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Cassate - lettera Z

Z
ZELIG
Ormai sappiamo tutti com’e’ fatto l’uomo: lui non e’ al Governo per ambizione, perche’ grazie a Dio ne ha tanta, lui e’ la’ solo per l’applauso e non manca occasione che il piacione non si lanci in una delle sue piu’ efferate bugie per sembrare uguale al suo interlocutore.
E allora: “Si’, anch’io ho fatto l’operaio” dice alle folle, “Anch’io ho lavorato in Fiera” dice a Milano, “Anch’io ho preso botte per fare propaganda politica” dice ai manifestanti.
Certo, quando e’ arrivato il momento di incontrare la Confindustria Turca in visita a Roma, gli scappava di dire: “Guardate che anch’io sono circonciso” allineandosi immediatamente alle desiderata di Putin, ma non ha osato.
Allora il latin lover che c’e’ in lui ha declamato: “Anch’io ho avuto una fidanzata turca” ma non ha dato altri dettagli, cosi’ noi ci stiamo ancora chiedendo: “Era forse un’ottomana?”

RENEE ZELLWEEGER
L’attrice protagonista del Diario di Bridget Jones, che ha ricevuto un compenso di 23 milioni di dollari per ingrassare 13 chili e girare il seguito del film, ha ricevuto un’offerta di due milioni di dollari dalla Weight Watchers per mettersi a dieta.

RENATO ZERO
ha fatto outing.Ha cioe’ dichiarato pubblicamente di essere gay.
Panico nel popolo televisivo che in tutti questi anni non si era accorto di niente.
Credeva che tutte quelle mossette, il vestirsi da donna, il fard e il rimmel li usasse solo per imitare Malgioglio

ZICHICHI
Quel grandissimo testa di massa del Zichichi e' tornato al Gran Sasso ed ha riunito i diversi docenti di fisica e chimica, a cui ha fatto un discorso serio:
"Cogl'ioni ci siamo lasciati e cogl'ioni ci ritroviamo."

ZINGARELLI
"Ho visto zingarelli vendere dizionari ai semafori…"
Ogni anno esce l'aggiornamento del dizionario e dalle nuove parole inserite si puo' capire cosa ci e' successo. I nuovi termini del 2000 sono:" jackpot, «nei giochi d'azzardo la posta in gioco che aumenta con le quote del monte premi non distribuite in precedenti giocate». Dal mondo della sanita' giunge puntuale il sostantivo somatostatina, l'«ormone del metodo anticancro» del professore modenese Luigi Di Bella. Poi c'e' "El Nino" "la famigerata "Alta Velocita' " e poi doppiopesismo, complottismo, cerchiobottismo, mangia-mangia, tutti termini presi dalla nostra politica,
cazzeggio, strafico, che arriva dal generone romano. Fornitissima la schiera delle parole tecnologiche: "provider", web, antivirus, eccetera. Mancano AR-MONICA A POMPA in omaggio alla Lewinsky, DOPARE riferito al caso Zeman e TERRORISMO riferito alla Magistratura secondo Berlusconi.

DELFO ZORZI
Eminente emigrato che tanto si e’ sbattuto per tenere alto il nome dell’Italia in Giappone, ha dichiarato di avere fiducia nella Giustizia del nostro Paese malgrado lo abbia condannato all’ergastolo per la strage di piazza Fontana. Non torna in Italia:
“Aspetto che la Cassazione annulli la sentenza. Succede quasi sempre”
Ha proprio fiducia nella Giustizia italiana.

ZUCCHINE
La Gazzetta Ufficiale europea ha pubblicato il nuovo regolamento per la commercializzazione delle zucchine (n.1757/2003, il vecchio regolamento risaliva al 1981). La dimensione massima di una zucchina passa da 30 a 35 cm, ma non cambia il peso. Infatti devono pesare 450 grammi l'una.

