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Baffino, il finissimo finto statista

24 marzo 2009 - Aldo Vincent

 

D’ALEMA E LE NOSTRE BOMBE SU BELGRADO

 

A dieci anni dalla guerra nel Kosovo, Massimo D'Alema, all'epoca presidente del Consiglio, in un'intervista a 'Il Riformista' rivendica le scelte fatte, e se ne assume la responsabilità. (Roma, 24 mar. Adnkronos) -

 

 

Il che, secondo me non lo esime da nulla, lo fece pure Mussolini per il delitto Matteottti, e in questo benedetto Paese le responsabilità politiche valgono zero.

 

Torno sull’argomento, non perché fui il primo dei pochissimi che gridarono allo scandalo prendendomi del fascista (e allora eravamo tutti fascisti, insieme a Santoro con la diretta Rai dai ponti di Belgrado con la popolazione che si era appuntata un bersaglio sul petto, come in altri tempi agli ebrei era stata appuntata una stella di stoffa gialla…), ma visto che specie da sinistra non fiata nessuno, rimetto la faccenda qui, su questi muri elettronici dove le parole fanno più fatica ad essere cancellate…

L’iintervista continua:

 

''L'Italia non ha mai smesso di negoziare e anche durante i bombardamenti la nostra ambasciata a Belgrado rimase aperta''.

 

D'Alema rivela anche che quando seppe che gli Usa volevano tenere fuori l'Italia dal conflitto con i serbi, usando solo le basi, lui che casualmente si era dimenticato di passare dal Parlamento prima di dichiarare guerra ad un Paese europeo, cristiano, mediterraneo, con un miliardo di affinità con la nostra razza e cultura, e invece era volato a Washington per baciare l’anello a Clinton (e speriamo solo quello), preso da un sussulto d’orgoglio si era alzato dal pavimento dove era inginocchiato ed aveva emesso il suo ruggito del topo:

 

''Presidente, l'Italia non e' una portaerei. Se faremo insieme questa azione militare, ci prenderemo le nostre responsabilita' al pari degli altri paesi dell'alleanza''.

 

''Era moralmente giusto e anche il modo di esercitare pienamente -sottolinea D'Alema- il nostro ruolo. Dopo il Kosovo infatti l'Italia ebbe un ruolo primario. Una parte della regione e' stata poi presidiata da una forza multinazionale sotto il comando italiano. E' stata la prima volta che un contingente multinazionale serviva sotto la bandiera del nostro paese.

 

Qualche anno dopo -rimarca D'Alema con riferimento alla sua esperienza di ministro degli Esteri- abbiamo avuto il comando della forza Onu in Libano. Due dei momenti piu' significativi dell'impegno di peacekeepink di tutto il dopoguerra''.

 

E bravo Baffino. Una manciata di morti per sedersi al tavolo dei vincitori. Non è nuova…

Dopo le prime vittime civili, mai un momento di pentimento?

''Pentito no, mai. Continuo pero' ancora oggi a pensare che non fosse necessario bombardare Belgrado''.

 

''Ero turbato dalla guerra, sentivo la responsabilita' di quello che accadeva, i civili che morivano... La mia preoccupazione era questa. …

Il grande merito di quell'intervento e' stato quello di mettere fine alle guerre balcaniche e aver ''innescato un processo per cui la Serbia oggi e' un paese democratico''.

 

Evviva il nostro democratico ex presidente del Consiglio. L’unico dal conflitto mondiale del ’45 ad aver dichiarato la guerra ad un Paese amico…

 

Passa il tempo ed io su questo finissimo finto statista non ho mosso di un ette il mio giudizio. L’unico merito, glielo devo riconoscere, è stato quello di aver interrotto un’antica tradizione dei nostri italici comandanti: ha fnito la guerra con lo stesso alleato con la quale l’aveva cominciata.

Per il resto…

  D'alema Belgrado

http://aldoelestorietese.dilucide.com

 

 

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