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La campagna elettorale USA

dominata dalla televisione
6 novembre 2008 - Aldo Vincent

Le ultime elezioni americane dominate dalla televisione
Scritto da: Marco Pratellesi alle 13:51
Tags: campagna elettorale, elezioni Usa, internet, Pew Research Center, quotidiani, stampa, televisone, web

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Sarà, probabilmente, l'ultima campagna elettorale americana dominata dalla televisione. Già in queste elezioni il web è stato più rilevante rispetto ai quotidiani nella formazione dell'opinione pubblica.

Secondo una rilevazione del Pew Research Center, molti più americani hanno navigato su internet alla ricerca di informazioni sui candidati di quanto non abbiano fatto nel 2004. Nonostante la televisione sia ancora la fonte dominante per le informazioni elettorali, la percentuale di coloro che si sono rivolti a internet per formarsi una opinione è triplicata rispetto all'ottobre 2004 (da 10% al 33%).

Se internet ha già superato i quotidiani come fonte principale rispetto alla campagna elettorale, alcuni dati fanno presagire che già dalle prossime elezioni il sorpasso potrebbe consumarsi anche nei confronti della televisione. Secondo la ricerca, infatti, nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni gli elettori che hanno scelto internet sono il 49% rispetto al 61% che si è dedicato alla televisione e il 17% dei giornali.

Nella fascia immediatamente successiva (30-49 anni), le percentuali sono 70% televisione, 37% internet, 23% quotidiani. Negli over 45 invece televisione e quotidiani fanno la parte del leone (82% e 45%) mentre internet è presente solo con un 12%. La proiezione di queste dati sembra indicare una tendenza: tra quattro anni il web potrebbe essere il media più rilevante nella formazione dell'opinione pubblica americana.

Pubblicato il 04.11.08 13:51 | Permalink| Commenti(2) | Invia il post
29/10/2008
Giornali Usa in crisi: tagli al personale e addio alla carta
Scritto da: Marco Pratellesi alle 13:55
Tags: Christian Science Monitor, crisi editoria, Los Angeles Times, MediaWatch, New York Times, stampa, Time, Usa Today

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La crisi nel mondo dell'editoria comincia a farsi sentire in maniera sempre più pesante. Licenziamenti sono previsti in tre grandi gruppi editoriali, mentre il Christian Science Monitor, testata con un secolo di storia, decide di abbandonare la carta per resistere solo online come ci racconta Nicola Bruno.

Non è ancora arrivato il momento della profetica "ultima copia", ma forse manca davvero poco. Il New York Times si dice pronto a ristrutturare il proprio organico dopo i disastrosi risultati dell'ultima trimestrale, che vede i ricavi pubblicitari su carta in picchiata libera (-16%) e quelli dell'online (+6%) ancora del tutto insufficienti a colmare il buco.

Non va di certo meglio alla concorrenza, che nel frattempo sta già correndo ai ripari: dall'inizio della settimana tre grandi gruppi editoriali statunitensi hanno annunciato tagli drastici al personale. E un quotidiano autorevole come The Christian Science Monitor decide addirittura di abbandonare la carta e puntare tutto su Internet.

LICENZIAMENTI – Ad aprire le danze ci ha pensato lunedì il Los Angeles Times, presentando un piano esuberi di 75 unità. Martedì ha rincarato la dose Gannett, il più grande gruppo editoriale a stelle e strisce (oltre ad Usa Today, controlla un centinaio di quotidiani locali): in seguito alla crisi economica e al calo della pubblicità, si vedrà costretto a licenziare 3000 dipendenti. Se i quotidiani sono in crisi, lo stesso può dirsi anche per i magazine: Time Inc., editore dell'omonimo settimanale e di un centinaio di altre pubblicazioni diffuse in tutto il mondo, nelle prossime due settimane presenterà la lettera di dimissione a 600 impiegati.

Secondo il sito MediaWatch, sono oltre 12.000 i licenziamenti annunciati nell'industria dell'informazione statunitense dall'inizio dell'anno.

