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Berlusconi e l'ascensore per il patibolo

Confidenze raccolte da un ladrone che ora se la spassa su una spiaggia brasiliana
25 settembre 2009 - Aldo Vincent

 

Qualcuno ricorda il bellissimo romanzo: Ascensore per il patibolo?
Ci fecero pure un film che aprì la moda del noir francese.
Era la storia di un delitto perfetto compiuto di venerdì alla chiusura degli uffici. Solo che l'assassino rimaneva chiuso nell'ascensore per tutto il fine settimana mentre in strada due balordi gli rubavano l'auto con dentro i suoi documenti e facevano sfracelli fino ad uccidersi e la polizia il lunedì trovò tutte le prove per mandare lui alla ghigliottina. L'unica maniera per scagionarsi sarebbe stata quella di confessare il delitto perfetto, ma lui preferì di no.

Lo stesso, secondo me, sta succedendo a Berlusconi, inventore dei più complicati marchingegni per fottere il Fisco, ma ora una storia in cui lui non c'entra nulla lo sta inguaiando ma sul serio.
Sto parlando del pasticcio Frank Agrama.

I giudici sono convinti di aver messo le mani sul complice, e invece si tratta di un ladrone che si è fregato i soldi di Silvio millantando la sua complicità, e Lui non può fare nulla, né chiedere indietro a Frank Agrama i suoi legittimi 173 milioni di dollari, e nemmeno spiegare PERCHE' lui non c'entra nulla, altrimenti dovrebbe scoprire altarini che lo comprometterebbero sul fronte svizzero delle sue off shore. E andrà a finire (salvo Lodo Frank Agrama) che per una volta pagherà per colpe non sue.

Ma cominciamo dal principio.

A capo degli acquisti di Rete Italia c'era un galantuomo, poi morto di crepacuore per le vicissitudini che gli ha fatto passare il suo capo. Questo uomo retto e incorruttibile si chiamava ragionier Luigi Bernasconi e alle sue dipendenze lavoravano Catoretti, Pugnetti, la fidanzata di Giovalli e uno tutto pieno d'aria, tanto importante che non riesco a ricordarne il nome, tutti passacarte senza proprietà decisionali che dipendevano da Bernasconi. Ma il gioco si faceva duro, e Berlusconi che di uomini se ne intende, capì che Bernasconi mostrava la corda e nominò Daniele Lorenzano responsabile degli acquisti e lo mandò in America a trattare direttamente da lì. Mossa azzeccata, perché la RAI aspettava gli americani qui al Festival di Cannes e al MIFED di Milano, ma quando arrivavano gli affari più grossi erano già stati fatti. Per la verità gli americani sono spietati, specie negli affari, ma molto corretti: predisposero che non si vendessero più programmi o film con trattativa per titolo, ma fecero pacchetti più o meno equivalenti, dove ci infilavano tutti gli avanzi di magazzino. Vuoi "Via col vento" va bene ma te lo prendi con Stanlio e Ollio, e tre miniserie in bianco e nero anni cinquanta. A loro abbiamo dato "Via col Vento" non ti preoccupare, per te c'è un pacchetto con "Indiana jones" e questi film western anni cinquanta... Cose così.

Ma Lorenzano era una volpe finissima (Aveva lavorato per Pennino, il repubblicano finito in manette per tangentopoli) e cominciò a frequentare le persone più importanti delle case di produzione ( il cinema è per la maggior parte a Los Angeles, la televisione a NY) e affondò le zanne nel ventre molle dei produttori: le loro mogli. Cominciò con la moglie del produttore di DALLAS e tramite la Harmony Gold di Frank Agrama facevano comprare i diritti italiani di alcuni programmi da compagnie off shore che poi rivendevano a Rete Italia dove avevano bisogno solo di una firma di Bernasconi per far passare un'affare.
Tutti sospettavano di Lorenzano e Berlusconi certamente sapeva che faceva la cresta sulla spesa, tanto che io scrissi chiedendomi come potesse un uomo furbo come lui lasciarsi derubare in modo così plateale.
La risposta sta tutta in un motto mafioso: MANGIA E LASCIA MANGIARE. Cioè, finchè i migliori programmi erano in mano a Fininvest (poi Mediaset) e i bilanci floridi, quello che Berlusconi pagava a Lorenzano andava considerata semplicemente una tangente.

Le cose andarono avanti per un pezzo, finchè Silvio si fece da parte, arrivarono i figli e nuovi dirigenti che si chiesero perché pagare intermediari quando gli acquisti si potevano fare direttamente risparmiando un bel po' sull'intermediazione. Qui Agrama millantò strani collegamenti occulti col padrone, riuscendo a cavarsela per un po'.
Poi la Nemesi...
Scoppiò il bubbone e i giudici trovarono sui conti off shore di Agrama e Lorenzano 173 milioni di dollari senza giustificativi e pensarono che fosse un "tesoretto" accantonato da Silvio.
Invece era la grotta di Alì Babà e i due ladroni...


P.S.
Metto qui sotto gli articoli più recenti su Frank Agrama, tanto per capire il tipo.
Devo dire che Giusti ne fa un ritratto da protagonista di secondo piano e produttore di serie B.
Non è esatto, Agrama produsse Sacha Zulu, Il giro del Mondo in 80 giorni che incassò due nomination al Grammy (l'Oscar della televisione) e fece lavorare due 007 prima che diventassero James Bond.

padania

http://aldoelestorietese.dilucide.com

 

 

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