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Internet e il disagio sociale

16 novembre 2007 - Aldo Vincent

Internet come causa del disagio sociale?

Spero tanto che le dissertazioni su McLuhan che pubblicavo qui:
http://it.wikiversity.org/wiki/Corso:Scienze_della_comunicazione
e che a causa di continue censure sono stato costretto a mettere qui:
http://www.giornalismi.info/aldovincent/,
abbiano invogliato qualcuno a leggersi qualche libro dell’autore, ed abbia rilevato che malgrado all’epoca non esistesse Internet, egli ne teorizzava non solo l’avvento ma persino i guasti ed i problemi.

Gli avvenimenti di questi giorni, l’omicidio del tifoso laziale, il delitto di Garlasco, Erika, i fidanzatini di Perugia, l’assalto alle caserme romane, hanno fatto scrivere fiumi d’inchiostro nella ricerca delle cause e sempre, in modo più o meno evidenziato, si è puntato l’indice su Internet e le sue colpe.

Il massimo (del minimo) a mio avviso lo si è ottenuto a Primo Piano, sede di approfondimento del TG3 dove Bainca Berlinguer ha intervistato Vittorino Andreoli, laureato in medicina, direttore del Dipartimento di Psichiatria dell'Ospedale di Soave (VR) conosciuto più per i suoi libri provocatori e gli interventi televisivi che per riconoscimenti accademici. Questo eclettico autore, riconoscibilissimo per la sua scapigliatura, è pure un abile comunicatore, perché ha capito che in televisione basta una piccola provocazione per rimanere nella memoria della gente anche senza approfondimenti, e dalla Berlinguer (mi stupisce che una giornalista così attenta, abbia chiesto la sua opinione senza un adeguato confronto con altri esperti della materia) ha teorizzato un mondo giovanile schizofrenico, dove alla realtà si contrappone un luogo “altro” in questo caso virtuale, dove le personalità più deboli si scatenano in atteggiamenti assurdi per non dire pericolosi.

Più equilibrato il giudizio di Vera Slepoj, presidente della federazione italiana di psicologia, docente all’Università di Siena e riconosciuta persino dalla Presidenza del Consiglio (cito queste credenziali per fare un confronto non solo sulle opinioni ma anche tra chi le esterna) che sul Corriere della Sera parla di scissione tra comportamenti assolutamente irreprensibili in famiglia e un mondo interno ritenuto rigorosamente al riparo da ogni controllo.

D’altra parte basta solamente qualche buona lettura (che consiglio spassionatamente ad Andreoli) da Wilhem Reich e la sua convinzione dell’esistenza di un nesso tra repressione sociale e logica del potere, da una parte, e repressione della sessualità, dall’altra (nesso su cui insisterà tantissimo Marcuse) allo stesso McLuhan che nel suo Galassia Gutemberg teorizza l’invenzione della stampa come origine del subconscio.
Invece sembra che l’orientamento di questi moderni teorici della comunicazione verta tutto sulla criminalizzazione di una tecnologia, certamente prorompente, ma che non aggiunge nulla a ciò che già siamo.

Pure il giornalista Guido Olimpio sul Corriere della Sera, commentando la notizia di quel giovane finlandese che aveva annunciato su You Tube la strage nella scuola alla periferia di Helsinki scriveva di “…legame internet-violenza con il video come scalpo del nemico da esibire…” e, cronaca recentissima, la causa scatenante degli assalti degli ultrà nella famosa “domenica bestiale” non sarebbe tanto dovuto alle balbettanti informazioni (assolutamente assenti nelle prime tre ore dai fatti) che le autorità non hanno saputo-voluto dare, ma al tam tam di telefonini e internet che avrebbero coagulato le forze eversive.

Ci risiamo, ma non vorrei fare la fine del generale David Sarnoff che nell’accettare la laurea honoris causa presso l’Università di Notre Dame fece questa dichiarazione:

“Siamo troppo propensi a fare degli strumenti tecnologici i capri espiatori dei peccati di coloro che li maneggiano. In sè stessi i prodotti della scienza non sono nè buoni nè cattivi: è il modo in cui vengono usati che ne determina il valore”

Accettando il presupposto di Sarnoff si potrebbe dire che pure le armi non sono nè buone nè cattive, ma dipende dall’uso che se ne fa. Che se per esempio sono usate dalla polizia per uccidere un criminale sono buone, in altri casi un po’ meno. Allo stesso modo si potrebbe dire che persino le torte alle mele sono buone o cattive, dipende dall’uso che se ne fa. Se per esempio si mangiano sono buone, se si tirano in faccia a Ridolini sono cattive. La realtà invece è ben diversa: ogni nuovo apporto tecnologico non fa altro che aggiungersi a quello che già siamo e ogni nuova arma non sarà altro che la protesi delle nostre unghie e dei nostri denti utilizzati per la lotta, cosa ben diversa da un lettore di CD per esempio, che è l’estensione del nostro orecchio per rilassarci ascoltando musica.
Stessa cosa vale per Internet, immensa connessione neuronale, dove accedono tutti, alti e bassi, larghi e magri, sani e folli.

