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Cuba entra nel gruppo di Rio

La notizia non e' freschissima ma mi sono dimenticato di metterla qui.
9 gennaio 2009 - Aldo Vincent

 

Cuba entra nel Gruppo del Rio




Più forza ai paesi del continente. Washington dovrà rivedere i proprio piani
Cuba è ufficialmente da ieri un nuovo membro del Gruppo del Rio, organizzazione politica latinoamerica nata nel 1986 allo scopo di risolvere i conflitti nella regione e dare impulso alla democrazia nel continente.

"E' un privilegio dare il benvenuto a Cuba come membro del Gruppo del Rio. La presenza di questo paese che consideriamo fratello sarà molto preziosa per la costruzione di un destino comune con valori condivisi" ha detto Felipe Calderon, presidente colombiano e momentaneo coordinatore del Gruppo del Rio. "Per Cuba è un momento d'importanza storica" ha detto Raul Castro, presidente di Cuba, presente a Costa do Sauipe, località che sta ospitando la cumbre. E non sono mancati i ringraziamenti verso quei paesi che hanno dato il loro assenso all'ingresso dell'isola nel gruppo. E' la prima volta che Cuba entra in un gruppo di integrazione continentale da quando nel 1962 fu espulsa dall'Organizzazione degli Stati Americani (Oea). E proprio in merito all'Oea Castro è stato perentorio: "E' una sigla che deve scomparire". L'ingresso nel Gruppo del Rio dell'Havana, inoltre, è stata una delle poche cose su cui tutti i presidenti presenti si sono trovati d'accordo.

Il segnale. L'Havana nel gruppo del Rio è inequivocabilmente un segnale forte, unico, che fino a cinque anni fa sembrava impensabile. Il potere di prendere questa decisione è la dimostrazione della ormai consolidata indipendenza dei paesi del continente dagli Usa, che per l'intero Novecento hanno sponsorizzato, difeso, aiutato e spesso fomentato le dittature militari nella zona. Non solo. Lo strapotere economico finanziario di Washington legato alle più potenti lobby mondiali ha fatto in modo che un solo presidente decidesse di imporre un bloqueo a una nazione, compromettendo per decenni la crescita e lo sviluppo di intere generazioni. Da oggi l'isola di Cuba non è più così isolata.

E' stato proprio Raul Castro davanti ai microfoni di alcune emittenti televisive presenti alla cumbre a spiegare la sua disponibilità al dialogo con Washington. "Se il Sig. Barack Obama vuole iniziare a discutere lo faremo. Se non vuole non lo faremo. Arrivati a questo punto, però, è molto difficile mantenere Cuba così isolata. Anche Washington se deve rendere conto che il mondo intero si è rivoltato contro il bloqueo. L'Onu tutti gli anni vota a favore di Cuba e contro l'imposizione dell'embrago su cui votano a favore solo Usa e Israele. E' ora di dire basta a situazioni di questo tipo dove il forte vuole imporre la propria volontà al più piccolo. Noi saremo pure piccoli ma abbiamo dimostrato ampiamente che non è così facile dominarci. Noi lavoreremo per la pace, lo sviluppo e la comprensione fra popoli ".


AldoVincent

 


Il presidente ecuadoriano, Rafael Correa, ha detto oggi che il vertice dei capi di Stato e di governo dell'America Latina e dei Caraibi che si svolge in questa località balneare in Brasile è un importante segno di cambiamento.

"E 'la prima volta che siamo indipendenti da quasi due secoli, e che possiamo riunirci tutti i paesi latinoamericani e caraibici di nostra iniziativa.
Anche governi fantoccio, paurosi, hanno dovuto chiedere il permesso per prendere decisioni sovrane, sono venuti", ha detto Correa .

Nel corso di una conferenza stampa nel contesto del secondo giorno del primo vertice dei paesi dell'America latina e dei Caraibi, ha detto che l'inclusione di Cuba nel Gruppo di Rio e la sua presenza in questo contesto è uno dei maggiori successi di questo incontro.

Interrogato da uno dei giornalisti, Correa ha parlato anche della questione del debito estero.

"Dobbiamo analizzare il problema del debito estero in America Latina, da dove è venuto. Siamo nati con il debito estero", ha detto.
Questo tema è stato seguito dal presidente del Venezuela, Hugo Chávez, che ha indicato come tutti siano obbligati a rivedere la moratoria sui paesi latino-americani, data la profondità della crisi economica, finanziaria e sistemica del capitalismo globale.

”Contiamo quante volte è stato pagato e avremo una grande sorpresa su questo eterno debito, come ha affermato dal leader cubano, Fidel Castro, negli anni'80” ha ricordato.

Il debito è impagabile, ha ratificato il boliviano Evo Morales, seguito dal presidente del Paraguay, Fernando Lugo, che ha dichiarato di credere che "il debito è un sistema di dipendenza" e ha invitato a riesaminare la legittimità di una simile tassazione.

Traduzione di aldo Vincent
http://www.giornalismi.info/aldovincent

 

 

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