Gruppi di tematiche

Sposto qui il corso universitario

16 novembre 2007 - Aldo Vincent

Ho mandato a Vaffa… pure Wikipedia

Beh, diciamo che si tratta di una piacevole evoluzione, visto che da quando frequento il Web sono stato espulso più o meno benevolmente da TUTTI i Siti, club, circoli letterari, scritture creative, insomma ogni luogo del Web italiano dove mi sono affacciato coi miei scritti.

Questa volta non è la stessa cosa, poiché ero stato benevolmente invitato a postare nella sezione universitaria il mio corso sul McLuhan che nella vita mi ha dato tante soddisfazioni, che se venni cacciato dalla Rizzoli dove tenevo corsi di formazione perché il massmediologo canadese era ritenuto troppo a sinistra, è bastato aspettare qualche decennio perché la Direzione Centrale del Poder Popular, l’organo politico più potente in Cuba, sospendesse il mio corso perché il McLuhan viene ritenuto troppo “a destra”, diciamo cosi’.

Insomma, per farla breve ho accettato di mettere qui:

http://it.wikiversity.org/wiki/Corso:Scienze_della_comunicazione

la sintesi di alcune mie lezioni sul McLuhan e tutto è andato bene finchè ho postato una sorta di critica sul “Mielismo” fenomeno contemporaneo di distorsione della comunicazione che a torto o ragione fa capo a Paolo Mieli, immarcescibile direttore-manager della Rizzoli e del Corriere della Sera.
Quando mi accorsi che per ben tre volte il mio post era stato cancellato (la macchina scrisse: “per vandalismo”) mi rivolsi al mio amico Carlo che mi disse che in fondo non era una cosa importante, visto che “Il mielismo” non si può considerare una vera e propria lezione universitaria ma piuttosto uno sfogo personale da postare sul mio blog personale.
Così li ho mandati tutti a vaffanbocca e amen.

Peccato, perché il fenomeno merita di essere analizzato e quindi lo metto sul mio blog personale, insieme con alcuni scritti che ho trovato sul Web, che mi hanno convinto che non parlarne è un danno per la comunicazione italiana.

In realtà esiste una lezione accademica sul mielismo e la trovate qui:

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI MILANO BICOCCA
FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA ANNO ACCADEMICO 2002 2003
Corso di storia del giornalismo e comunicazione sociale
Prof Francesco Abruzzo

Modulo 9 Il Mielismo ( dal 1990 rilancio de La Stampa…)

Da parte mia, eccovi la lezione “censurata”:

http://it.wikiversity.org/wiki/Corso:Scienze_della_comunicazione

11/8/07

Questa noterella è scritta ad uso e consumo del mio amico Carlo che presso l’Università di Bologna tiene un corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione – Corso di Comunicazione Giornalistica, che gentilmente mi ha fatto leggere le tesine dei suoi studenti, da cui si evince che sì, questi giovani sanno analizzare il fenomeno, ma che secondo me a tutti sta sfuggendo “lo zoccolo duro” di questa controversa comunicazione giornalistica (non solo italiana) che contraddistingue la società moderna.

Per corroborare la tesi che sto esponendo avevo preso le copie del Corriere vecchie di un mese ed ho cominciato a sfogliarle. Mi sono fermato dopo una sola settimana ( ho fatto un elenco in calce) perché questa lettura, se sprovvista dal requisito dell’immediatezza causa incontenibili assalti di noia (non solo il Corriere, bada bene. Io ne parlo solo perché al momento è l’unica edizione “on demand” che mi arriva su questo scoglio tropicale).

Partiamo dal nostro beneamato McLuhan che a proposito dei giornali diceva che se le pagine del libro contengono la storia segreta delle elucubrazioni mentali dell’autore, il giornale, proprio per la sua disposizione a mosaico e indipendentemente dai contenuti, lascia intendere che quello che viene riportato sia una sorta di storia segreta della comunità, quello che i direttori in seguito chiamarono l’”interesse umano” che è poi ciò che accade quando una serie di informazioni, cioè di differenti punti di vista anche in contraddizione tra di loro, vengono ordinati in forma di mosaico su di un’unica pagina trasformando il giornale in una sorta di confessione di gruppo che necessita di una partecipazione continua e collettiva.

Stiamo assistendo ad un cambiamento dei giornali che sempre alla ricerca di incrementi della loro tiratura (i lettori sono sempre quelli, aumentano le testate, da qui la lotta) ci ritroviamo con i giornali americani che hanno via via perso il tono sensazionalistico della stampa popolare (avvistamenti di camion sulla luna, invasione di extraterrestri, vitelli a tre teste...) per approdare a toni più letterari e d’opinione, mentre da noi si assiste sempre più ad uno scivolamento delle notizie verso il pettegolezzo e il dietrismo.