Sembrano ritornati i tempi di mia nonna quando non portava il telefono all’orecchio per paura del cancro, o a mia madre convinta che il tempo metereologico non fosse più lo stesso dall’esplosione della bomba atomica. E così il Web, prima ricettacolo di pornografi, poi dei pedofili, ora formatore di terroristi ed assassini...
Ce n’è per tutti.
Non so se avete notato che da qualche tempo pure in Italia si verificano casi di “impazzimento” con persone che salgono sul balcone e sparano a sconosciuti. Ebbene, non c’è nessuno che si sia sognato di mettere sotto accusa i balconi! Pure nell’ottocento, i suicidi che affidavano le loro ultime parole al diario intimo, erano spinti all’estremo gesto dalla voglia di scrivere?
Credo proprio di no.

Ma prima di procedere con il nostro ragionamento, vediamo gli ultimi articoli (attacchi?) sulla pericolosità di Internet e dei bloggers:

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LICEI VIOLENTI
GENERAZIONE COLUMBINE
LA RETE PER UCCIDERE
MARTIRI E NEMICI ONLINE. DAGLI USA ALLA FINLANDIA, IMITANDO AL QAEDA
• L'AUTORE DEL MASSACRO SPARA CON UNA PISTOLA PRIMA DI COMPIERE LA STRAGE
• LE IMMAGINI DEL KILLER
• IL MESSAGGIO SUL WEB
WASHINGTON — Sono lupi solitari. Considerano la società una giungla cattiva. Vagano sui sentieri di Internet portandosi dentro ferite vere o immaginarie. E quando ci riescono si riuniscono in branco in una grotta virtuale. Un sito, una pagina web. È in questo anfratto che si scambiano i loro messaggi di rabbia e follia. Scrivono la lista dei nemici, indicano i film preferiti, segnalano i videogiochi da non perdere. E celebrano i loro eroi: Eric e Dylan, gli autori della strage al liceo di Columbine (Colorado). È il ricordo di quel massacro ad unirli, a farli sentire branco….
…. L'aspetto inedito è che non vivono solo negli Usa. Sono transnazionali, come lo sono i terroristi jihadisti. Ci sentiamo di fare una previsione. Uno dei prossimi attacchi avverrà in branco: colpiranno un liceo negli Stati Uniti ed uno in Europa o in Giappone. Attacco coordinato. Qualche indizio è già emerso.
Guido Olimpio
16 novembre 2007
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Si incontrano su internet e organizzano un omicidio. Succede in Giappone
Pubblicato da PatChi in Esteri, Asia
Martedì, 28 Agosto 2007.

Internet è il nuovo luogo dove la gente si incontra, si conosce e condivide hobby e interessi. E dove possono anche essere organizzati piani criminosi. Questa notizia ci arriva dal lontano Giappone. Tre uomini si sono conosciuti in rete. E qui hanno deciso di trasformarsi in assassini. La loro vittima è stata scelta a caso: si tratta di una 31enne, impiegata comunale. Stava rientrando a casa e la sua unica colpa è stata quella di incrociare i tre folli.

(Qui si dimentica di dire che i tre erano disoccupati e alcolisti...)
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Il delitto di Perugia sbarca su Facebook
di Marco Morano
Meredith Kercher è stata assassinata a Perugia. Nessun media inglese o italiano si è soffermato, stranamente, sulla famiglia o sulle origini della ragazza, che è dell'Essex.
Il grande interesse invece è rivolto alle foto ritrovate dopo il party di Halloween ed al saluto post morte degli amici su Facebook.
Negli articoli, il più grande spazio è dedicato a Facebook, le dediche degli amici sul social network ,le foto del party del 31 ottobre e la polizia che analizza il sito web per trovare indizi. Un po' come se la notizia fosse più trend, più "avanti" perché anch'io sono loggato allora la povera ragazza sta nella mia sfera immediata di interessi, come se fosse davvero un luogo e non un website.
Una storia tristissima come un' assassinio di una crudezza come poche volte capita nella nostra società diventa in un secondo un'immagine fiabesca ed affascinante legata alle streghe ed ai vampiri di internet.
Pare che Facebook entri nella vita e nella morte. E in questa ennesima dark-soap.

