vertice del Commissariato i lavori si fermano.

L´assessore De Luca chiede intanto di aggiornare lo screening, datato 1999. Nel novembre 2007, pochi giorni fa, riceve il nuovo dossier: figurano altre venti cave tra abbandonate, dismesse, abusive. Vi hanno estratto calcare (2), tufo (10), argilla (2), pozzolana (2), ignimbrite (4). Le cave disponibili diventano quindi 124, per un totale di oltre 34 milioni di metri cubi. La legge prevede che siano riversati "rifiuti inerti". Non lo sono le ecoballe, non essendo a norma gli impianti di Cdr, nodo del processo a Fibe. Si può pensare che il Commissariato si sia fermato dinanzi a questo ostacolo. «In tutto il mondo si riparano le ferite del territorio in questo modo», spiega De Luca. Non mancano infatti i metodi per rendere inerti le ecoballe o per rimettere in sicurezza la cavità.

De Luca, che rivela l´uso di un satellite per la vigilanza, ha scelto la sede di un ufficio distaccato, per non impegnare l´edificio della giunta a Santa Lucia in una sua personale iniziativa, a metà tra il contributo e la provocazione. Tra le cave inserite dal Commissariato vi sono anche alcune in attività, come Casamarciano. Incide sui posti di lavoro e sulla produzione di calcare. «Nel 2006 è stata di 8 milioni di tonnellate, insufficiente al fabbisogno regionale». Bloccare l´attività estrattiva in alcune cave significa importare materiale da altre regioni.

Sui siti prescelti il 7 novembre continuano proteste e interventi politici. Tommaso Sodano, presidente della Commissione ambiente in Senato, ha raccolto in audizione l´appello dei sindaci di Sannio e Molise. «Il sito di Morcone appare inadatto per un sito di stoccaggio di ecoballe, per ragioni di carattere ambientale e idrogeologico». La cava è a 70 metri dal fiume Tammaro e vicino alla diga di Campo Lattaro. Il consigliere regionale di Forza Italia, Luca Colasanto, segnala invece ancora nel Sannio «diossina superiore al 200% intorno al Cdr, quindi la scelta di Casalduni è da rivedere». Secondo la Regione, Benevento offre 77 cave. Ce ne sarà qualcuna giusta?
(12 dicembre 2007)Ultim'ora

Bassolino indagato per i rifiuti di Napoli
pubblicato: mercoledì 01 agosto 2007 da lumachina in: Italia Rifiuti Persone Politica
Antonio Bassolino, in qualità di commissario per l’emergenza dal maggio 2000 al febbraio 2004, e gli ex vertici della Impregilo (società a cui era stato affidato lo smaltimento dei rifiuti), Pier Giorgio Romiti e Paolo Romiti sono stati rinviati a giudizio.

I Pubblici Ministeri di Napoli hanno ipotizzato i reati di truffa aggravata e continua nei confronti dello Stato per l’emergenza rifiuti in Campania. Bassolino avrebbe affidato l’incarico che “le società affidatarie sapevano già di non poter rispettare”. Il gettone di presenza mensile, per fare il commissario straordinario sui rifiuti, era di 10.000 euro.

Alle elezioni amministrative napoletane del giugno 1992, il Pci di Antonio Bassolino ottenne un misero 11%, contro il 20% del Psi e il 30% della Dc. Nei mesi successivi Antonio Gava, Vincenzo Scotti e Paolo Cirino Pomicino furono accusati di associazione camorristica.
Nell’ottobre del 1993 Bassolino fu eletto sindaco di Napoli con il 70% dei consensi. A travaso di voti avvenuto, i tre democristiani furono prosciolti con formula piena. Il regime che malgoverna la Campania è iniziato così, con Bassolino garante di vecchi e nuovi equilibri, prima come sindaco del capoluogo e poi come presidente della giunta regionale, il tutto intervallato da incarichi ministeriali e rafforzato da poteri straordinari per alcune ataviche emergenze di questa terra.

Per esigenze di sintesi evitiamo di elencare i primati negativi del bassolinismo, come d’altro canto tralasciamo ogni riferimento ad un presunto rinascimento napoletano celebrato da autorevoli opinionisti di regime. Qualche dato tuttavia bisogna citarlo. La Campania ospita il 10% della popolazione italiana, ma produce solo il 6,5% del reddito nazionale. La quota degli occupati in rapporto alla popolazione residente è del 29%, contro il 39% della media italiana. Nel 1990 gli occupati erano 1.928.000. A dicembre 2006 erano scesi a 1.727.000 con un calo superiore al 10%, sebbene qualcuno continui a giustificare le politiche di sostegno al capitale straniero con la scusa di creare occupazione. Vincolati dall’esigenza di vendere fumo e mostrare un incremento del Pil regionale non troppo lontano dalla media nazionale, si preferisce tutto ciò che fa immagine e gonfia i dati, piuttosto che incentivare un’imprenditoria diffusa e lo sviluppo endogeno dei territori.