ZUZZURELLONI
Si sa come sono fatti gli intellettuali italiani: s'imbarcano per intrepide
avventure solo se gli garantiscono il ritorno pagato, accorrono trafelati in
soccorso del vincitore, e sono pronti ad abbandonare la nave che affonda,
dopo i topi ma molto prima delle puttane. Intorpiditi dalla mancanza d'
ideali come lucertole senza sole, arrivati alla fine del millennio si
scatenarono in una sterile polemica sulle parole che avremmo potuto portare
con noi nel nuovo secolo, e quelle che avremmo dovuto cancellare dalla
nostra mente. Il primo a prendere cappello su Sebastiano Vassalli che aveva
proposto sul Corriere di elencare le dieci parole più brutte del secolo.
Rispose da par suo il Divino Bartezzaghi su Tuttolibri (Non buttate le
parole con l'acqua sporca!) chiedendo che senso aveva quel "buttare". Gli
rispose Vassalli un po' piccato e si aprirono le cataratte dell'
intellighenzia italiana. Vassalli aveva proposto di abolire la parola MASSE
fiorita negli anni Sessanta e Settanta del secolo ed ormai defunta. Rispose
Mariotti proponendo l'abolizione della parola INTELLETTUALI Roboni scelse
MODERNITA', Canfora FASCISMO e Girello BIOETICA.
Intervenne Paola Capriolo proponendo un altro termine da buttare, abusato,
fastidioso, insignificante e anche ambiguo.
Trattasi di: DISSACRAZIONE e del suo derivato TRASGRESSIVO.
Diceva che ha finito col costituire uno dei maggiori titoli di elogio che si
potessero tributare, in questa fine di secolo, a libri, film, lavori
teatrali, fino alle ricette di cucina.
Era diventato un conformistico imperativo all'anticonformismo, il cui
obiettivo principale erano le grandi opere del passato e quindi se c'era da
rappresentare la Tetralogia di Wagner, occorreva in assoluto andare tutti in
scena in pigiama. E si sono dissacrati anche i personaggi, antichi e
moderni, con riscritture, rivisitazioni, pettegolezzi e scandali con una
preferenza a quelli di natura sessuale. Come se potessero dare nuova luce
alle loro imprese, l'omosessualita' di Giulio Cesare o di Leonardo da Vinci.
Da qui la proposta: basta dissacrare! Piuttosto consacrare, creare il gusto
e lo stile, produrre modelli e valori a cui possano attingere le prossime
generazioni.

Nella polemica che ormai infuriava come un tifone nella coppa di spumante
rigorosamente italiano, intervenne Alberto Arbasino che con il suo consueto
stile tagliente intitolò il suo apporto: «Cari intellettuali, siete dei
rottami» mentre Mario Andrea Rigoni rincarò la dose. Scrisse:
Agli intellettuali era più meritorio opporsi quando effettivamente
dominavano e imperversavano sulla scena culturale e sociale, ma oggi che
sono diventati pietosi «rottami», vale davvero la pena di insistere? In
coincidenza con l'interruzione di una tradizione millenaria, il decadimento
della nostra cultura, del nostro costume e della nostra scuola è stato così
rapido e così ampio che non possiamo nemmeno più consentirci il lusso dei
sarcasmi che un tempo erano d'obbligo. Nel giro di pochi anni abbiamo
assistito non solo al tramonto dello stile, ma anche alla perdita della
grammatica: due elementi in assenza dei quali riesce difficile formulare un
qualsiasi concetto di civiltà. Vistoso è ormai diventato il fenomeno del non
sapersi più esprimere correttamente nella propria lingua: ed esso tocca la
politica, l'editoria, l'università, la critica! Ma l'avvilimento del
linguaggio è un sintomo infallibile dell'avvilimento dell'esistenza. Verrà
presto il tempo in cui, lungi dal poter sbeffeggiare intellettuali e
professori, come giustamente abbiamo fatto per tutta la vita, dovremo per
ironia della sorte implorare che i pochi superstiti siano rispettati e
protetti come una specie preziosa in via d'estinzione. "

Antonio Tabucchi scrisse:
Ah, questi benedetti intellettuali, le pensano proprio tutte! Del resto
essere intellettuali significa esercitare l'intelletto, altrimenti che intellettuali
si sarebbe? Ultimamente in Italia, gli intellettuali si sono messi a pensare
alle parole dedicando ad esse il loro proverbiale «impegno». E hanno
decretato che alcune non devono più esistere, perché sono scadute, così
come scade il latte o lo yogurt.

