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Mamma li turchi !!

Conversazioni attorno all'invasione dei barbari
29 dicembre 2008 - Aldo Vincent

 

MAMMALITURCHI

 

Ebbene sì, sto parlando di invasioni barbariche. È un argomento al cui cuore ci stiamo avvicinando volando a spirale come il Condor, dal meraviglioso film canadese premiato come miglior film straniero agli Oscar 2002, giù giù passando dai Barbari di Baricco fino ai miagolii della parte più esangue della sinistra italiana (intendo Fazio, Zucconi Gargantuà con l’accento rigorosamente sulla A, e la piccola Bignardi che ci ha pure dato il titolo di una sua pagatissima trasmissione).

 

Avrete certamente letto la recente polemica nata dall’inarrivabile Uto Ughi schifato da Schifani (che bel gioco di parole!) il quale ha osato dissacrare il Sacro Suolo del Senato invitando per il concerto di Natale nientemeno che il giovane Allevi!

Il quale benche’ baciato dal favore del pubblico rappresenterebbe (secondo il divino Ughi) una caduta di stile, un imbarbarimento del concetto di musica classica che ci coinvolgerebbe tutti.

Risponde l’Allevi e dice le sue ragioni. Ecco, partiamo da qui, non certo per schierarci con questo o con quello ma per capire cosa sta succedendo intorno alla comunicazione e intorno a noi.

 

….

 

Nel 2006 apparve su La Repubblica una nuova rubrica di Baricco: I BARBARI, appunto, dove l’autore si riprometteva di scrivere in una ventina di interventi la cronaca di una mutazione in corso, e invitava i suoi lettori ad intervenire con le loro osservazioni. Gli articoli uscirono per sei mesi, con lui muovendosi finchè l’ultima puntata la scrisse dalla Muraglia cinese, (e questo aveva un senso). Raccolse quindi gli articoli e le riflessioni e ne fece un libro che andò a presentare in televisione. In seguito, da una parte di esso, ne ricavò un film.

 

Fate bene attenzione a tutto questo perché esso rappresenta il modo barbaro di scrivere un libro il quale non è più esplorare in profondità, come discendere in un crepaccio per visionare l’intero mondo descritto nel testo, ma è diventato il segmento di una traccia, di un percorso che inizia su un altro mezzo di comunicazione e va a finire su di un altro ancora.

“Surfing” lo chiamano gli inglesi e noi lo abbiamo malamente tradotto in “navigare” ma non è lo stesso, perché il surfing – quello che si fa raccogliendo notizie su Internet, per esempio – è ciò che raccogliamo in velocità scivolando sulla superficie e da essa traendone nuova energia per avanzare in velocità.

È come andare in bicicletta dove il movimento permette non solo di rimanere in equilibrio, ma in una strada in discesa addirittura di caricarci dell’energia necessaria per andare avanti senza pedalare.

 

(continua…)

 

 

EPIGRAFI e CITAZIONI da Google:

 

“Il timore di essere sopraffatti e distrutti da orde barbariche è vecchio come la storia della civiltà. Immagini di desertificazione, di giardini saccheggiati da nomadi, e di palazzi in sfacelo in cui pascolano greggi, sono ricorrenti nella letteratura della decadenza, dall’antichità fino ai giorni nostri.”

 

http://www.ladestra.info/?p=16451

Martedì 22 genanio prossimo venturo, l’Italietta ufficiale festeggia l’ invasione dei barbari che, sbarcando ad Anzio, contribuì al progetto anglo-americano di liberare l’Italia mafiosa dalle galere, delegando a questa, in subordine, il potere conquistato. Da allora l’Italia schiava celebra questa ricorrenza venerando le tombe dei caduti inglesi, americani, marocchini, indiani, kenioti, senegalesi, e simil lordura. Non saranno venerate le migliaia di vittime della menzionata liberazione, inutili capri sacrificali, che morirono sotto le bombe o vittime di assassini premeditati, di stupri, violenze e ruberie da parte dei liberatori. Per tanto, a cura delle Associazioni d’Arma, tutti gli Italiani veri sono convocati per MARTEDI 22 GENNAIO P.V. ore 10 e 30 min AL CAMPO DELLA MEMORIA IN NETTUNO per celebrare, in fraternità e continuità di spiriti e di intenti, la difesa di Roma e della Civiltà Cristiana ed Europea da parte dei reparti della Repubblica Sociale Italiana. Saranno ricordati e venerati i Caduti della Xa MAS, della Aviazione Nazionale Repubblicana, del Folgore e del Nembo e degli altri reparti che caddero combattendo eroicamente sul fronte di Anzio e Nettuno per la difesa di Roma e l’Onore d’Italia.

 

 

IL CHIANTI E LA LIGURIA
Sono un appassionato di turismo e dopo aver trattato lo sciacallaggio delle coste tirreniche calabresi della fine degli anni '70 ad opera di costruttori poco trasparenti e governi locali compiacenti, sto studiando lo sciacallaggio in atto verso la campagna del Chianti ad opera dei buongustai americani che stanno creando uno stereotipo anche lì dove si era rimasti fuori dagli stereotipi per secoli. Attenzione l'imbarbarimento sta salendo fino a Como/Bellagio... George Cloney docet.