Nel caso del Corriere della Sera (scusate la sineddoche, ma ho già spiegato ampiamente il perché) il punto focale è che la proprietà ha deciso di affidarne la direzione a Paolo Mieli, intellettuale luminoso e degno per carità, ma che oggi ha assunto nell’ambito della RCS una funzione di manager e non di giornalista e da qui un occhio alla tiratura e agli inserzionisti (anche politici) con la conseguente “deriva” giornalistica che gli fa pubblicare “quello che vuole la gente” e così davanti alle valige perse di Fiumicino ci mette la testimonianza di Sofia Loren, ai bimbi sodomizzati ci aggiunge l’intervista a Barbareschi, agli incendi dolosi ci mette di quella volta che la Cucinotta…
A proposito poi dei fenomeni che la gente comincia a considerare inaccettabili, ecco che compare un articolo consolatorio degli incendi in Grecia, delle valige perse a Timbuctu, della cocaina al parlamento inglese, tanto per avvalorare l’ipotesi che incazzarsi non serve a nulla, tanto tutto il mondo è paese…

Mi fermo qui, perché l’argomento è ostico e meriterebbe una conferenza a parte.
Un abbraccio.

Aldo Vincent

Corriere della Sera

27/6/07 Sezione ESTERI:
Restituito alla famiglia Gawronski il palazzo espropriato dai comunisti
Sezione CRONACHE
Il premio Viareggio è antifascista?
Armani: camicia aperta e gilet

28/6/07 Sezione ESTERI
Il capo del fondo monetario lascia per amore
Sezione CRONACHE
Agnelli contro Margherita, Andrea non firma
Valentino: i miei 45 anni da stilista

30/6/07 Sezione ESTERI
Le nozze transex che scuotono il Pakistan
Io trans a Teheran
CRONACHE
Camicia bianca e mezze maniche in Cina
Non è più libera l’orsa
Corsa alle cantine d’autore

3/7/07 PRIMO PIANO
Intervista a John Elkan
POLITICA
/Una via per Craxi
Berlusconi insulta Prodi
CRONACHE
Il torero bambino che divide la Spagna

5/7/07 ESTERI
La ministra tedesca: amo una donna
CRONACHE
Messa in latino: i dubbi
Armani: le mie giovani 50enni
Presentazione della 500

7e9/7 CRONACHE
Kate e William ci riprovano
Le sigarette si spengono da sole
Valentino: a Roma star e principesse
La bella Nancy (Dall’Olio) vuole lavorare con Blair
La flotta di Berlusconi
Cinque killer per Harry Potter
Seno nuovo in un’ora
ESTERI
La moglie del candidato USA è troppo sexi
Il principe giapponese è alcolizzato

10/7/07 POLITICA
Prodi e la pipì con Tony Blair
ESTERI
All’autore di Gorky Park non piace la Russia di Putin
Fuorionda del prete di Radio Marija: la first lady è una strega

11/7 POLITICA
Il figlio di Bossi all’Isola dei famosi
ESTERI
Il senatore USA ammette: ho peccato
CRONACHE
Polemica sulla mostra omosex
Lo stilista
Curiel: licenzio le modelle troppo magre

12/7 ESTERI
Ho sposato il figlio di Osama
I figli di Jan Fleming e il nuovo 007
CRONACHE
Coco aggredito per gelosia
Rissa al Billionaire

13/7 CRONACHE
Il Papa passeggia in Cadore
Beckam salverà il calcio USA

Blahhhhh

Dal Corriere del 11/8

PRIMO PIANO (di fianco alle crisi delle Borse) quando la Regina d’Inghilterra perse 2.200 miliardi)
POLITICA In Calabria la Cardizzone sfida il successore dell’ex leader da cui ha avuto un figlio
CRONACHE La Mondaini ha faticato a salire sul treno
Gli occhiali Persol, Ray-Ban e Web
La Canalis si innamora sempre degli uomini sbagliati

Dal corriere del 14/8
ESTERI Il figlio di Pinochet vende i vestiti del padre

DA DAGOSPIA:

Roberto D’Agostino (uno che se ne intende) scrive:


Dite a Paolino Mieli che l’occhialuto marchio “Web” non è per niente “storico” (al pari di Ray-Ban e Persol), ma solo un’invenzione del duo Della Valle-Montezuma. Insomma, l’articolo del Corriere di sabato 11 agosto è un’affettuosa marketta. “

Corriere della Sera del 25 Agosto. Pagine di cultura.

UTOPIA D’EUROPA
Dal Manifesto Spinelli all’appello di Napoletano
Per un’autentica costituzione dell’Unione

Quella lunga strada
iniziata a Ventotene

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Sfida al lettore:
Riuscite a vedere qui sopra dove sta l’imbroglio?
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INDAGATO IL FIDANZATO
E’ curioso che uno strumento come l’avviso di garanzia, nato per la tutela di ogni cittadino di fronte all’Autorità Giudiziaria, si sia nel tempo trasformato in una gogna mediatica.
Prendiamo questo fidanzatino che ha trovato la sua ragazza assassinata. Il suo racconto non soddisfa gli inquirenti che per poter procedere con perquisizioni e ulteriori indagini HANNO L’OBBLIGO di iscrivere nel registro degli indagati la persona che era stata interrogata solamente come a conoscenza dei fatti.
Per quale ragione questa sindrome di COGNE faccia scattare all’unisono i nostri sensazionalistici giornali e TV, affamati di mostri da sbattere in prima pagina, non è dato di capire.
Tra l’altro, l’operazione è perfettamente inutile perché, se la memoria non m’inganna, è dai tempi del caso Montesi che se l’indiziato non confessa il delitto, dopo miliardi di parole dette, tonnellate di carta e inchiostro stampate, chilometri di interviste e ospitate da Vespa con modellini, ricostruzioni e improbabili esperti, la Magistratura non ha mai condannato l’evidente omicida.

