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Riassunto umanitario per cattivisti disinformati

10 luglio 2018 - Carlo Gubitosa

Il parlamentare PD Esposito

Premessa planetaria: il fronte globale di conflitto tra padroni del mondo e impoveriti. Il nostro stile di vita impoverisce il mondo e "a casa nostra" c'è chi lucra sulle guerre per trafficare armi "a casa loro". Ma ridurre il consumo di carne è da fricchettoni vegani, spostarsi nelle grandi città con bici e trasporto pubblico è utopia ambientalista, chiedere la chiusura delle fabbriche armiere è luddismo irresponsabile che mette a rischio reddito e lavoro di oneste famiglie. E quindi non ci resta che la sindrome TINA, l'assuefazione all'assenza di alternative che perpetua gli accumuli di pochi che si riflettono nell'impoverimento di intere popolazioni, paesi e continenti, con tutto il suo corollario di guerre, violenze, degrado, miseria, siccità e carestia aggravate da disastri naturali che da sempre hanno spinto l'umanità a cercare luoghi migliori in cui installarsi.

Pontida

Premessa nazionale: il fronte interno di conflitto tra i padroni d'Italia e le comparse che si sono succedute nel ruolo del nemico pubblico. In passato gli "italiani" di oggi si proclamavano padani, e tuonavano dalle rive del Po contro quei "terroni" che oggi inseguono mendicando voti(senza però cambiare la "mission" eversiva e secessionista di indipendenza padana messa nero su bianco all'articolo 1 dello statuto del partito leghista), lanciavano un accorato allarme sociale per "invasioni romene" che non ci sono mai state, nemmeno dopo l'apertura delle frontiere, cambiavano nemici in funzione delle cronache e dell'audience, dedicando di volta in volta l'ora d'odio orwelliana a terroni, marocchini, albanesi, romeni, zingari, islamici, finti profughi e operatori umanitari. Ma l'ora d'odio non arriva a toccare i loro capi condannati (in primo grado, ovviamente: siamo garantisti) per appropriazione indebita e truffa ai danni dello statoi soldi del partito usati per lauree albanesi, diamanti africani e arricchimenti padani sono stati bonariamente derubricati come peccati veniali, con Salvini che rifiuta di costituire i militanti leghisti come parte civile nei processi (con una scelta che lo rende moralmente complice degli imputati) e l'avvocato di Bossi che ha riesce a trovare la spudoratezza di affermare che quei soldi erano un pò anche del Senatur, visto che la Lega Nord, a differenza dei reclusi nelle carceri speciali per stranieri, non ha personalità giuridica.

Immigrazione

E si arriva così all'ultimo decennio: mentre qualche padano di razza pura arraffava il possibile senza l'ingombro della personalità giuridica, una concentrazione di ricchezza che non ha avuto precedenti nella storia generava profondi squilibri globali a beneficio di aziende transnazionali più potenti dei governi, evanescenti e immateriali quando viene a bussare il fisco, ma tangibilmente devastanti per chi subisce gli effetti del loro spietato neocolonialismo, che porta alle estreme conseguenze il vizio capitale dell'avarizia di pochi confidando sull'accidia di tanti e sulle scappatoie dei paradisi fiscali. Sono questi squilibri e queste ingiustizie a scatenare le migrazioni di chi vuole esercitare il diritto a fuggire dalla fame e dalla guerrarivendicando a rischio della vita una libertà di movimento che gli europei hanno garantito a se stessi come diritto inalienabile all'interno dei confini dell'UE, dove si può emigrare a piacimento e senza troppa burocrazia se si trovano migliori opportunità di vita e di lavoro.

A questo si aggiunge la nostra patologica necessità tribale di mettere frontiere, muri, barriere, carte bollate e altre varie rotture di scatole tra noi e chi vuole entrare "a casa nostra", che si traducono in una burocrazia delirante e nell'assenza di canali regolari di ingresso diversi da periodiche sanatorie o inadeguati "decreti flussi". Siamo stati noi, con le nostre paure xenofobe, a generare le Turco-Napolitano, le Bossi-Fini, i pacchetti sicurezza di Maroni e i decreti Minniti che spingono i migranti tra le braccia delle organizzazioni criminali per assenza di alternative. E come nell'Europa degli anni 40 ci si abituava a veder partire i vicini di casa per non fare mai più ritorno, anche noi ci siamo abituati a veder morire la gente in marepiù di trentamila in un decennioPer anni nessun governo o istituzione internazionale si è preoccupato di fare un conteggio delle vittime, lasciando questa macabra contabilità a gruppi di volontari organizzati in una rete internazionale di "Data Journalism".