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Gemelle Kappa, Internet serve anche a questo
di Hugo Fast
C’era una volta “Un Disco per l’estate”, opaco programma canzonaro nazional-popolare inventato negli anni ’60, poi non è bastato più a tener buona la gente durante la calura agostana e allora è arrivato “Il Delitto per l’estate”: da quello dell’Olgiata a quello di Via Poma, fino all’attuale massacro di Chiara Poggi, c’è una scia di sangue che scorre nelle estati italiane, sconvolgendo ma anche appassionando milioni di italiani dallo spirito certamente un po’ morboso. ...
...Quest’anno tocca al massacro della povera Chiara Poggi, nel quale i media scovano immediatamente alcuni personaggi “interessanti”: tanto per cominciare il fidanzato della vittima, magari innocente ma biondino, musone e in definitiva con il physique-du-rôle perfetto per soddisfare d’un botto i colpevolisti già in agguato come falchetti. Ma soprattutto ci sono le gemelle Paola e Stefania Cappa, la cui fotografia sghignazzante in compagnia della vittima ha fatto in un lampo il giro delle redazioni e dei telegiornali. Dappertutto il delitto di Garlasco viene mediaticamente rappresentato con quella foto che ritrae tre giovani ragazze di rosso vestite, fino a diventarne quasi l’icona ufficiale. Il fatto è noto: per qualche giorno girano bordate di buoni sentimenti, in particolare il soliloquio di Paola Cappa raccolto dal settimanale Oggi in cui si celebra una vera e propria elegia della cugina trucidata. Poi però qualcosa scricchiola, e si comincia a dubitare della veridicità di quella fotografia: occhi appena un po’ esperti non mancano di cogliere che il colore dell’incarnato della vittima e le luci sul suo volto sono completamente diversi da quelli delle due gemelle.

In breve salta fuori la dichiarazione di Laura Ripa, fotografa in Garlasco, che afferma trattarsi di un fotomontaggio da lei realizzato su richiesta delle stesse Cappa (cfr. www.corriere.it 1 e 2 ). Stefania Cappa avrebbe confermato il fatto dichiarando: “Sì quell’immagine con Chiara è falsa, anche se vero è l’affetto per lei. Quel fotomontaggio è stato semplicemente un atto d’amore” (cfr. il virgolettato su www.ilgiornale.it ). Il pubblico però stavolta non ci sta: certo, nessuno ha le prove che la foto taroccata sia stata realizzata e poi messa in circolazione ad arte, per cogliere d’un balzo il rilievo mediatico del tragico evento e farsi così un po’ di pubblicità. Nessuno ha le prove di un simile intendimento e quindi nessuno può dirlo, pendente il rischio di una bella denuncia per calunnia. Molti però lo pensano: c’è il sospetto di essere arrivati a vivere in una società talmente catodica, vallettopolistica e tronista da indurre due giovani ragazze – si suppone cresciute e imbevute in essa – ad architettare in meno di 24 ore dal delitto della cugina un marketing plan della loro immagine sfruttando l’occasione. Lo lascia in qualche modo intendere Fabrizio Corona, accorso a Garlasco sfidando ogni regola del buon gusto, che pare abbia giudicato il fotomontaggio “una mossa alla Corona”. Ma lo affermano soprattutto gli internauti, quel popolo di Internet che, lasciati per una volta da parte vuoti buonismi alla “regalo abbracci”, mette alla gogna le due gemelle attraverso il sito gemellek.blogspot.com , e in un batter d’occhio realizza e posta centinaia di altri fotomontaggi in cui le due “K” appaiono con i criminali più ricercati, nelle situazioni più improbabili, nelle impersonificazioni più incredibili. Quasi a dire: “Volevate apparire a tutti i costi? Servite!”.

Pur nella nostra totale mancanza di elementi oggettivi di indagine (che possiedono solo gli inquirenti, non dimentichiamolo mai!) siamo tutti ragionevolmente sicuri dell’estraneità delle Cappa all’omicidio, ma se veramente avessero fatto la mossa della foto per fini “promozionali”, bene, il popolo di Internet ha già emesso la sua sentenza e la esegue con l’unica arma possibile in questi casi: quella dell’ironia, del dileggio, dell’irrisione.