SOLO ONLINE – In tutto ciò c'è chi è pronto a compiere il fatidico passo e dire addio alla carta. E' il caso del prestigioso quotidiano The Christian Science Monitor, autore di grandi inchieste di politica estera e vincitore di ben sette premi Pulitzer. Dopo cento anni di pubblicazioni, dal prossimo anno il quotidiano continuerà a vivere solo online, mentre la domenica uscirà un settimanale su carta per gli abbonati. Sarcastica la dichiarazione rilasciata dal direttore Yemma al New York Times: "Abbiamo il lusso e l'opportunità di compiere un salto che la maggior parte dei quotidiani saranno costretti a fare nei prossimi cinque anni".

Nicola Bruno

Pubblicato il 29.10.08 13:55 | Permalink| Commenti(10) | Invia il post
28/10/2008
Ecco la mappa degli endorsement dei giornali americani
Scritto da: Marco Pratellesi alle 15:27
Tags: elezioni presidenziali, endorsement, giornali, McCain, Obama, Usa

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L’endorsement è l’appoggio pubblico a un candidato da parte di un opinion leader. Nel mondo anglosassone è normale che un giornale dichiari, con un editoriale o un articolo a firma del proprio direttore o di un opinionista, quale candidato intenda appoggiare alle elezioni e perché.

In Italia questa pratica non è invece molto diffusa. Il fatto che un giornale dica apertamente perché appoggia un candidato anziché un altro non vuol dire che la posizione sia sposata da tutto il giornale, che mantiene invece la sua capacità di critica nei confronti del candidato favorito, così come non esiterà a dare spazio alle opinioni di chi la pensa diveramente.

L'endorsement può giocare un ruolo importante nell'orientare l'opinione pubblica e quindi nell'esito elettorale, ma anche no come dimostano casi anche recenti. Ovviamente più prestigiosa e letta è una testata più la sua forza si farà sentire presso gli elettori. Ma, come si è detto, non è affatto scontato che l’endorsement abbia un effetto assicurato sull’andamento elettorale.

Se volete avere un'idea di quanto sia diffusa questa pratica negli Stati Uniti e quale dei due candidati appoggino i giornali americani, grandi e piccoli, potete basarvi su questa Mappa interattiva degli endorsement dei giornali nelle elezioni presidenziali 2008, uno straordianrio esempio di come internet riesca a semplificare (cioè rendere più semplice e immediata) anche l'informazione più complessa.

Pubblicato il 28.10.08 15:27 | Permalink| Commenti(2) | Invia il post
27/10/2008
Perché leggere i giornali?
Scritto da: Marco Pratellesi alle 13:33
Tags: Benoit Raphael, carta, futuro, giornali, quotidiano, Stati generali sulla stampa scritta

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I giornali di carta hanno un futuro? E quale è il loro senso nel mondo dell'informazione digitale? Quale potrà essere il loro uso nel mondo post-internet? Se lo chiede Benoit Raphael, uno degli esperti che partecipa ai gruppi di lavoro sugli Stati generali sulla stampa scritta in Francia, nel suo blog "Demain tous journaliste" con un articolo dal titolo "Giornali: il rompicapo dei contenuti".

Nell'esaminare le chances per il futuro della stampa scritta, Raphael parte da una questione di fondo: il focus non è cosa leggere in un giornale, ma perché leggere un giornale? "Anche perché - spiega Benoit - io non vedo oggi un solo contenuto pubblicato su carta che non possa essere trovato su internet".

Ecco i punti che Raphael individua a favore della carta

1. Mobilità

Ci sono ancora situazioni in cui leggere un giornale rimane pratico, anche se l'arrivo dei supermobili e dei mini-pc riduce considerevolmente questo vantaggio fisico.

2. Gerarchizzazione

Il giornale cartaceo permette una gerarchizzazione chiara dell'informazione e una navigazione alla fine abbastanza pratica e gradevole...Può darsi che sia proprio in questo la sua attrattiva: l'iperselezione, l'ipergerarchizzazione in un universo di caos editoriale e di flusso.

3. Budget

Al momento nessuna redazione web può competere, in termini di risorse umane, con una redazione dei giornali di carta. Questo capitale umano è destinato a diminuire rapidamente nei prossimi anni (o addirittura nei prossimi mesi), ma resterà largamente superiore. Il problema è che è male sfruttato... con una omologazione attraverso il massiccio utilizzo delle notizie di agenzia. Riducendo le breaking news e le rubriche inutili - suggerisce Raphael - si dovrebbe poter sfruttare più efficacemente questo budget (fino a quando lo si ha ancora) per rafforzare soprattutto l'investigazione, il giornalismo di scoop, principale valore aggiunto della stampa oggi.

