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MONDADORI: Bilancio in attivo ma manda in pensione i giornalisti

31 marzo 2010 - Aldo Vincent

 

L'editoria è in crisi e i consigli d'amministrazione prendono decisioni con i paraocchi: invece che smantellare vecchie strutture per sostituirle con mezzi più "leggeri" e adatti ai tempi e alla velocità con cui cammina l'informazione, praticano l'unica strada che conoscono: tagli ai giornalisti, che non vuol dire affatto che abbiano deciso di affettarli (ehehehe), ma di mandarli in pensione prima del previsto (e magari sostituirli con collaborazioni esterne) questo sì.

E' una tendenza italica ed europea: pensate - solo per fare un esempio - che quando passai per Santo Domingo tre anni or sono, trovai amici che erano stati presi in carico dalla diplomazia italiana ed Europea. In pratica, poiché si era scoperto che i servizi di manutenzione dei computer delle Ambasciate e Consolati italiani ed europei erano in mano ad organizzazioni del luogo porgendo il fianco alle "visite" sui nostri files "sensibili", con pericolo di spionaggio, si era stabilito di sostituire questa struttura con una forza lavoro scelta tra i nostri giovani. Si fecero concorsi, si selezionò personale qualificato, lo si addestrò e lo mandarono nelle nostre sedi diplomatiche in giro per il mondo.
L'anno scorso i nostri consolati e quelli della Commissione Europea convocarono i sindacalisti a Bruxelles e proposero di incorporare le varie sedi per la manutenzione, per fare un esempio l'ingegnere della Commissione Europea che era stato messo a Santo Domingo doveva accettare di fare la manutenzione anche a Cuba, Salvador, Nicaragua et similia (cito a caso, non ricordo esattamente i paesi ma il senso è quello) praticamente uno che era venuto pacificamente a fare la manutenzione dei computer in un paese relativamente pacifico poi doveva mettersi gli anfibi e andare in zone di guerra...
Incassato un deciso no dai sindacati, le sedi diplomatiche hanno deciso che alla fine dei contratti triennali, vanno tutti a casa e il servizio di manutenzione delle reti informatiche viene affidato DI NUOVO a strutture locali. Capito lo spreco di risorse umane ed economiche?

Bene, allo stesso modo folle e fuori da ogni logica imprenditoriale, società editoriali col rosso in bilancio hanno chiesto lo stato di crisi. Vogliono soldi dallo Stato, cioè dal governo al quale metterà in mano un cappio sempre più grosso da far girare al proprio collo.
Qui l'aggravante è che lo stato di crisi lo ha chiesto pure la Mondadori, proprietà Fininvest e cioè del nostro amato pre$idente del Con$iglio che ha prontamente accordato la ridefinizione degli organici anche se Mondadori non ha affatto chiuso in rosso i propri bilanci, anzi...

Sicuramente Berlusconi, al momento della firma dev'essere uscito dalla stanza come aveva promesso per superare il voluminoso conflitto d'interessi che ammanta la sua gestione.
Però i dubbi rimangono.
O no?

  oscar

 ALDO  VINCENT
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