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http://www.olschki.it/Plus/htm/2003/52888/52888.htm#mielismo
mielismo s. m.
Il modo di fare e di concepire il giornalismo, lo stile giornalistico di Paolo Mieli. • Inventore, appunto, di un particolare trasversalismo giornalistico che prende il suo nome, il cosiddetto "mielismo", ma anche di un genere storico assolutamente originale, quello che si dipana quindicinalmente sul nostro giornale (Stampa, 17 maggio 2001, p. 25, Società e Cultura) • la Lega non manda giù soprattutto la nomina di [Paolo] Mieli. Il commento del capogruppo alla Camera, Alessandro Cè, è stato diplomatico: "Probabilmente si sarebbe potuto far di più". A sparare a zero sulla scelta di Mieli è stato invece mandato il quotidiano del partito. La Padania lo ha definito "camaleontico giornalista, inventore del mielismo cerchiobottista" tra i cui bersagli c'è "sempre stata la Lega". (Giornale di Brescia, 10 marzo 2003, p. 1, Prima pagina).
Formanti: Mieli (Paolo) | -ismo
In: QUARANTOTTO 2001 (attestato in un articolo di Indro Montanelli del 1997).

Chissà se è la sinistra ad aver capito qualcosa del mielismo o il mielismo (inteso come sinonimo di un certo terzismo, non di un certo giornalismo) ad aver capito qualcosa di sinistra.
Dice, in sostanza, che se il Pci avesse avuto Napolitano come segretario e non Berlinguer e avesse seguito la strada "migliorista" oggi avremmo avuto D"Alema quale terzo presidente "socialista dopo Giuseppe Saragat e Sandro Pertini". Cosa che è politica e non storia. E", appunto, mielismo e neppure terzismo.

http://treviso.typepad.com/se_una_notte_dinverno_un_/2005/11/laltra_o_la_pri.html

Se una notte d'inverno un giornalista

"Someone has to have a different point of view" (Ted Nelson)
« Dormono dormono sulla notizia... »
November 08, 2005
L'altra (o la prima) faccia del mielismo
Caro Paolo Mieli, chi di noi giornalisti non sogna di fare uno scoop di quelli che lasciano il segno? Per quanto mi riguarda, ammetto la smisurata invidia che ho provato leggendo dell'eccezionale colpo di Carlo Rossella, che – tra un'inchiesta scottante e un reportage avventuroso – ha scoperto che il papa ha cambiato sarto.
Scoop che il Corriere ha giustamente celebrato come "secco ed essenziale". Poi ho letto come nascono questi gossip d'alto bordo: "Volteggiando tra champagne e vele, chiacchiere e cene, con un occhio a Oscar Wilde e uno a Evelyn Waugh", ed è svanita ogni mia residua speranza.
Eppure da quando il Corriere esce con la nuova veste grafica a colori, speravo di aver fatto qualche progresso. Con crescente interesse ho colmato le mie lacune su Bridget Jones che torna single, su Carré Otis che "ha detto addio agli eccessi", sulla "casalinga disperata che ora è trans".
Ho compensato l'aumento del prezzo con la rinuncia a vari settimanali, dato che il tuo giornale ci anticipa puntualmente i servizi più interessanti: "Domani su Chi i figli di Marina Berlusconi", "Scoop di Oggi sulla Ferilli" oppure "Il nuovo look della signora Pavarotti su Chi". Dalle confessioni di Alberto di Monaco al "re delle conigliette che ormai fa tenerezza" il Corriere ci ha fornito una lunga serie di news di grande spessore.
Naturalmente ho approfittato anche dei consigli utili sul cambiamento del look. Non tanto di quelli con titoli come "Dallo scialle spunta il seno nudo" oppure "Schiena nuda, la frontiera (democratica) della seduzione", ma di quelli tipo "L'uomo nuovo è übersexual". È così che ho scoperto con ovvia soddisfazione che io, che porto la camicia fuori dai pantaloni, sono "in". E prontamente la vostra pagina della cultura mi ha avvertito con un titolone che "Torna il gusto del sesso".
E anche le pagine di scienza hanno finalmente abbandonato il loro linguaggio troppo serio con titoli suggestivi come "La pornoclinica dei panda".
Così non mi sono meravigliato di trovare il volto di Jennifer Lopez sulla prima pagina del Corriere. Naturalmente ho pensato a uno scoop tipo: Sgarbi seduce la Lopez nei Musei vaticani. Invece no.
La notizia era: Jennifer girerà un film in una città messicana. Sarebbe però ingeneroso criticare questa scelta: il sorriso di Jennifer è certo più piacevole di quello di Buttiglione o Fassino.
Ma la soddisfazione più viva e profonda l'ho vissuta sfogliando quell'autentico gioiello che è Stylemagazine, il "mensile dedicato alle passioni e ai piaceri dell'uomo di oggi". Dico solo: ci voleva. Tutti noi sentivamo bruciare quella fiammella di rivincita contro il sesso debole che il sabato ci obbliga a portarci a casa quel chilo di carta che è Io Donna. Su Style mi si è svelato un mondo nuovo di cui non capisco come ho potuto fare a meno finora.
"L'elicottero acquistabile ai grandi magazzini", per esempio. O il "bisturi che toglie il pensiero e la ruga". E naturalmente ora sono tormentato da quella domanda di Style così secca ed essenziale: "Meglio la villetta o la barca?", nonché dalla scelta di "Quell'intimo che piace a lui". Sono convinto che su quelle pagine patinate, fra una foto di Jennifer Lopez e una della Santanchè, Francesco Alberoni troverà lo spazio giusto per le sue dotte disquisizioni su sesso ed erotismo, che seguo con crescente entusiasmo da un quarto di secolo.
A questo punto, caro direttore, permettimi una domanda: ora che i lettori maschi hanno un mensile tutto loro, non potresti tentare di rompere lentamente con quel principio (forse un po' da taliban) che t'impone di non affidare mai un editoriale a una donna?
Gerhard Mumelter
(corrispondente dall'Italia del quotidiano austriaco Der Standard. Nato nel 1947 a Bolzano, vive a Roma dal 1996)