Pubblicato il 27.10.08 13:33 | Permalink| Commenti(12) | Invia il post
23/10/2008
Sulzberger: se il giornale muore
Scritto da: Marco Pratellesi alle 17:56
Tags: Arthur Sulzberger, crisi, giornali, New York Times, online, quotidiani, stampa, web

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Arthur Sulzberger Jr., editore del New York Times, torna sul tema del futuro dei quotidiani e dell'informazione per ribadire un concetto già espresso in passato: non dobbiamo preoccuparci se tra 10 anni il giornale di carta sarà scomparso, dobbiamo preoccuparci invece di essere là dove i lettori si aspettano di trovare la nostra informazione.

Nell'era dell'informazione globalizzata il sovraccarico di notizie potrebbe rivelarsi un vantaggio per i media tradizionali. "Siamo sicuri di aver bisogno di tutte queste notizie e informazioni?" si chiede Sulzberger. E ancora: "Desideriamo veramente tutte questa notizie e informazioni?" "Possiamo tollerarle?".

Ecco perché oggi più che mai - spiega Sulzberger - "voci attendibili e fidate sono più importanti di quanto non siano state in passato". La crisi può tradursi in un vantaggio se gli editori sapranno adattarsi ai cambiamenti in atto. Anche se questo potrebbe significare una minore rilevanza dell'edizione stampata.

Pubblicato il 23.10.08 17:56 | Permalink| Commenti(1) | Invia il post
22/10/2008
I giovani dritti alla meta
Scritto da: Marco Pratellesi alle 19:03
Tags: Codice Internet, G-generation, google, lettura, quotidiani

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I giovani non leggono i giornali, purtroppo. Ma da alcune recenti empiriche statistiche, fatte davanti a un pubblico di liceali in occasione delle manifestazioni milanesi di Codice Internet, risulterebbe che non leggono neppure i siti di news. Doppio purtroppo. Ma com'è possibile un così totale disinteresse per l'informazione?

Gli studiosi hanno offerto più risposte: da quelle sociologiche a quelle scolastiche; da quelle familiari a quelle editoriali. E se la risposta fosse più semplicemente tecnologica? La G-generation, ovvero la generazione Gooogle, è abituata a una informazione on demand.

I ventenni crersciuti con internet e i motori di ricerca, quando vogliono qualcosa - sia esso un video, un articolo, una ricerca, uno studio - vanno su Google e digitano le parole chiave per arrivare dritti all'obiettivo. I quotidiani, invece, non diversamente dai siti di news, sono pensati e costruiti come contenitori omnibus: dalla politica allo sport, dai commenti agli spettacoli.

Mentre la generazione pre-internet è abituata a sfogliare e/o navigare alla ricerca di notizie che stimolino la curiosità, la G-generation sembra essere molto più orientata a raggiungere l'obiettivo senza disperdersi in consultazioni generaliste. Una spiegazione consolatoria: in fondo non si tratterebbe di disinteresse per l'informazione, ma solo di percorsi diversi.

Pubblicato il 22.10.08 19:03 | Permalink| Commenti(7) | Invia il post
17/10/2008
Rimarranno solo i più autorevoli
Scritto da: Admin Tomato alle 12:53
Tags: carlo verdelli, daniela hamaui, ezio mauro, ferruccio de bortoli, futuro, giulio anselmi, maurizio belpietro, paolo mieli, stampa

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Del futuro del quotidiano si è discusso a Milano in un confronto tra i direttori delle principali testate. Ecco il resoconto della collega Rita Querzé.
E voi cosa ne pensate? Come la stampa può vincere la sfida dell'informazione dopo internet?

