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Hector Zumbado, professione: humorista cubano

6 gennaio 2010 - Aldo Vincent

 

Se Hector Zumbado non fosse quasi morto, chissà le risate che si farebbe, oggi.
Forse non ne avete mai sentito parlare, ma io incontrai per caso la sua scrittura morbida ma inesorabile su vecchi numeri della rivista Bohemia che all'Avana per qualche tempo indicò la via culturale alla Rivoluzione, e ne rimasi tanto affascinato da non riprendermi più (infatti ormai scrivo come lui). Chiesi all'Associazione Culturale Cubana, ma le risposte erano vaghe, dicevano fosse morto ma questo fatto non stava scritto da nessuna parte. In realtà, e lo accertai dopo lungo scarpinare, era stato colpito da una bastonata alla testa mentre se ne tornava mezzo ubriaco da uno dei suoi soliti giri nelle cervezerie della città vecchia e il colpo gli aveva fatto perdere la parola e buona parte delle facoltà intellettive. Erano gli anni settanta e di lui non si sentì più parlare fino al 2000 quando la Casa delle Americhe gli conferì un premio "alla memoria" per il suo umorismo tagliente e raffinato (così almeno stava scritto nella motivazione).
Povero Zumbo!
Ricordatevi quando sarete in Paradiso, (tutti i miei lettori ci andranno, ne sono sicuro) giunti di fronte al grande cancello e all'inferriata d'oro che ne recinta il giardino, guardate alla vostra destra, là ci vedrete una sorta di agorà affollata di gente che non è potuta entrare: Socrate, Voltaire, Lutero e tanti altri pensatori. Ci saremo io e i miei quattro amici anarchici tutti morti prima di me (essere anarchici porta sfiga) che stiamo giocando a briscola chiamata, e seduto per terra piangendo vedrete il Ghandi poveraccio, pensate una vita ascetica per guadagnarsi il Paradiso e poi gli è capitato il nostro! Sul portone c'era San Pietro che gli parlava in aramaico, povero Mahatma, che delusione...
Beh, insomma, state tranquilli che lì ci vedrete Hector Zumbado per gli amici "Zumbo" che ridendo vi racconterà di quando scrisse il racconto breve: "Il Tiranno" dove raccontava di questo Mammasantissima che invecchiava e non voleva andarsene dal Palazzo, finchè gli venne una paralisi, e i medici dissero che per salvarlo occorreva amputargli le braccia, ma la paralisi continuò e gli amputarono le gambe e lo portavano in giro con una speciale sedia a rotelle finchè il Tiranno peggiorò e la soluzione fu quella di estirpargli il tronco e tenere solo la testa, dalla quale però col tempo dovettero togliere la mandibola, e poi e poi... insomma finchè arrivò il tempo delle decisione estreme ma non lo lasciarono morire, perchè l'ideologia che rappresentava era troppo preziosa per buttarla via così. Decisero di portarlo in giro per le piazze, adagiato su un cuscino, solo un suo occhio e l'orecchio sinistro, e un grande cartello con il nome del Tiranno scritto sopra, che quando la gente lo vedeva apparire gridava di gioia...
Ehehehe, chissà le risate che si farebbe oggi lo scrittore satirico Hector Zumbado, per gli amici Zumbo, quarant'anni dopo quella tremenda bastonata che gli ha tolto la parola e gli ha fatto cadere la penna di mano, se vedesse il suo Comandate in Chefe - in nome del quale qualcuno compì il misfatto sulla sua persona e sulla Satira tutta - che non riescono a seppellirlo e che da ieri lo portano in giro con la sedia a rotelle, immagine terribile di una rivoluzione incompiuta che non riesce a finire, ma che agli occhi di Zumbo è solo l'anticipo di quello che potrebbe accadere e che lui aveva previsto ridendoci sopra, fino a quella tremenda bastonata...
Hasta la victoria siempre, Zumbo!


Le foto di Castro sulla sedia a rotelle le trovate anche qui:
http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?media=13921&tipo=photo&id=397144&cat_principale_page=1&canale=0&canale_page=1
Chissà come andrà a finire...

Aldo Vincent

 

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