Scritto il 26/08/07 alle 18:48 in Attualità | Permalink | Commenti (0) | TrackBack (0)
Ubriaco investe e uccide...
E' un po' di tempo che osservo e scrivo sul mielismo e le contorsioni della stampa moderna.
(Tra l'altro, i miei contributi all'universita' di Wiki sul mielismo vengono regolarmente cancellati, la macchina dice PER VANDALISMO)

Inzomma, io ricordo, quando ero un povero immigrato siciliano in Lombardia, che i giornali, quando c'era un fatto di cronaca nera in cui era coinvolto un meridionale, scrivevano: il 23enne Antonio Pîscetta, CALABRESE, e se per esempio una rapina in banca la facevano dei settentrionali mettevano solo le sigle al posto del nome e non ne menzionavano la provenienza.

A me pare che la cosa si stia ripetendo, che quando un ubriaco e' rumeno o extra, lo citano con tutto il nome e indirizzo, se e' DEI NOSTRI ehehehe
non ci mettono un kazzo.
Mi sbagliero'? Chizza'...

Eccovi il pezzo del corriere di oggi:
Ubriaco, investe e uccide un motociclista
Denunciato un 33enne a cui era già stata ritirata tre volte la patente. Morto un altro centauro finito fuori strada a Brescia
CREMONA - Un automobilista cremonese è stato denunciato per omicidio colposo e guida in stato d'ebbrezza dopo avere investito e ucciso nel corso di sorpasso azzardato un motociclista, morto sabato sera all'ospedale maggiore di Crema (Cremona). L'incidente è avvenuto nella mattinata di sabato sulla strada che da Soncino (Cremona) porta a Orzinuovi (Brescia). All'automobilista, che guidava una Toyota, era già stata ritirata la patente tre volte tra il novembre 2002 e il febbraio 2004.
Scritto il 26/08/07 alle 16

Corriere Della sera lunedì 15 Ottobre 2007

Tragedia nel napoletano
UBRIACO IN AUTO UCCIDE BIMBO DI 10 MESI
Ragazzo ubriaco provoca un incidente….

FUGGE E TRAVOLGE L’AUTO
AVEVA ASSUNTO COCAINA
L’agente immobiliare che ha provocato un incidente stradale uccidendo una donna e ferendone gravemente altre due, non era solo ubriaco, ma aveva assunto cocaina…

Corriere della Sera martedì 16 Ottobre 2007-

UBRIACHI E DROGATI IN AUTO, ALTRI TRE UCCISI
GIOVANE INVESTITA A CHIETI, DUE UOMINI TRAVOLTI A REGGIO EMILIA E LATINA
Qualche bicchiere di troppo sono costati la vita a Valter Corghi…
…l’autista viene sottoposto al test dell’etilometro… patente ritirata.
Storia simile quella di Lorena Mucci, 27 anni, di Pescara. La sua vita finisce sotto le ruote di una Punto blu. Alla guida una donna, Alevtina Tchourmak 34 anni, cittadina russa… lanciata in una folle corsa lungo una strada di Francavilla…
(L’autista di cui non si fa il nome, è evidentemente un italiano, mentre la cittadina russa… N.d.Vincent)

Appropò:

Ricordate nulla della strage di Erba, di quella famiglia uccisa dai vicini di casa?
E ricordate l’articolo del Corriere della sera dell’11 Dicembre 2006 che ricostruiva i fatti, i sospetti e le indagini?
Ve lo ripropongo:

E’ successo a Erba, nel comasco
UCCIDE QUATTRO PERSONE E BRUCIA LA CASA
Tre donne e un bambino ritrovati senza vita nell’appartamento in fiamme. Caccia al convivente tunisino di una delle quattro vittime.

ERBA (Como) – E’ proseguita per tutta la notte, finora senza esito, la caccia al 25enne tunisino Abdel Fami Marzouk, il pregiudicato, uscito dal carcere per l’indulto, ricercato per l’atroce massacro avvenuto lunedì sera in un appartamento di via Diaz, nel centro di Erba, nel Comasco.
Marzouk, secondo gli investigatori, è scomparso dopo aver ucciso a coltellate alla gola e in altre parti del corpo la moglie Raffaella Castagna di 30 anni, il figlio Yousef di due anni, la suocera Paola Galli 60, e una vicina di casa Valeria Cherubini 50enne, accorsa assieme al marito al grido delle prime vittime. Anche il marito della vicina Mario Frigerio di 60 anni è stato colpito dal pluriomicida, ora è ricoverato in condizioni molto gravi per le coltellate e per le ustioni provocate dall’incendio appiccato dall’assassino prima della fuga. Il tunisino è scappato a bordo di un furgone poi ritrovato poco prima della mezzanotte a Merone, paesino tra Como e Lecco nei pressi dell’abitazione del fratello di Fami Marzouk…
….