I direttori della carta stampata
«Il futuro dei giornali?
Sta nell'autorevolezza»

MILANO — Nonostante Internet, la carta stampata ha un futuro certo. A patto di non perdere mai la bussola dell'autorevolezza. Su questo concordano i direttori Giulio Anselmi (La Stampa), Maurizio Belpietro (Panorama), Ferruccio de Bortoli (Il Sole 24 Ore), Daniela Hamaui (L'Espresso), Ezio Mauro (La Repubblica), Paolo Mieli (Corriere della Sera), Roberto Napoletano (Il Messaggero) e Carlo Verdelli (La Gazzetta dello Sport) che si sono confrontati ieri a Milano. Tema: il futuro dei media. L'occasione è stata fornita dal convegno «L'autorevolezza oggi» organizzato dalla Mario Mele & partners. «La Rete vince per velocità e flusso di notizie. Ma non può gerarchizzare le informazioni», ha esemplificato Ezio Mauro. Certo, la carta stampata dovrà ritagliarsi un ruolo nuovo. «I quotidiani sopravviveranno nella forma attuale per qualche decennio dentro a un rapporto di osmosi con gli altri mezzi», ha detto il direttore del Corriere, Paolo Mieli. E poi? «Il profilo declinante delle vendite è fisiologico. Ma la pubblicità sosterrà la carta stampata in virtù della sua autorevolezza. Col tempo la fiaccola della leadership tra i media passerà ad altri. L'importante è che questo trasferimento avvenga senza forzature». Per Ferruccio de Bortoli «l'informazione scritta è sempre più centrale perché fornisce un metodo per distinguere l'utile dall'inutile». Ma come saranno i giornali del futuro? Carlo Verdelli ha un'idea: «Sarà premiato chi esce dai vecchi schemi. Per sintonizzarsi con un mondo che vuole dialogare».
Ri. Que.

Pubblicato il 17.10.08 12:53 | Permalink| Commenti(0) | Invia il post
16/10/2008
Ugc 2009: incontro giornalisti-blogger
Scritto da: Marco Pratellesi alle 14:57
Tags: blogger, Current, Federico Luperi, giornalisti, Luca Sofri, Mario Adinolfi, Ugc, Warner Home

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«User generated content 2009: contenuti, pubblicitá, forme partecipative». Questo il tema del forum di discussione organizzato da Current Italia e Warner Home Video questa sera alle ore 20 presso la Casa del Cinema di Roma. Ci sarò anche io, insieme a Mario Adinolfi, Luca Sofri, Federico Luperi (Adnkronos Multimedia), Ivan Montis (Universitá Cattolica Milano), Cristina Tagliabue (Sole 24Ore), Layla Pavone Managing Director Isobar,
Giovanni Cogliati (Warner Home Video), Tommaso Tessarolo e Paolo Lorenzoni (Current).

Si tratta di un incontro off-line rivolto a bloggers, video-maker e a tutti coloro che hanno voglia di parlare di creativitá e partecipazione legate alle nuove tecnologie. Il Forum, infatti, partirá dall'iniziativa VCam - (Viewer Created Ad Messages - Pubblicitá Creata dai Telespettatori) lanciata lo scorso 15 settembre da Current e Warner Home Video in occasione dell'85mo Anniversario della major americana, per poi analizzare i sempre più numerosi fenomeni partecipativi del Web riguardanti, oltre gli ormai «tradizionali» contenuti: informazione, pubblicitá e politica. Uno
sguardo d'anticipo su quelli che saranno gli aspetti internet più innovativi per il prossimo anno.

Pubblicato il 16.10.08 14:57 | Permalink| Commenti(0) | Invia il post
15/10/2008
Giornalismo online tra novità e precariato
Scritto da: Marco Pratellesi alle 10:47
Tags: Blogo.it, Daniela Stigliano, Fnsi, Francesco Magnocavalli, giornalismo online, Lsdi, Marco Mazzei, Robin Good

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Robin Good (italianissimo nonostante il nome) ha creato un utile e redditizio sito su tutto «quello che ogni esperto di comunicazione deve sapere»; Marco Mazzei, direttore dei contenuti online della Mondadori, parla di «latitanza» e ritardo dell'Ordine dei giornalisti e del sindacato sui temi della comunicazione sul web; Francesco Magnocavalli, che dirige Blogo.it, società editoriale indipendente che riunisce 300 blogger professionisti, annuncia la prima Carta dei diritti e dei doveri dei blogger. Sono alcuni spunti emersi durante il convegno "Giornalismo online, questo sconosciuto", organizzato dalla Fnsi.