È pur vero che certe parole, usate a destra e a manca, malgrado loro,
poverette, sono diventate antipatiche
Inoltre, quando certe parole magari si stavano esaurendo
da sole, discuterne è una maniera di rivitalizzarle, perché intanto si
sparge la voce. E poi c'è sempre il rischio di fare dei torti: ve lo
immaginate se qualcuno dicesse alle cossiddette «Masse» di Ortega y
Gasset, per quanto il filosofo spagnolo le avesse trattate con una certa
sufficienza, che loro non esistono proprio? Sarebbe davvero sacrosanta
una loro ribellione. Senza contare che sparite le «masse» non ci sarebbe
più neppure la «cultura di massa», e ci ritroveremmo solo con la cultura
d'élite, che non di rado è abbastanza noiosa. E che diventerebbe
«egemonica». E questo non è affatto carino.

Una fra le tante parole che alcuni intellettuali vorrebbero oggi cancellare
dalla lingua, è la parola «intellettuale». L'urgente appello (o manifesto),
lanciato qualche giorno fa, ha già ricevuto entusiastiche adesioni,
soprattutto dagli intellettuali che hanno in uggia gli appelli o manifesti per
certe cause di questo sgangherato fine millennio, che notoriamente non
servono a nulla, e che così potranno dimostrare finalmente quanto sia
autorevole la loro firma per una causa come questa.

Da dove proverrà mai questo novello nominalismo quasi che un diabolico
Guglielmo di Occam si aggirasse come uno spettro in questa Europa
dalle ideologie collassate a predicare che i nomi sono le cose.
Altri, più maligni, penserebbero alla «prude» regina Vittoria, che mai
avrebbe osato dire«le gambe del tavolo» pensando, nel tacere il flatus vocis, di
eliminare la sconveniente parte delcorpo che la parola evocava. Quelli più
sentenziosi non mancherebbero di
ricordarci il «profetico» 1984 di Orwell, e il signor Winston Smith del
Ministero della Verità, il cui delicato compito era ridurre le possibilità
espressive della lingua.

Ed infine ad altri, più birbanti, potrebbe venire in mente la navigata
cortigiana di un romanzo di Henry Fielding, birbantissimo scrittore del
Settecento inglese, che al maturo lord che si informava sulle sue capacità
professionali, rispose: «So fare di tutto, milord, ma chiamatemi milady».

Enrico Ghezzi propose l'abolizione della parola COMUNICAZIONE:
Petulantemente febbrile, teneramente inane, la «comunicazione»
maschera e cementa il nulla e il tutto (da perdere, da salvare) da
comunicare in uno stesso totale idolo di cartapesta. Gigantesca parodia
del «noi» che non riusciamo a diventare o a riconoscerci, imbelletta con
un brusio di attività la «cattività» potentemente passiva che ci anima e
istruisce. Un'aura illuminista finge nel viluppo di trovare o costituire il filo
d'oro della chiarezza, la trama di dominio della società «aperta». Mentre è
la coltre dei messaggi satellitari a farsi aura, a fasciarci la testa come
turbante, a farci girotondo intorno: la nostra «voce» rimissata ci circonda,
ci orbita intorno in un theatrum mundi tolemaico. Da che il cinema esiste
(e la televisione poi, che non ha neanche bisogno di esistere, insiste), lo
spettacolo di questa scissione, di questo cubismo della vita quotidiana, è
manifesto; lembi di tempo desquamato svolazzano, pellicine ovunque, il
déjà vu è irremovibile ed eterno.