All’accusa di sperperare fondi pubblici e di non reagire allo sconforto dell’imprenditoria locale, l’assessore alle attività produttive Andrea Cozzolino risponde citando due casi di multinazionali straniere che si sono insediate in Campania col sostegno finanziario della regione. Sono l’americana Prysmian Cable&Systems (fibre ottiche per telecomunicazioni) - che ha rimpiazzato la Pirelli Cavi con 3 stabilimenti tra Battipaglia e Pozzuoli - e l’indiana Videocon (componentistica elettronica) - insediata in provincia di Caserta con un contributo pubblico di 220 milioni di euro, di cui 40 provengono direttamente dal suo assessorato. Così i soldi pagati dai contribuenti finiscono ad incentivare le strategie di globalizzazione delle grandi multinazionali. A nulla servirebbe una protesta fiscale di tipo localista, come quella proposta dalla Lega nel lombardo-veneto, perché drenare fondi dallo Stato a quest'amministrazione regionale non farebbe che aumentare lo spreco.

Simili forme di sudditanza ad interessi stranieri segnano un ritorno di fatto all’epoca del colonialismo, quando Napoli era governata da un Vicerè del sovrano spagnolo. Oggi Abbiamo Bassolino come referente locale dell’oligarchia mondialista, fin dagli albori del suo regime. Pochi forse ricorderanno l’emissione di Boc in dollari a tasso fisso avvenuta nel giugno 1996, prestito che fu collocato dalla Merril Lynch e consentì al comune di Napoli di rastrellare 300 miliardi di lire ad un costo annuo superiore all’11%, mentre avrebbe potuto rivolgersi alla Cassa Depositi e Prestiti che all’epoca erogava mutui agli enti locali ad un tasso fisso del 9% annuo o addirittura del 7% per specifici progetti.

Su questa operazione un giovane consigliere comunale scrisse un libro di denuncia intitolato “Bassolino e la nuova camorra”, termine riferito non alle forme di devianza metropolitana, ma al potere della grande finanza cosmopolita. Per una strana coincidenza l’autore dell’inchiesta, che era un brillante imprenditore del turismo, vide revocarsi tutti i fidi bancari.
Contemporaneamente, pur essendo tra gli illustri invitati al matrimonio di una ricca ereditiera napoletana con uno zampugnaro ‘nnamurato, smise di fare carriera anche all’interno del suo partito, che era all’opposizione in comune e formalmente al governo in regione. Ma queste sono storie di un’altra camorra, né locale né globale, semplicemente nazionale. Il bassolinismo vince finché altri in Campania preferiscono perdere.

Non serve una grande sensibilità politica, né particolari titoli accademici, per capire che le principali difficoltà dell’economia campana dipendono da una carenza di potere pubblico che incide sul tessuto produttivo. La mancanza di sicurezza di persone e beni scoraggia gli investimenti. La criminalità dilagante innalza i costi delle imprese (es. premi assicurativi) e incoraggia il sommerso. Lo scarso spirito civico rallenta la formazione di un solido tessuto connettivo tra imprese, istituzioni e comunità locali. Eppure il regime bassoliniano ha avuto a disposizione notevoli risorse finanziarie per risolvere questi problemi.
Ci riferiamo, ad esempio, ai fondi strutturali europei per la programmazione 2000/2006, pari a 7,7 miliardi di euro.
Tuttavia, a fine dicembre 2006, i fondi europei direttamente amministrati dalla regione Campania risultavano spesi solo per il 55% del totale.
Tuttavia Bassolino sostiene che i fondi pubblici non bastano, e pretende dal governo Prodi nuove elargizioni. Attualmente il tesoro della regione Campania è così composto: 6,8 miliardi di euro (fondo europeo di sviluppo regionale), più 1,2 miliardi di euro (fondo sociale europeo), più 4 miliardi di euro (fondo per le aree sottosviluppate). La giunta regionale ha calcolato che, negli anni 2007-2013, la Campania riceverà ben 3,5 miliardi di euro in più di quelli ottenuti da Bruxelles e Roma nel periodo 2000-2006. Ma anche queste risorse aggiuntive sarebbero insufficienti a finanziare un piano strategico con ben 141 obiettivi ed il 40% del preventivo di spesa destinato a progetti del costo superiore a 50 milioni di euro. Servono altri soldi, che sicuramente arriveranno.
Così, in un clima di ottimismo per nulla guastato dal munnezzagate che coinvolge direttamente i vertici del regime bassoliniano, Napoli continua a sognare. Alla consueta effervescenza teorica dei documenti di programmazione elaborati dalla regione Campania, si aggiungono iniziative private di grande impatto sul territorio. Non lontano dal Vesuvio, il vulcano cattivo che ha vomitato l’ultima volta nel 1944 sulla testa di sciuscià e liberatori americani, sta nascendo il vulcano buono, un centro commerciale la cui struttura richiama la celebre montagna da cartolina. Da qualche tempo, tarantelle e mandolinate si suonano intorno a questa nuova roccaforte dell’orgoglio partenopeo. Poco importa se sarà gestito dal gruppo francese Auchan, che è socio al 45%. In fondo chi ama definirsi meridionale, attributo che rivela sudditanza psicologica, deve necessariamente esserlo rispetto a qualcuno che sta al di sopra. Ben vengano allora i francesi, che richiamano alla memoria la repubblica giacobina del 1799, tanto celebrata dalla sinistra napoletana, quella obbediente e acculturata che sostiene Bassolino.