Vogliamo parlare invece dell'imbarbarimento delle coste liguri ad opera dei "barbari milanesi" che cercano uno sbocco sul mare con nel risiko? Dopo aver rovinato l'Adriatico e la Liguria, sembra che adesso siano ben diretti verso la sicilia (Pantelleria in primis).
Ecco, l'imbarbarimento del turismo potrebbe essere un buon spunto di riflessione, resto a disposizione.
Non ho parole.
Pierluigi Marciano

 

 

TUTTA COLPA (O MERITO) DEL WEB
Siamo arrivati al cuore del problema, secondo me: internet, Google. Hanno veramente dato vita a un nuovo modo di intendere la cultura, che ha penalizzato il ruolo del libro, lo ha ridimensionato nel suo valore totemico. Ma intendiamoci il libro rimane e rimarrà per alcuni usi insostituibile.

Come dice Baricco, anche l'invenzione della scrittura o della stampa, hanno a loro volta prodotto discontinuità importanti: per esempio non abbiamo più aedi, rapsodi e cantastorie in grado di recitare l'Iliade a memoria, ma non per questo abbiamo avuto meno cultura o una cultura meno profonda e raffinata.

Riconosciamo ai barbari i loro meriti: il web ha dato a tutti la possibilità di produrre cultura e informazione. E questo è grande. Chiunque abbia qualcosa da dire: con parole, immagini, suoni può facilmente comunicarlo al mondo. Può cercare un pubblico per la propria creatività e a livello planetario!

 

 

 

 

2-

 

“Eleganza, purezza e misura, che eranoi principi della nostra arte, si sono gradualmente arresi al nuovo stile frivolo ed affettato che questi tempi dal talento superficiale hanno adottato. Cervelli che per educazione o abitudine non riescono a pensare qualcosa d’altro che i vestiti, la moda, il pettegolezzo, la lettura di romanzi e la dissipazione morale, fanno fatica a provare i piaceri più elaborati e meno febbrili della scienza e dell’arte. Beethoven scrive per quei cervelli e in questo pare che abbia un certo successo, se devo credere agli elogi che da ogni parte sento fiorire per questo suo ultimo lavoro…”

( The Quarterly Musical Magazibne and Review come critica alla Nona Sinfonia)

 

Notare che nel criticare quella che diventerà la colonna del Romanticismo, questo insigne critico accomuna i nuovi barbari che ascoltano questa deprecabile musica, ai lettori di romanzi!!

Incredibile.

E pensare che oggi riteniamo nuovi barbari, coloro che NON leggono romanzi…

Come cambia il comune senso del…, no?

 

Insomma, continuiamo.

 

I saccheggi.

Arrivano da tutte le parti i barbari, e noi notiamo continui saccheggi, vediamo villaggi e roccaforti crollare ma non riusciamo ad intendere il tessuto che tiene insieme il disegno collettivo. Baricco lo fa in una sorta di visione dall’alto, privilegiando l’osservazione di alcuni fenomeni che secondo lui sono indicativi per comprendere il fenomeno nella sua interezza.

Il vino, per esempio, lo facevano esclusivamente francesi ed italiani. Si andava dal vinello che tutti bevevano a tavola fino a vere e proprie forme d’arte che erano i vini pregiati. Nel resto del mondo si bevevo altro: birra, super alcolici e cose così, ma il vino era patrimonio di questi due popoli. Poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale i barbari, tornarono a casa loro portandosi il piacere di bere vino e la tentazione di produrlo.

Cominciarono in California ma il loro target era il mercato interno con gli americani che di vino ne capivano ben poco, e così si pensò di adattarlo  affiancandolo al marketing ed ottennero un prodotto semplice, facile al gusto e spettacolare.

Il vino Hollywoodiano.

Essendo l’America la capitale dell’Impero, non fu difficile convogliare la comunicazione attraverso film o serie televisive dove i protagonisti bevevano vino, ed avendo una distribuzione capillare di prodotti americani, come si conviene alla capitale di un impero, in breve tempo ottennero che il vino americano si diffuse nel mondo tanto che oggi vende molto più del vino francese ed italiano messi insieme. Non solo, ma queste due nazioni europee non solo hanno cominciato ad assorbire quote di mercato di vino americano, ma hanno cominciato a produrlo!

Se vai da uno di questi nobili vignaioli, uno che chissà da quante generazioni i suoi avi facevano il vino in cima a quella collina, uno plasmato e convinto dalla sacra arte di vinificare e gli chiedi cosa ne pensa del vino hollywoodiano, magari uno di quelli che ha cominciato a produrre pure lui, ti dirà che vabbè, si tratta di prodotti commerciali per non intenditori, gente che non ha mai avuto la cultura del vino. Barbari, insomma.

Come chiedere a Schumacher un giudizio sui go-kart o chiedere a Proust una valutazione di Faletti o quel che è peggio, chiedere ad Uto Ughi perché Giovanni Allevi secondo lui non sarebbe degno di suonare il concerto di Natale al Senato.

 

( continua…)

 

 

 

 

 

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