Nella rubrica Lettere venne pubblicata questa:

Caro «Corriere», posso unirmi a Giovanni Mariotti nel seppellire il termine
«intellettuali» fra i rottami del decennio o del secolo? L'uggia e la
repulsione derivano in egual misura dalla mancanza di ironia e soprattutto
autoironia, e dalla carenza di competenze specifiche circa le materie su
cui si va sentenziando. Infatti, se l'ignoranza circa moda e sport e rock
già non viene tollerata neanche dagli zombi per chi vuole sdottoreggiare in
tali campi, tanto più appaiono indifendibili le disinformazioni e le
insipienze in chi pretende di sputar sentenze in materie delicate e
complesse come l'economia politica e la politica estera, la scienza delle
finanze e la storia dei trattati, il diritto civile e penale e commerciale e
internazionale e amministrativo ed ecclesiastico (e relative procedure),
e tutti i vari aspetti della medicina o dell'architettura, mettendo il becco
dovunque e firmando qualunque pezzo di carta secondo le mode ideologiche
presenzialiste e gli impulsi vanesi di organi fisiologici come l'utero o il
fegato o il cuore. Queste «ore del dilettante» o «sfilate di firmaioli»
hanno screditato il termine di «intellettuale» per una lunga durata. Viene
infatti ormai usato soprattutto con intenti spregiativi. E va dunque
sostituito con eufemismi politicamente corretti, metafore riguardose,
metonimie prudenti, circonlocuzioni inoffensive.
Alberto Arbasino, , , ,

Ed io aggiunsi:

E quelli che si sono dati alla politica?
Ma dov'e' finita, per esempio, quella smaliziata e disinibita combriccola
di intellettuali che tanta brillantezza diede a Forza Italia ?
Il brivido dell'intelligenza e' rimasto un sorriso all'angolo della bocca di
Lucio Colletti Saverio Vertone e di Giorgio Rebuffa. Le bombe delle loro
parole sono state sostituite con i petardi di La Loggia, che a Palermo,
quando stava al liceo Gonzaga, e poi ancora quando prendeva ordini da Padre
Pintacuda e da Mattarella, da Orlando e da De Mita, a quel tempo insomma era
«Enrichetto 'u babbiuni» perch? era mite, e un po' coglione, come dice la
parola stessa.
E quell'altro, capogruppo alla Camera Beppe Pisanu, che per un articolo di
Indro Montanelli (Corriere della Sera, 20 luglio) che, legittimamente, non
gli era piaciuto, ha sentenziato: «E' infame» seguito dall'immancabile La
Loggia: «Quello e' arrivato al tramonto della vita, e anche della capacita'
intellettuale del suo cervello».
Come cambiano i tempi! Quando Pisanu era segretario di Zaccagnini, com'era
timido e impacciato! E quanti pianti si sono fatti insieme!
Zaccagnini lo chiamava: «Il mio povero Beppe». E Beppe, quando parlava di
lui: «Il mio povero Zac». E ancora prima si racconta di quando era
segretario di Fanfani famoso per certe puzzolentissime scoreggie che menava
a destra e a Manca in ogni occasione, anche nell'auto di un eminente prelato
chiuso con loro due in una lunghissima trasferta. Fanfani che scoreggiava e
Pisanu che si girava per chiedere scusa. Impagabile.
Vedi com'e' la vita? Cambia il padrone e cambia il carattere degli asini.
L'ultima volta che si e' sentito parlare di La Loggia e' stato quando
voleva sapere se lo avevano mandato davvero a fare in culo.
Ma speriamo di si, vecchio babbione!

Insomma, per farla breve. Terminò il secolo, terminò il millennio ed è
terminato anche questo inutile libello, ma le parole, ingombranti come
pietre, stanno sempre lì, a dire di noi.

Note:

http://guide.dada.net/satira/

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