Ricorderete che l’accusato si trovava in Tunisia e non poteva essere l’autore del delitto…

Paolo Mieli II, un anno dopo
Lunedì, 07 novembre 2005

Come si divide il teatrone della politica italica? Destra, sinistra e centro-Mieli. Il vigile urbano di Montecitorio. Almeno visto dall’interno grigio di via Solferino (e dintorni politici). Con i diessini Massimo D’Alema (che si nega da un anno alle interviste) e Piero Fassino (o fessino visto come si è prestato in passato alle ragioni del mielismo in chiave anti-Baffino) che, esasperati dallo spiazzante giochino grancentrista, all’unisono mandano al diavolo il direttore Mieli, da una parte.

Dall’altra c’è Berlusconi che non sa a quale santo votarsi per mandarlo in pensione nella casetta di Creta con la diletta Bambi. E in tanti adesso a Montecitorio si chiedono quanto durerà il suo romanissimo Pappa & Ciccia (e cicoria) con Francesco Rutelli.

Già, è tempo di bilanci al Corrierone. Mancano infatti poche settimane al giorno che santificherà l’anno primo del Grande Rientro di Rieccolo Paolino nella stanza della Treccani. Quella che una volta fu occupata dal mitico fondatore del giornale, Luigi Albertini.

Tutto accadde alla vigilia di Natale del 2004. L’azienda, orfana dei Romiti appena estromessi dal quartier generale di Crescenzago (e alle prese con l’ambizioso progetto full color), su ispirazione del prode e prodiano “Nanni” Bazoli e per iniziativa delle “ballerine” Montezemolo-Della Valle-Tronchetti decise (giustamente) di silurare Folli de Follis.

E di rimettere in pista l’uomo delle lettere (intese come corrispondente dei lettori) che proprio il neo amministratore delegato, Vittorio Colao Meravigliao, invece, aveva deciso di mettere in un angolino. Con mossa azzeccata Mieli mandò al rogo il progetto full color modello “Week-end” ideato dall’improvvido trio d’improvvisatori Colao-Folli-Fiengo. E la sua sciamana, Maria Laura Rodotà.

LA RESURREZIONE DEL BUDDA DI CARTA.

Fuori Folli e dentro Mieli. Venerdì 24 dicembre 2004 il “Corriere” pubblica il suo primo editoriale-editto dal titolo secco come uno spumantino d’annata (a male): “La libertà di stampa”. Ma il Budda di via Solferino si dimentica di scrivere quale sarà il nuovo cartiglio che dovrà ispirare la ciurma impegnata ai remi della testata: “Quello che ieri non era oggi è”. Che, tradotto in pratica quotidiana, per i redattori significa un umiliante lavoro di ripresa degli articoli apparsi sui giornali concorrenti o di nicchia (dal citatissimo “Foglio” all’ignota “Europa”; dalle “Ragioni del Socialismo” al “Messaggero”; dal “Riformista” al “Secolo d’Italia”).

“Ben presto ci siamo trasformati nell’”Eco della stampa” del compianto prof. Furgiuele. Forse perché la direzione pensa che non siamo capaci grado di procurarci notizie originali”, osservano irridenti e perplessi in via Solferino.

L’ARTE ARTRITICA DEL COPIA & INCOLLA.

Il record del Copia&Incolla (così l’hanno ribattezzato nelle varie sezioni redazionali) si è registrato mercoledì 2 novembre. Mentre la direzione impazzava in tv (Mieli da Rossella sul Tg5 a promuovere la manifestazione del “Foglio” contro l’Iran; Battista ospite dell’”Infedele” di Lerner e Riotta a far “Markette” da Chiambretti), il primo giornale italiano “riprendeva” e “sviluppava” l’iniziativa pro Israele del “Foglio” (pag.5); l’inchiesta di “Repubblica” sul Nigergate (pag.9); l’intervista di Confalonieri all’”Unità” (pag.13); la riunione degli ex attori di Nanni Moretti pubblicata dal “Riformista” (pag.12); i guai di Deutsche Bank rivelati dal “Wall Street Journal” (pag.33) e l’intervista a Woody Allen di “Vanity Fair” americano (pag.45).

“Ci sarà pure una ragione se abbiano bucato la notiziola del ritorno all’ora solare...”, sorride ironico uno dei tanti “pesi morti” sistemati in quella che una volta era la stanza dei redattori capo.

IL CORRIERE IN-FOGLIATO E S-FIENGATO.

Ma le sorprese non sono finite per la ciurma di via Solferino, che da pochi giorni ha rinnovato la sua rappresentanza sindacale. Dopo essere sopravvissuto a ben nove direttori Raffaele Fiengo va in pensione. Arrivano (o in parte ritornano) Elisabetta Soglio, Gabriele Dossena, Marco Letizia e i romani Daria Gorodisky e Pietro Lanzara. Ma il nuovo quintetto di sindacalisti (impegnato a trattare con l’azienda il premio di produzione) ancora deve incontrare il direttore-Budda.