Un'occasione per presentare i primi dati di una ricerca sul giornalismo digitale avviata da Lsdi (Libertà di Stampa e Diritto all'Informazione), secondo cui oltre il 58% di chi lavora in testate online non ha contratto giornalistico (contro il 41,67 che invece lo ha); il 78,38% svolge lavoro di desk (contro il 16,22% che lavora in esterno). Per quanto riguarda la produzione di notizie, al top della classifica troviamo la cronaca locale (14,94%) e la cultura (12,67%), seguite da politica (10,49%) ed economia (10,13%).

I dati relativi al tipo di contratto «preoccupano il sindacato», afferma Daniela Stigliano della segreteria federale della Fnsi, per la quale comunque «non c'è solo l'online, ma esistono anche piattaforme multimediali. Si parla di integrazione completa delle redazioni, è inutile negare che la tendenza sia questa. Ed è anche la scommessa che ci stiamo ponendo nel tentativo di rinnovo del contratto di lavoro».

Robin Good racconta che il suo sito ha 600 mila visite al mese e un guadagno di 20 mila dollari al mese per la pubblicità su Google (ad sense), ma avverte: «È un business non solido, Google può cambiare le regole da un momento all'altro. Il futuro è nella diversificazione, nella vendita di know how specializzati, dvd, cd rom, nei workshop e teleconferenze».

Una critica all'Ordine dei giornalisti e al sindacato viene da Marco Mazzei, direttore di Mondadori On Line: «Ordine e Fnsi sono stati latitanti su questi temi, occuparsene ora è segno di un ritardo colpevole», dice Mazzei, secondo il quale, tra l'altro, «le regole scritte sull'online non funzionano molto». «Questa ricerca può aiutare molto a capire cosa sta succedendo. La Fnsi sta esaminando l'evoluzione permanente del settore», afferma il segretario generale Franco Siddi, che poi aggiunge: «Noi in questa fase abbiamo qualche priorità, il contratto di lavoro e la nostra natura di sindacato».

(Fonte Ansa)

Pubblicato il 15.10.08 10:47 | Permalink| Commenti(4) | Invia il post
14/10/2008
I video della Rai su YouTube
Scritto da: Marco Pratellesi alle 14:13
Tags: Rai, RaiNet, VideoID, YouTube

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Di tutto di più: la Rai apre a YouTube. Dopo un peridodo di test, la televisione pubblica ha formalizzato un accordo con il sito di video sharing per rendere disponibile alla community di YouTube parte della propria produzione. Ogni settimana, RaiNet caricherà i contenuti sul proprio canale all'interno di YouTube, rendendoli consultabili agli utenti di tutto il mondo.

«RaiNet userà l'avanzata tecnologia VideoID di YouTube per gestire e proteggere i propri contenuti sul sito - si legge nella nota congiunta - VideoID è uno strumento che permette ai proprietari dei contenuti di identificare i loro materiali su YouTube e di decidere come renderli disponibili e stabilire se ottenerne ricavi, rimuoverli o semplicemente monitorarli».

L'accordo si inserisce nella nuova strategia editoriale di YouTube, che mira a un modello di business ispirato alla tv commerciale: massimizzare la distribuzione di prodotti terzi con spot e condivisione dei guadagni con i partner.

«La conclusione di questo accordo va nella direzione indicata dal nostro piano editoriale - spiega il direttore di Rai Nuovi Media, Piero Gaffuri - che prevede la diffusione dei contenuti Rai su più piattaforme e partnership con operatori web di alto profilo internazionale». Nei prossimi mesi l'offerta di RaiNet su YouTube prevederà anche l'apertura di canali tematici pensati per un pubblico giovane: news, junior, fiction, cult clip e comicità.

YouTube da sito di puro video sharing si sta sempre più trasformando in un sito di distribuzione di contenuti video prodotti da società televisive e cinematografiche. La Rai si inserisce giustamente in questa piattaforma. Dispiace, casomai, che in questi anni la televisione pubblica non abbia saputo adeguatamente valorizzare sul web la ricchezza dei suoi notiziari, degli approfondimenti, dei programmi e l'archivio che le avrebbero fatto meritare il ruolo di "YouTube italiana".

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