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Pedofilia, l'anatema del Vaticano: "L'inferno più duro per chi abusa"

30 maggio 2010 - Aldo Vincent

Pedofilia, l'anatema del Vaticano: "L'inferno più duro per chi abusa"

Oddio, ora mi tocca parlare pure di Teologia.
Vabbè, è domenica, prendetela come se fosse il controsermone. Partiamo dalla dichiarazione di monsignor Scicluna, promotore della Congregazione dell Fede, (che poi sarebbe il nome nuovo che hanno dato alla beneamata Inquisizione istituita da Paolo III), che riporto nella sua integrità perchè nella Teologia tutte le parole sono importanti. Ha detto:

«Sarebbe davvero meglio» per i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali su minori che i loro crimini fossero «causa di morte» perchè per loro «la dannazione sarà più terribile». Lo ha detto il promotore di giustizia della Congregazione della Fede, mons. Charles Scicluna, incaricato di seguire tutti i casi di preti abusatori, in una preghiera di riparazione a San Pietro per lo scandalo di pedofilia nella Chiesa. Mons. Scicluna ha citato il passo del Vangelo di Marco, nel quale Gesù afferma «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» e ha riproposto l'interpretazione che del passo diede S.Gregorio Magno. «Gregorio Magno - ha detto il promotore vaticano - così commenta queste terribili parole di Gesù: 'Misticamente espresso nella macina d'asino è il ritmo duro della vita secolare mentre il profondo del mare sta a significare la dannazione più terribilè. Perciò - ha spiegato -, chi dopo essersi portato ad una professione di santità distrugge altri tramite la parola o l'esempio, sarebbe davvero meglio per lui che i suoi malfatti gli fossero causa di morte essendo secolare, piuttosto che il suo sacro ufficio lo imponesse come esempio per altri nelle sue colpe, perchè tendenzialmente se fosse caduto da solo il suo tormento nell'inferno sarebbe di qualità più sopportabile».

Bene, questa dichiarazione se volete potete archiviarla nel file: Minchiate e vi spiego perchè.
Innanzi tutto perchè l'idea dell'Inferno è sempre stata molto vaga nella Chiesa. Mosè minaccia il suo popolo di pene corporali e Gesù Cristo parla della Geenna, una valle fuori Gerusalemme dove i pagani facevano sacrifici umani e che poi è diventata una discarica dove si bruciavano i rifiuti compresi i cadaveri.

Marco 9, 43
43Ora, se la tua mano ti è occasione di peccato, tagliala; è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, dove il fuoco non si spegne...

Punto. La Chiesa Cristiana, malgrado precedenti illustri ( il Gilgamesh per esempio) non ha mai approfondito il concetto di Inferno fino alla descrizione medievale di Dante Alighieri che ha non solo riformato le prediche ma ha anche influenzato il mondo dell'Arte. L'unica cosa su cui i padri si sono soffermati, è il dolore eterno per la privazione di Dio. UN PROVVEDIMENTO ASSOLUTO perchè fuori dal tempo, infatti, è eterno.
Ne consegue che la graduatoria delle pene dell'Inferno è un'invenzione laica e stupisce che questo Inquisitore usi le parole del Savonarola, per addolcire la pillola al popolino, e la pillola sarebbe questa: la Chiesa Cattolica di Roma, contro i preti pedofili non ha ancora preso alcun provvedimento, contrariamente ad altre Chiese straniere e più viruose.
E così, per giustificare questa carenza che grida vendetta al cospetto di Dio, questo monsignore, poveretto, è costretto a contorsioni da circo equestre.
Ma la Teologia, ahimè è cosa ben più seria dei nostri cardinali.
Questo ormai, è certo.

Amen.
Andate in Pace

ALDO VINCENT
uttp://aldoelestorietese.dilucide.com

 

 

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