Il nuovo centro commerciale, che ospiterà 200 negozi al dettaglio ed un ipermercato di 80 metri lineari di fronte cassa, sorge a margine dell’interporto di Nola e del Cis. Questa è un’area di 6 milioni di metri quadri, che ospitano circa 1000 grossisti consorziati, 7 sportelli bancari con 330 milioni di euro di raccolta, ed una ferrovia da cui parte un treno merci al giorno diretto a Milano con un carico equivalente a 25 tir. L’iniziativa partì da 12 grossisti napoletani che, negli anni settanta, lasciarono piazza mercato e si trasferirono alla periferia di Nola. Presto divennero 189 e fondarono il Cis.

Con la costruzione del vulcano buono ed il previsto collegamento a rinnovate strutture ferroviarie ed aeroportuali, dovrebbe nascere un sistema ingrosso-dettaglio-trasporti che mira a diventare un modello, vendibile ed esportabile, per una corretta gestione integrata dei servizi. Indipendentemente dai buoni affari che faranno gli ideatori del progetto ed i loro soci illustri - tra cui Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle - quel che interessa a noi che viviamo in prossimità di questa struttura è il suo rapporto col territorio. Non parliamo d'impatto ambientale, considerato che al vulcano buono fanno già da cornice montagne perforate dalle cave che riversano sui centri abitati polveri sottili e fiumi di fango.

Ci chiediamo invece cosa accadrà a questa enorme contrada quando nascerà l’area metropolitana di Napoli, prevista dalla legge 143/1990 e dal Codice delle Autonomie varato dal governo di centrosinistra nel marzo 2007 in forma di decreto di legge delega.
Se consideriamo la posizione geografica di tutto il sistema interporto-Cis-vulcano, che è situato al crocevia delle cinque province, bisognerà mantenerlo al di fuori dell’area metropolitana. Se invece ne venisse assorbito, avrebbe inevitabilmente un effetto attrazione specie sulla provincia di Caserta, che si troverebbe di fronte ad un’alternativa: restare autonoma o farsi inglobare integralmente nell’area metropolitana partenopea. Verrebbe così istituzionalizzato ciò che di fatto sta avvenendo da quando vige il regime bassoliniano: Caserta e la sua provincia trasformate in periferia di Napoli.

E’ una grande opportunità per i suoi politicanti, che andrebbero a spartire i finanziamenti a pioggia che inonderanno le aree metropolitane, specie quelle in perenne emergenza. Quali benefici possano derivarne per la popolazione casertana, è presto per dirlo. Al momento la parola d’ordine, categorica ed impegnativa per tutti, è una sola: vincere il pessimismo.
Così parlò l’assessore Cozzolino in piedi sul davanzale della fenestra a'marechiaro.

Ed allora benvenuti in Campania, paradiso governato da diavoli, vicereame dell’Economic Empire Building (EEB), zona franca di tutte le camorre, terra dei due vulcani, che si fronteggiano come le due torri di Tolkien in un panorama reso apocalittico dalla devastazione ambientale. Il vulcano buono contro il vulcano cattivo. Uno dei due ci salverà.

Lello Ragni
Fonte: www.rinascita.info
Link http://www.rinascita.info/cc/RQ_Politica/EEApFZluAkOwAsVYJD.shtml

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