Venerdì 4 novembre, ecco la sorpresa, lo Sceicco dell’Oasi del Viminal, Magdi Allam, si autocelebra (“Sono stato la prima personalità (sic) musulmana d’Italia a intervenire a una imponente manifestazione pubblica per difendere il diritto d’Israele all’esistenza...”) sia sul “Corriere della Sera” (che lo paga profumatamente in petroldollari) sia, gratis et amore di Allah, sul “Foglio” di Giulianone Ferrara. Alla faccia dell’esclusiva richiesta a tutti gli altri colleghi.

GIORNALE PARTITO O SPARTITO?

Intanto, dopo la bacchettata di Fassino (“Mieli se vuol fare politica si candidi”) per capire da che parte (politica) sta il Corriere servirebbe Freud. In un anno il direttore ha scritto soltanto due editoriali (tre in tutto dal suo ritorno in via Solferino). Uno in occasione della morte del Papa e l’altro sull’Europa dopo la bocciatura della costituente.

Dopo che il condirettore Paolo Ermini è finito nel cono d’ombra a fare il lavoro “sporco” e a dettare ai romani gli “spartiti” (in primis la coppia di retro scenisti Meli-Verderami) provvedono soprattutto i due vice Pigi Battista (suo braccio secolare) e l’economo della virgola, Dario Di Vico.

Gran combattente quest’ultimo. Soprattutto ai tempi ferragostani dell’assalto al Corriere dei “furbetti del quartierino”. Un mostrare di muscoli agevolato dal fatto che dietro le sue spalline si muovevano tutti i pattisti forti dell’Rcs.

Ma anche lui si fa stritolare dal mielismo. Ospitando in prima pagina, giovedì 3 novembre, una articolessa del prof. Gregorio Gitti. Noto non soltanto per occupare una cattedra ma anche per essere il genero del banchiere-padrone Giovanni Bazoli, avendone sposato la figliola Francesca. Con buona pace di Gondoleta Stella e del prof. Sabino Cassese, che sul giornale sparano palle di fuoco contro il nepotismo, il genero(so) Gitti è anche figlio di quel “Ciso” noto esponente della sinistra del mesto Martinazzoli. Tutti frequentatori dell’esclusivo Paolino Budda Bar.

da www.dagospia.it

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Archivio del 16 Febbraio, 2007
Il frivolo Corriere.it e l’incerto futuro della pubblicità sul Web
Postato in Senza Categoria il 16 Febbraio, 2007
Una ventina d’anni fa avevo un direttore che faceva sempre il cinico sull’annoso dilemma della cronaca rosa e delle copertine tette-culi.
Sosteneva che se si ricevono decine di lettere di protesta di lettori incavolati per un articolo troppo leggero o per una copertina troppo sexy, significava che si era fatto centro: nulla indigna i lettori come quello che il loro inconscio brama leggere, diceva.
Pensavo a questa cosa qualche giorno fa, ascoltando chi mugugnava nel Web per lo spazio dato da “Repubblica” al carteggio Lario-Berlusconi.
Ci ripenso ora che in Rete un po’ monta la polemica tra Luca Sofri e il Corriere.it sull’eccesso di tette e cazzeggio nel sito del nobile quotidiano:

Il problema però non credo sia il sito del Corriere, ma semmai il particolare Dna della stampa italiana, che non ha mai visto la divaricazione di quella anglosassone (testate “autorevoli” da una parte, tabloid dall’altra). E mescola da decenni - spesso con successo - i temi seri e quelli faceti.
Nel boom di Repubblica - fine anni Settanta - c’era molto di questa capacità di mixare alto e basso: sezione culturale di eccelso livello e paginate trash sugli amori di Carolina. Poi è venuto il “mielismo”, quella cosa per cui si chiedeva ad Alba Parietti un parere sullo scudo spaziale di Ronald Reagan. E poi ancora Carlo Verdelli, che qualche anno fa ha risvegliato dal coma Vanity Fair con una formula nella stessa scia (e il suo cocktail è stato particolarmente riuscito).
Nella stampa cartacea a rendere equilibrato il mix sono stati gli inserzionisti pubblicitari, con buona pace di chi ne ha orrore. Gli inserzionisti cosiddetti alti - gli Armani, i Prada, quelli che sganciano tanto insomma - non amano mescolarsi a un universo di tette e cazzate, sicché portano i giornali a moderarne l’uso, o almeno a confezionare prodotti in cui il pop è dipinto di glamour (e infatti quel mio direttore tanto cinico alla fine lo hanno mandato a casa, perché il giornale non piaceva ai pubblicitari).
In tivù invece questo meccanismo darwiniano non è quasi mai scattato. Sul piccolo schermo - che vive di inserzionisti assai diversi rispetto al cartaceo - la spazzatura ad audience alta non ha allontanato gli spot, anzi. Almeno fino a oggi.
In Internet, per ora, non lo sa nessuno che cosa succederà. Se cioè il mercato pubblicitario - che nel Web italiano è ancora ai vagiti - preferirà un sito basso ad alto traffico o un sito alto a traffico più basso, o una via di mezzo più o meno bilanciata.
Forse è anche per questa incertezza sul futuro mercato pubblicitario dei siti di news che il Corriere.it con una mano offre tette e culi e con un’altra le giustifica accampandone valore culturale e dimensione internazionale.
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Buon 2005, con la fantasia dell’informazione - di Giulietto Chiesa

(7011 letture)