L’ipocrisia buonista ha comunque modo di farsi notare anche questa volta per bocca della cultura “ufficiale”: Gianni Riotta (che non ho mai potuto soffrire per quella sua aria da bravo bimbo primo della classe) definisce l’operazione “assurda”, mentre il sempre detestabile Vittorio Feltri, evidentemente dimentico per una volta della sua immeritata fama di liberista, farnetica dicendo “Mi fa impressione la facilità con cui si può avere accesso a Internet” e poi parla di “esplosioni di cattivo gusto”. ...

Per finire, segnalo due casi “atipici”:

IL PRESIDE: «DEGENERAZIONE NELLE RELAZIONI UMANE DEGLI ADOLESCENTI»
Ragazza investita, i compagni la filmano
IMMAGINI IN RETE - «Parecchi ragazzi mi hanno detto di sapere che quelle immagini, poi, sono finite su internet - racconta Eugenio Sponzilli, preside dell'Istituto d'arte di Modena, su Repubblica -: non siamo riuscite a trovarle, tuttavia. Secondo me le hanno tolte quando hanno saputo che stavo per fare denuncia alla Polizia postale, alla quale infatti mi sono rivolto».
«RELAZIONI DEGENERATE» - Quelle terribili sequenze, spiega ancora il preside, che parla di «agghiacciante degenerazione delle relazioni umane di molti adolescenti», sono però circolate tra gli studenti: «le hanno viste sui cellulari e forse anche su alcuni blog - spiega -. Mi chiedo cosa stia capitando ai nostri ragazzi, ormai molti di loro sono impermeabili a qualsiasi messaggio educativo».

15 novembre 2007

In questo caso le immagini non erano in rete, ma tutto il ragionamento si dipana attorno al fatto che “avrebbero potuto esserci…”
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Sgozza amante: «Ispirata da Meredith»
Parigi: Jessica Davies, 28 anni rimorchia in un bar Olivier, 24. Mentre fanno l'amore lei gli taglia la gola
ARRESTATA CONFESSA: MI HA ISPIRATO L'OMICIDIO DI PERUGIA, CERCAVO UN'ESPERIENZA ESTREMA
PARIGI - Ha sgozzato il suo amante durante un gioco erotico violento ispirato all'assassinio di Meredith Kirchner a Perugia. La protagonista, scrivono diversi media britannici, è una ragazza inglese di 28 anni, Jessica Davies, che viveva Parigi. La vittima è un ragazzo francese, Olivier Mugnier, disoccupato di 24 anni. La scena del delitto, avvenuto ieri sera, è l’appartamento parigino della ragazza. La Davies si trova ora agli arresti.
16 novembre 2007

IN QUESTO CASO, NESSUNA RELAZIONE CON INTERNET
GRAZIE AL CIELO

Per concludere, ho l’impressione che i vari sedicenti “rappresentanti del mondo Web” anche in Italia, che vengono ricevuti dalle autorità come interlocutori (come se rappresentassero chissà chi o che cosa), e che auspicano una “carta dei diritti e dei doveri” di Internet, insieme con una certa categoria di intellettuali e giornalisti, stia tentando forse pure innocentemente, di incanalare l’opinione pubblica verso l’idea che occorra in qualche modo “regolamentare” il mondo Internet, con la conseguenza che verranno ribaditi alcuni diritti già da tempo acquisiti, imponendo nuovi e dolorosi “doveri” a scapito della libera informazione.

Aldo Vincent

p.s.

La legge 29 luglio 1881 disciplina in Francia la libertà di stampa e più in generale è considerata essere il testo fondatore del quadro legale della libertà di comunicazione. Tale normativa, infatti, pur sancendo uno dei regimi più severi in termini di repressione dei delitti contro la persona compiuti attraverso l'uso della stampa, si insinua perfettamente nello spirito della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 che all'articolo 11 recita: “La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente salvo rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge”.
(Dott.ssa Federica Cosimelli )

Brigate rosse: guida alla Rete

La memoria storica
del terrorismo

di GIANCARLO MOLA

ROMA - Non c'era ancora Internet, negli anni di piombo. Ma la Rete riesce a ricostruire una memoria storica anche di eventi lontani. Alle Brigate rosse sono dedicate così molte pagine web e molti profili dell'organizzazione di terroristi che ha segnato col sangue una delle fasi più drammatiche della storia di questo paese. Profili che spesso sono contraddittori, perché ancora una volta Internet si distingue per la convivenza di punti di vista radicalmente diversi. Documenti e proclami delle Brigate Rosse, ma anche pagine di tarda propaganda, utili comunque, per farsi una prima idea di cosa siano stati quegli anni.