vittime2017

Con o senza statistiche sulle vittime in mare, i governi se ne fregano comunque: i morti non votano, e se sono stranieri non votano nemmeno i loro parenti. E così mentre le vittime aumentavano, per un certo periodo non ancora segnato da cinica assuefazione è aumentata anche l'empatia verso i migranti e l'indignazione verso queste tragedie. Vengono concesse cittadinanze onorarie postume in seguito a naufragi eclatanti, senza esagerare concedendole anche a chi aveva avuto la colpa di sopravvivere, e nel 2013, in un sussulto di umanitarismo l'Europa lanca l'operazione "Mare Nostrum" che salva circa 160.000 vite umane in un anno, con uno spiegamento di mezzi mai visto in precedenza nel mediterraneo. Ma il guaio è che funziona troppo bene, e aggiungere posti a tavola ci costa sempre più fatica.

Dati economici

Come se non bastasse, la tavola dove dovremmo aggiungere dei posti si restringe sempre di più. L'Europa assaggia all'alba del millennio l'amara medicina neoliberista che aveva già devastato le economie del sud del mondo negli anni 90: smantellamento del settore pubblico con la scusa dell'inefficienza, devastazione della scuola pubblica con la scusa del presunto privilegio dei docenti, precarizzazione del lavoro con la scusa della crisi, tasse ai più ricchi che scendono ai minimi storici con la scusa dell'intollerabile pressione fiscale, che diventa ancora più intollerabile per chi paga i risparmi dei ricchi con IVA ai massimi storici, accise e sbriciolamento del welfare. In questo scenario di devastazione si aprono le porte al cannibalismo sociale, dove il giovane precario viene convinto a stracciare lo statuto dei lavoratori per diventare uguale all'anziano garantito dall'articolo 18, e il lavoratore privato non vede l'ora che tolgano quel poco di garanzie che rimangono a quello pubblico, sempre per nobili principi di uguaglianza e giustizia sociale, anche se convenientemente declinati "al ribasso"

In mezzo al terremoto economico che scuote l'Europa, la destra xenofoba a caccia di consensi cavalca il malcontento e punta il dito contro i migranti per trasformare la rabbia in voti, proprio come aveva fatto a suo tempo con i meridionali. Le residue capacità di indignazione collettiva di fronte a stragi evitabili di innocenti vengono spente e soffocate nella "macelleria sociale" fomentata con le ricette economiche fallimentari di una élite economica che ha impoverito il 99% della popolazione per consentire all'1% di arricchirsi. E' quello che accade anche in Italia, dove Oxfam documenta che l'1% in cima alla piramide stringe in mano il 25% della ricchezza nazionale, che arriva al 70% se si considera il 20% più ricco della popolazione.

E' così che nel 2014 una opinione pubblica europea malata di xenofobia e impaurita dallo spettro della povertà, delle privazioni e del lavoro precario che nega il futuro spinge la politica a chiudere l'operazione "Mare Nostrum" che aveva il compito di salvare vite umane, rimpiazzandola con l'operazione "Triton" che ha il compito di difendere le frontiere. Cala drasticamente sia il numero dei migranti salvati che il numero degli scafisti arrestati, e le barche private delle ONG diventano sempre più indispensabili per coprire le carenze del soccorso pubblico.

Marenostrum

Con la chiusura di "Mare Nostrum" i governi europei si disinteressano di fatto alle stragi nel Mediterraneo. Il salvataggio di vite umane è lasciato all'iniziativa privata di volontari, ONG e organizzazioni umanitarie con mezzi molto più limitati dei 3 milioni di euro al mese destinati all'operazione Triton, e dei 9,5 milioni di euro al mese impiegati per "Mare Nostrum" in un anno. Prima di storcere il naso per quei milioni urlando contro le spese della casta e i soldi "rubati agli italiani" per salvare gli stranieri, prendete un attimo il pallottoliere, per verificare che quei soldi corrispondono a 712 euro per ognuna delle 160.000 persone soccorse dall'ottobre 2013 all'ottobre 2014. Decidete voi se una vita umana vale più o meno di quella cifra, e poi confrontatela con i 280 miliardi di euro spesi nel 2016 dall'UE per la spesa militare. Se proprio dobbiamo pagare gente in divisa, meglio che vada a salvare vite altrui anziché mettere a repentaglio la propria in fallimentari esportazioni di democrazia.