Paolo Mieli più Gianni Riotta più Pigi Battista al Corriere. Costanzo che si candida, hyphen, per la presidenza Rai. Lucia Annunziata in pectore per L'Unità. La Repubblica - che, per leggerla senza tristezza, bisogna aspettare Eugenio Scalari la domenica - è diventato un giornale che crede alle armi di distruzione di massa (in Irak) e, quando Berlusconi demolisce il potere giudiziario, titola così: "E' passata la riforma".
Questo è il quadro informativo che ci attende nel caso (sempre meno sicuro) che il centro-sinistra sostituisca Berlusconi alla guida del paese. Questo è comunque il quadro informativo-cerchiobottista che i moderati (sempre più moderati) del centro-sinistra stanno componendo per condurci al grande scontro finale. Che è davvero un grande scontro finale, ma che loro considerano un episodio, da gestire mediante il "bipolarismo mite", di una normale alternanza di potere, senza rendersi conto che quegli altri non hanno alcuna intenzione di rispettarla, l'alternanza, e andranno giù a colpi di maglio televisivo, violando tutte le regole, come del resto stanno già facendo.
Insomma - come scrive Cordero - "oppositori morbidi", che "accreditano l'avversario", facendocelo passare come "normale", o addirittura "interlocutore possibile". Non hanno compreso che questo è ormai il tempo del ferro e del fuoco e, per questo, D'Alema docet, vanno a un centro inesistente. Il pendant informativo-comunicativo è appunto l'inciucio con tutti i peggiori "centristi" dell'informazione manipolata: con il massimo responsabile della degenerazione infotainment di questi ultimi due decenni e oltre, cioè Costanzo; con i cantori delle guerre giuste (cito Franco Cardini) Annunziata, Riotta e Gibi Battista; con l'inventore autentico del mielismo revisionista storico, alleato naturale di Platinette con la barba (cito Marco Travaglio), e compagno di merende di Rossella 2000, approdato al TG5.
Ecco la squadra che dovrebbe accompagnarci al dopo Berlusconi! Ve lo figurate il risultato? Ma questo - bisogna esserne consapevoli - è anche il quadro (invero desolante) dei settori più progressisti della società italiana. L'opposizione politica a Berlusconi è quella miseria che sappiamo, ma quella imprenditoriale non è più saggia e lungimirante. Chi potrà mai spiegare loro che it's the crisis, stupid? Che questo paese, come il resto del mondo, non si può salvare con la "cultura Ferrari"? E che è giunto anche per loro il momento del nuovo modo di produrre (sostenibile) e di consumare (meno e diverso)?
Chi spiegherà loro la differenza esistente tra inciucio cerchiobottista manipolatorio e una grande riforma intellettuale e morale di questo paese? Chi spiegherà loro che devono studiare molto più attentamente Silvio Berlusconi, e dargli retta quando rivela che "tutto avviene in televisione"?

20.12.2004
NON DELUDETECI
di Bds

Sia Mieli che De Bortoli sono due professionisti di eccellente levatura, e questo lo sapevamo già, ma ciò che più conforta è che al vertice di due voci così vitali della carta stampata arrivano, e questo è meno scontato, due giornalisti con la schiena dritta

Due ex direttori del Corriere della Sera assumono la direzione di due prestigiosi quotidiani. Paolo Mieli torna al comando di via Solferino e Ferruccio De Bortoli salirà tra pochi giorni sul trono del Sole 24 Ore, il più importante giornale economico del paese.

Annotiamo pure, dunque, che il vecchio moloch di via Solferino continua a offrire sul mercato dei direttori il meglio che c’è in giro.

Sia Mieli che De Bortoli sono due professionisti di eccellente levatura, e questo lo sapevamo già, ma ciò che più conforta è che al vertice di due voci così vitali della carta stampata arrivano due giornalisti con la schiena dritta.

Non era mica così scontato.

Mieli è l’inventore del mielismo corrieristico, quello stile un po’ sbarazzino che negli anni ’90 ha rifrullato la vecchia immagine del giornalone milanese e è il principe del terzismo, quell’atteggiamento di equidistanza politica che talvolta, bisogna dire anche questo, scade nel cinismo, ma che comunque è servito a liberare molti giornalisti dal vizio del facile assoggettamento intellettuale.

De Bortoli è nato e cresciuto nel Corriere della Sera e ha diretto il giornale con autorevolezza e dignità, proprio quella dignità che nei giorni scorsi ha evocato Claudio Magris sempre sulle colonne del Corsera. (Anzi, a Magris, per ringraziarlo del suo bel pezzo, dedichiamo l’ultima ricetta di Gelsomina che trovate in home page).

Mieli e De Bortoli non sono tipi che hanno paura. Per chi desiderasse rinfrescarsi la memoria consigliamo di andarsi a rileggere le cronache della tormentata candidatura di Paolo Mieli alla presidenza della Rai, fulminata nel momento in cui dichiarò l’intenzione di far tornare in attività Enzo Biagi e Michele Santoro e da una indegna campagna della Padania.

Consigliamo inoltre, per ciò che riguarda De Bortoli, di rileggere l’affascinante carteggio con l’avvocato di Berlusconi Niccolo’ Ghedini che è riprodotto integralmente nel libro “Regime” (Gomez-Travaglio).

Qui dal Barbiere, per ciò che vale, cioè molto poco, non possiamo che essere contenti nel vedere che due così riprendono la regia di due voci essenziali della società italiana. E vorremmo già che ci siamo, chiedere loro un paio di favori.

