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ECONOMIA

McLuhan e la crisi economica

analisi di questi giorni convulsi
21 novembre 2008 - Aldo Vincent

McLuhan e la crisi economica che viviamo

Venerdí 21.11.2008 11:45
Di Pasquale Della Torca

Ma voi pensate veramente che arrivi la fine del mondo? Suvvia, la stampa vi inganna; basta guardare gli spalti degli stadi per capire che tutto il rituale della crisi, del disastro, della catastrofe si consuma come fatto tecnico-mediatico.

Finalmente Marshall McLuhan ha trovato la piena conferma alla sua interpretazione del processo comunicazione-società-singoli. Gli effetti prodotti dalla comunicazione influenzano sia il livello macro, la società nel suo complesso, sia il livello micro, i singoli per cui si determina che il “mezzo è il messaggio”. E oggi i mezzi o media sono così pervasivi da influenzare il così detto immaginario collettivo a livello globale. Cioè la terra è divenuta finalmente quel “villaggio globale” che McLuhan indicò fin dal 1968, realizzandosi in tutta la sua pienezza tramite il processo comunicativo.

Questo processo comunicativo che realizza il “villaggio globale” condiziona dunque anche i comportamenti umani riducendone le diversità e le tipicità per ricondurli a una specie di tipo globale. Ovviamente non parlerei di massificazione né di cosificazione perché ciò ci porterebbe lontano, ma sicuramente la codificazione comportamentale si è semplificata a causa dell’influenza dei media.

La crisi finanziaria allora diventa globale, la recessione anche, i consumi calano ovunque, la gente è più povera ovunque ed è più a rischio povertà ovunque, la classe media si impoverisce ovunque, le borse crollano ovunque e con la stessa identica sincronicità si riprendono. Ovunque c’è la crisi del comparto immobiliare e ovunque c’è la crisi del settore auto…poi, a catena ci sarà la crisi del settore dei frigoriferi e delle lavatrici, la crisi del sushi e quella del pesce in scatola. Ovunque sarà un Natale magro e triste…ma. C’è un ma. E’ proprio così che funziona il nuovo modello di mondo in scatola?

Se osserviamo da vicino le cose vediamo che si parla di “recessione tecnica”. I media e i professori, influenzati dai ministri propendono per questa affermazione perché fa colpo sull’immaginario della gente che, ovviamente, non sa cosa significhi realmente per la scienza economica la recessione. E’ ovvio che nel “villaggio globale” i comportamenti marginali si adeguando a un concetto che non si capisce perché i media ne semplificano il significato adottando termini come: crisi, crollo, fallimento ecc.

In realtà l’influenza dei media influisce su quelli che chiamo “comportamenti marginali” ovvero tutta quella serie di azioni e fatti che le persone pongono in essere influenzati dalle notizie negative diffuse dai media ma che non intaccano i “comportamenti profondi”.

Allora questi “comportamenti marginali” sono quelli ai quali ognuno di noi rinuncia senza subirne conseguenze di rilievo come per esempio ridurre l’acquisto di alcuni beni di consumo non fondamentali, riduzione delle spese non urgenti, riduzione del consumo vistoso ecc. Tutti gli altri comportamenti che vengono qualificati come incomprimibili perché altrimenti inciderebbero sulla nostra qualità della vita rimangono tal quali.

In base a questa osservazione è evidente che la gente compri meno automobili nuove visto che negli ultimi cinque anni ha provveduto a sostituire la vecchia auto con una nuova. Altrimenti non si spiegherebbe come le industrie automobilistiche siano state in grado di presentare buoni risultati.

La stessa cosa vale per molti altri settori industriali. E’ pertanto corretto pensare che nell’ultimo decennio il “villaggio globale” si sia dato da fare molto a spendere e spandere condizionato da quegli effetti pervasivi della comunicazione sull’immaginario collettivo che voleva il mondo in crescita continua. Diciamo che la propaganda narcisistica del capitalismo avanzato ha gettato tutti gli abitanti del villaggio in un conseguente torpore narcisistico per cui consumare sempre di più si poteva perché quel capitalismo avrebbe sempre assicurato risorse per tutti.

Quando si sente sempre più spesso dire che in seguito alla crisi finanziaria finalmente si ritornerà all’economia reale non si fa altro che affermare quanto Marshall McLuhan sosteneva quando diceva che nonostante la meccanizzazione fosse la principale causa dello sviluppo e del mutamento proprio il principio della meccanizzazione esclude la possibilità stessa dello sviluppo o la comprensione del mutamento. In sostanza McLuhan sosteneva che la meccanizzazione attuandosi mediante un processo di frammentazione e conseguente ordinamento seriale delle parti dava luogo a una sequenza per cui non necessariamente quello che originava dalla sequenza ne derivava. Egli sottolineava che niente conseguiva da una sequenza tranne il mutamento.

Così le crisi come, per esempio, quella del terzo secolo, o quella del ventinove o quella odierna vanno inquadrate nel campo del mutamento e giammai devono essere fatte derivare da un processo. Piuttosto le crisi sono sempre il compimento di più processi che non formano sequenze, ecco perché sono difficili da prevedere.

Quindi quando si auspica un ritorno all’economia reale si pensa a un mutamento che non può essere imputato all’uso intensivo della finanza e della leva finanziaria perché la finanziarizzazione dell’economia di per sé deve essere inquadrata in quel processo di frammentazione e conseguente ordinamento seriale delle parti di un sistema economico cosiddetto capitalistico moderno.

La stessa cosa vale per il concetto di recessione, tant’è che oggi si parla di “recessione tecnica” e non di recessione sic et simpliciter.

In tutto questo il sistema dei media ha esasperatamente semplificato le cose dando ampio risalto al processo frammentazione-ordinamento seriale ma non riuscendo a spiegarlo correttamente né a spiegare il conseguente concetto di mutamento per cui la recessione è tecnica ma le cose appaiono come se il mondo stesse cadendo in un baratro o in una sorta di medioevo moderno.

Note:

http://aldoelestorietese.dilucide.com

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