Brigate rosse, un ipertesto
Un'ampia raccolta di documenti è pubblicata dal centro sociale Leoncavallo di Milano sul server "Isole nella Rete". Il sito presenta una accurata cronologia dell'escalation di violenza negli anni Settanta con molti riferimenti bibliografici e documenti. Nessuna apologia degli uomini della lotta armata, il tono cerca di mantenersi distaccato, ma la scelta dei testi tradisce la matrice ideologica di chi l'ha redatto.

Osservatorio sui delitti del comunismo in Italia
Sito molto ideologico, ma di segno diametralmente opposto a quello del Leoncavallo. Il materiale è organizzato e messo in Rete nello spazio web libero di "spqr.net". L'Osservatorio sui delitti del comunismo in Italia descrive, fra l'altro, le violenze dei gruppi dell'ultrasinistra degli anni del terrorismo rosso. In una tabella sono conteggiati gli atti criminali e i delitti delle diverse formazioni. Non manca, ovviamente, il capitolo dedicato alle Brigate rosse.

Gli anni oscuri
Completo e documentato sotto il profilo storico, il sito allestito dall'associazione ambientalista Oikos dedica una sezione alle Brigate rosse, "Gli anni oscuri: terrorismo e strategia della tensione in Italia". Oltre alle tappe più importanti della storia delle Br e delle altre organizzazioni dell'eversione di sinistra, le pagine contengono una serie di link ad articoli e altri scritti pubblicati in Rete sull'argomento. C'è anche un occhio al presente, nella sezione Dalla lotta armata all'impegno nel mondo della solidarietà che racconta le storie di alcuni brigatisti (da Mario Moretti a Renato Curcio ad Alberto Franceschini) che dopo gli arresti e le condanne sono approdati ad esperienze di volontariato.

Il caso Moro
Un dossier completo sul più tragico atto di terrorismo della storia repubblicana, il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro, è stato messo online da Stefano Fratini. Il caso è seguito fino ai giorni nostri, con i profili dei protagonisti e una corposa lista di link a tutti i materiali informativi disponibili in Rete. Chi vuole esprimere la propria opinione può anche lasciare un messaggio sul forum.

Moro punto doc
Tutti gli atti processuali, gli atti dell commissioni parlamentari, le lettere scritte da Aldo Moro durante la sua prigionia, i comunicati delle Brigate rosse, fino alla "Risoluzione" in cui viene annunciato il delitto. Inoltre: articoli e prime pagine dei quotidiani dei giorni del sequestro, file audio/video e una estesa bibliografia.

Breve storia del terrorismo
E'firmata da Martin Rance ed Emanuele Rossi. Sulla pagina spiccano un volantino d'epoca con la foto di Francesco Cossiga "condannato" dai gruppi estremisti per la sua attività di ministro dell'Interno e una stretta di mano fra Adriano Sofri e Renato Curcio.

Le Br viste dagli Usa
Di Brigate rosse si parla anche sui siti stranieri. Una scheda sull'organizzazione terroristica italiana compare sulle pagine delle Federation of American Scientist, associazione non profit che si occupa di pace e sicurezza nel mondo. Le Brigate rosse sono descritte come un gruppo para-militare "concentrato su rapimenti e omicidi di obiettivi di uomini del governo italiano e del settore privato".

"Xs4All": il complesso italiano
"Il complesso italiano: partiti e moviemnti dal 1970 al 1990" è un libro scritto dall'olandese Prins Hendriklaan. Sul server "Xs4All" (lo stesso che ha ospitato la radio indipendente di Belgrado B92), in tre lingue, compreso l'italiano, notizie, articoli dalla stampa italiana, ricostruzioni storiche, link sulla storia politica degli ultimi vent'anni, dai moviemnti della sinistra extraparlamentare al Pci, dall'omicidio Calabresi al caso Moro, fino alle ultime notizie e alle ultime interviste dei capi storici della Brigate rosse.

"Series One"
Sconcertante per la sua adesione alla causa dei brigatisti rossi è il profilo pubblicato sulla rivista "Series One" nel 1983. "Le Brigate rosse non sono un collettivo armato, ma la principale organizzazione marxista-leninista d'Italia", esordisce il documento. Che, dopo una meticolosa ed encomiastica descrizione della storia del gruppo, conclude: "La nostra domanda di comunismo è indistruttibile".

(21 maggio 1999)

Aldo Vincent

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