A Mieli ci piacerebbe ricordare che il terzismo non è cinismo politico né relativismo. In numerose occasioni, nel periodo più recente, i concetti di giusto e sbagliato sono apparsi con grande chiarezza nella vita politica del Paese. Il terzismo non deve essere un alibi per non dire chiaro e forte ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Di De Bortoli pubblichiamo in questa stessa pagina la prefazione che ha firmato per un libro edito da Bompiani. Ciò che De Bortoli scrive a noi sembra sacrosanto e confidiamo che questo sia il suo manifesto editoriale.

A entrambi inoltre chiediamo una cosa. Una guerra senza quartiere all’informazione televisiva.

Per due motivi. Il primo è che mai si era visto in questo Paese un simile livello di rimbambimento mediatico veicolato dalle televisioni. Chi ha avuto modo di assistere, magari per caso, a alcuni programmi (per esempio “Punto e a Capo”, di Giovanni Masotti e Daniela Vergara), o a un po’ di Tg ha visto cose che gli umani hanno visto solo nell’Unione Sovietica di Breznev.

Poiché purtroppo il 90 per cento degli italiani è informato dagli schermi della Rai o di Mediaset, che almeno il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore sparino a cannonate contro questa umiliazione degli intelletti.

Il secondo motivo è figlio del primo. E’ necessario che la carta stampata, anch’essa in buona parte annichilita dal potere, ritrovi coraggio e indipendenza, riescano a infrangere lo starpotere televisivo nel mercato pubblicitario. Corriere e Sole debbono dare il buon esempio.

Non deludeteci.

BIOGRAFIA

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Figlio di Renato Mieli, muove i primi passi nella carta stampata da giovanissimo: a 18 anni lavora all'espresso, dove rimane per circa vent’anni. La sua idea di giornalismo cambia col passare degli anni. La militanza in Potere Operaio, movimento politico sessantottino della sinistra extraparlamentare, influenza i suoi esordi. Da posizioni estremiste, Mieli passa presto a toni moderati durante gli studi di storia moderna all’Università, dove i suoi maestri sono Rosario Romeo (studioso del Risorgimento) e Renzo De Felice (storico italiano del Fascismo).
Fondamentale nella sua formazione anche la figura di Livio Zanetti, suo direttore all'Espresso.
Nel 1971 fu tra i firmatari del documento pubblicato sul settimanale L'espresso contro il commissario Luigi Calabresi e di un altro pubblicato ad ottobre su Lotta Continua in cui esprimeva solidarietà verso alcuni militanti e direttori responsabili del giornale inquisiti per istigazione a deliquere a causa del contenuto violento di alcuni articoli, impegnandosi a «combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato»[1][2].
Nel 1985 è la volta di "La Repubblica", dove rimane per un anno e mezzo, fino al suo approdo alla "Stampa", della quale il 21 maggio 1990 diventa direttore. È in questi anni che Mieli affina il suo modo di fare giornalismo, che con un neologismo verrà in seguito da alcuni definito "mielismo", che prenderà forma soprattutto con il suo passaggio al "Corriere della Sera" (10 settembre 1992). In sostanza il nuovo direttore, come già aveva sperimentato con successo alla "Stampa", prova a svecchiare il giornale della borghesia lombarda, alleggerendone foliazione e contenuti con l'utilizzo di linguaggio, personaggi e tematiche della televisione, che in questi anni sta sottraendo ingenti quote di lettori alla carta stampata. Con il cambiamento il "Corriere" non perde ma anzi consolida la sua autorevolezza. In particolare durante "Tangentopoli" cerca di porsi in maniera equidistante dai poteri pubblici e privati.
Il 7 maggio 1997 Mieli lascia la direzione del quotidiano lombardo, al suo posto va Ferruccio De Bortoli. Mieli diventa direttore editoriale del gruppo Rcs e dopo la scomparsa di Indro Montanelli si occupa della rubrica giornaliera "lettere al Corriere", dove dialoga con i lettori su temi prevalentemente storici. In virtù dei suoi studi e della sua passione per la materia, è infatti anche uno storico.
Nel 2003 è stato considerato come possibile presidente della RAI, ma la sua nomina durerà soltanto pochi giorni, quando rinuncia non sentendo attorno a lui, per motivi definiti "di ordine tecnico e politico", l'appoggio necessario alla sua linea editoriale.
Dal 24 dicembre 2004 Paolo Mieli è tornato a dirigere il "Corriere della Sera" sostituendo Stefano Folli.
L'8 marzo del 2006, con un editoriale, ha dichiarato che il suo giornale avrebbe auspicato una vittoria elettorale dell'Unione e di Romano Prodi (tramite un crollo di Forza Italia accompagnato da un rafforzamento di AN e UDC) alle successive elezioni politiche. L'editoriale ha suscitato aspre polemiche non solo tra gli esponenti della Casa delle Libertà a causa dell'abbandono del cosiddetto "terzismo" da parte della testata. Un famoso precedente è quello di Indro Montanelli che, su Il Giornale, consigliò nel 1976 di "turarsi il naso" e votare Democrazia Cristiana contro il pericolo di una possibile affermazione del Partito Comunista di Enrico Berlinguer.

Aldo Vincent

Note:

http://it.wikiversity.org/wiki/Corso:Scienze_della_comunicazione

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