E arriviamo alle cronache più recenti, con la destra xenofoba, peppista, fascista e padana che dà un senso concreto al concetto astratto di feccia umana cavalcando paure, rabbia, miseria e malcontento a caccia di consensi, o per sfogare rabbie, frustrazioni, nevrosi e odio mal represso. Il dito questa volta è puntato contro le ONG, accusate di connivenza con un traffico di esseri umani che in realtà è fomentato dall'assenza di corridoi umanitari e passaggi legali e sicuri per chi vuole lavorare in Europa. Segue a ruota la pseudosinistra xenofoba, che cavalca altrettanto sapientemente il disagio per mietere consensi, e per mano di un ministro nato politicamente nel PCI (un partito che aiutava gli ebrei a fare carte false per non essere deportati) toglie ai richiedenti asilo il diritto di appello contro il diniego della domanda di asilo, cerca di trasferire in Libia il problema dei salvataggi e il conseguente onere della gestione dei salvati, ostacola le missioni di salvataggio delle ONG aggiungendo alle leggi obbligatorie un codice di comportamento facoltativo che viene rifiutato da una organizzazione premio Nobel per la Pace, in quanto considerato incompatibile con la terzietà e l'efficienza delle operazioni di salvataggio.

Chi non si adegua a questo codice viene minacciato con le allusioni e marginalizzato con la menzogna. Sul sito del ministero dell'interno si legge che "l'aver rifiutato l’accettazione e la firma pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse. In una condizione diversa, saranno invece parte integrante le ONG che hanno sottoscritto il Codice". Nonostante le intimidazioni, le navi di Medici senza Frontiere restano sicure quanto le altre, e continuano a partecipare a pieno titolo al sistema organizzato di salvataggio in mare.

Una fetta minoritaria di popolazione (ma mediaticamente significativa e politicamente trasversale) dopo aver riversato per anni il proprio disprezzo verso i no-global che avevano annunciato nel 2001 come cassandre la crisi economica del neoliberismo, le speculazioni della finanza nell'eurozona e i rischi di una gestione emergenziale dell'immigrazione viziata da xenofobia, decide di dedicare la sua ora d'odio alle organizzazioni umanitarie, colpevoli di intervenire lì dove i governi europei hanno deciso che poteva esserci un tollerabile sacrificio umano in nome della sicurezza della "Fortezza Europa" e dei suoi cittadini.

Le ambulanze diventano complici dei pirati della strada, se le ambulanze sono quelle che si muovono in mare per salvare stranieri e se i pirati della strada si chiamano scafisti. Chi continua ostinatamente a piantare i piedi nella cultura umana, umanitaria e umanistica del '900 diventa un criminale, un idealista o un fastidio a seconda di quale fango vogliamo gettare nel ventilatore. L'ignavia mortifera dei governi europei di fronte alla strage del mediterraneo richiede che siano processati, giudicati e condannati, quantomeno mediaticamente, tutti quelli che si ribellano ai sacrifici umani, alle morti evitabili, alle stragi del mare, alla trasformazione del "Mare Nostrum" che accoglie, salva e unisce i popoli in una "terra di nessuno" dove vogliamo seppellire lontano dagli occhi e dal cuore chi consideriamo come nemico solo perché qualcuno gli ha puntato il dito contro per interessi inconfessabili o per quella forma di disagio mentale conosciuta col nome di xenofobia e alimentata dall'ignoranza. Chi mette una pezza sulle lacerazioni della politica diventa sgradito perché con la sua aziome umanitaria di supplenza rivela la disumana e cinica esistenza del buco che cerca di ricoprire almeno in parte.

Un partito che si vende sul mercato elettorale come l'unica sinistra possibile manda i suoi emissari in televisione per stabilire che l'omissione di soccorso è reato solo quando si evita di soccorrere italiani, e che il salvataggio di vite umane "straniere" in mare è un atteggiamento "ideologico", una utopia irrealizzabile, un lusso per anime belle che la politica responsabile non può più permettersi. La gente non muore per la paura di aprirci a giovani lavoratori stranieri, non muore per l'abbandono di "Mare Nostrum", non muore perché i nostri governi hanno reso gli scafisti l'unico canale di accesso possibile, muore perché così dev'essere, perché non può essere altrimenti, perché non possiamo opporci al fato, all'ineluttabilità del destino, al volere di un dio che ci ritagliamo su misura o dei demoni interiori che abbiamo scelto di servire.

Boeri

L'agenda politica prende forma sul piccolo schermo, in qualche misura anche su internet, di certo non nelle polverose e noiose scartoffie dei ricercatori italiani fuggiti all'estero per sottrarsi dal sonno della ragione accademica nostrana. Gente che dopo aver analizzato dati demografici, socioeconomici, statistici e occupazionali pubblica sulla "Harvard Business Review" dati di realtà in base ai quali ci si convince che "la diversità alimentata dall'immigrazione è positiva per la crescita economica". E per lo specifico italiano ci sono le stime dell'Idos basate su dati ministeriali e Istat a ricordarci ogni anno che la presenza degli immigrati si traduce nella generazione di ricchezza economica per il paese, come avviene puntualmente quando una popolazione invecchiata riceve una benefica trasfusione di giovani in età lavorativa.

Eurostat


Ma gli analisti delle migrazioni non contano per l'opinione pubblica malata d'odio: loro sono professoroni, buonisti, amici degli scafisti, tecnocrati, soloni, gente che non può parlare perché non si è messa nessun povero in casa, e deve chinare il capo davanti alle teorie fantasiose di gente che si sente autorizzata a pontificare sul nulla solo perché si è messa idee povere in testa.

Dossier immigrazione

Tra un comizio televisivo e l'altro, mentre i governi seguono a ruota le pulsioni di una società sempre più schiacciata nelle proprie paure, continuano a morire in mare giovani, donne e bambini condannati dalla povertà e dall'ignavia di una Europa matrigna a cui chiedevano soltanto vita e lavoro, si moltiplicano gli allarmi sull'invecchiamento delle nostre società, si discute sulle strategie riproduttive di rilancio della famiglia a "difesa della razza" per aumentare da qui a vent'anni la fascia di popolazione in età lavorativa, si evita accuratamente di chiedersi come aumentarla già oggi grazie all'accoglienza e all'integrazione dei migranti, si nega la cittadinanza italiana a minori nati in Italia che non hanno mai visto altre nazioni in vita loro, si producono statistiche bocciate dal negazionismo xenofobo sul ruolo cruciale che i migranti rivestono nel nostro sistema economico e pensionistico, si rispolverano vecchi nazionalismi e regionalismi dipingendo di tricolore il verde sole delle alpi, si assiste in silenzio all'esplosione dell'analfabetismo funzionale con 6 italiani su 10 che non leggono più libri, si negano visti di ingresso a nonne ottuagenariestudenti egiziani e monaci buddisti, si negano visti di uscita, borse di studio e meriti sportivi a minori colpevoli di essere nati in Italia da "genitori sbagliati", si canalizza l'odio e il disagio sociale nel grande esperimento sociologico collettivo dei social network, che per il momento ha prodotto ben poca letteratura di qualità, ma in compenso ha regalato al mondo la presidenza più contestata e controversa nella storia degli Stati Uniti, e non sappiamo quali altre meraviglie potrà produrre in futuro.

Non è ancora certo se gli ultimi brandelli di cultura solidale, umanitaria e umanistica riusciranno a sopravvivere alla devastazione culturale in corso e alla deriva del cattivismo che si proclama superiore al "buonismo". Ma quel che è sicuro è che nel caso di un ritorno alla legge della giungla, che sembra ogni giorno più probabile, chi lavora onestamente con salari modesti e condizioni precarie non sarà tra le specie dominanti. E a quel punto non ci sarà alcuna distinzione possibile tra italiani e stranieri. L'unico "noi" possibile sarà quello delle prede e degli sfruttati, ben distinti da "loro" che saranno predatori.

Educazione cinica

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