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Il silenzio degli innocenti / 1

I lanzichenecchi

Un'accurata analisi di Giuseppe Faso di una risposta di Corrado Augias a una lettrice, sul giornale la Repubblica, in merito alle notizie riguardanti gli stupri. Prima parte di un doppio intervento
3 marzo 2009 - GIUSEPPE FASO

Il silenzio degli innocenti
Materiali per la negoziazione di un'immagine meno infamante degli immigrati, dei rom e dei sinti

 
1. Lanzichenecchi - 22 febbraio 2009

 
Prologo

Nonostante le arie signorili e l'abito firmato (o proprio per questo, direbbe Proust, che di signorilità si intendeva), Corrado Augias è uno di bocca buona, e di maschio e rude parlare. Alcune sue prestazioni, in questo campo, sono memorabili, e in molti le proponiamo nelle analisi e nelle esercitazioni sulla performatività del razzismo perbene.

Un precedente

Rammentiamo in molti, e lo ricordiamo ad altri quasi quotidianamente quando, sbigottiti,  ci si sforza per cominciare a capire l'implosione della cultura democratica in Italia, l'ospitalità che l'ineffabile Augias fornì il 7 maggio 2007 a tale Poverini, che tra le altre amenità scriveva: "Di fronte agli stupri che avvengono, troppo frequentemente, in varie città italiane, mi chiedo: e se io stuprassi una giovane araba alla Mecca o a Casablanca, se venissi preso dalla locale polizia a cosa andrei incontro? E se a Bucarest, in metropolitana, avessi accoltellato un giovane rumeno per una spinta ricevuta, che mi avrebbero fatto le locali autorità?". Invece di prendere le distanze da uno che ipotizzava di stuprare una giovane alla Mecca o di accoltellare un ragazzo in metro per una spinta,  Augias si produsse in una performance che ingiustamente non pubblicò come libriccino a se stante, per la gioia del pubblico, glissando sulla poco signorile richiesta di reciprocità nella presunta depenalizzazione dello stupro e proponendo, tra l'altro, uno slogan che ebbe un immediato, ancorchè melmoso, futuro.

Lettere "Non è di destra", disse il mellifluo Corrado," reclamare una cultura della legalità che valga per tutti".  Non si capisce cosa c'entrasse la cultura della legalità con i deliri del Poverini, e chi cercò di rispondere con trenta righe agli oltre 10.000 caratteri della lettera del Poverini fu regolarmente cestinato, a meno che non si piegasse ad indirizzarsi a un Forum, rispondendo a una domanda augiasiana: «è razzismo chiedere che tutti - immigrati, rom - rispettino le leggi e che chi sbaglia paghi? Voi cosa ne pensate? ». Le risposte di quel Forum, o almeno una loro antologia, andrebbero oggi pubblicate, per studiare quanto, come scriveva il grande linguista Ducrot trent'anni fa in un'enciclopedia trascurata da analfabeti tuttoscriventi, la formulazione subdola di un sondaggio d'opinione possa richiamare l'attenzione e orientare le risposte di ragazzotti perbene e quarantenni felici di gettare la maschera, fornendo l'occasione a leaders politici irresponsabili (ancorché "democratici") per invocare il sentimento "popolare" e l'opinione della "gente" e prodursi in un passaggio sintattico consueto alle dimostrazioni geometriche per assurdo, il periodo ipotetico del terzo tipo, in cui un vertice di eccellenza fu segnato da un leader politico di allora,  tale Walter Veltroni, due giorni dopo, guarda caso, su "La Repubblica": "Caro direttore, Repubblica ha ospitato ieri in prima pagina la lettera di una persona di sinistra, colta, attenta a quel che avviene nella sua comunità, che insegna alle sue figlie i valori della tolleranza e della nonviolenza, e che al tempo stesso non ne può più dei reati compiuti dagli immigrati (e ovviamente non solo da loro) e chiede sicurezza, pretende legalità, vuole che chi sbaglia paghi. Qualcuno vede in questo una contraddizione? Un uscir fuori dai binari del "politicamente corretto"? Se fosse così questo qualcuno sarebbe a mio avviso fuori strada, o meglio: sarebbe fermo a schemi che il nostro tempo, e la vita vera delle persone, si sono incaricati di superare." Sarebbe - se dicesse:  ma se non dicesse? Se non ci si confrontasse con ipotesi assurde (come due angoli retti  un triangolo), ma la realtà empiricamente rilevabili?

A volte ritornano

Chi abbia immaginato che alcune attenzioni mostrate su "La Repubblica" da parte di opinionisti prestigiosi e autorevoli, seriamente preoccupati del dilagare del clima razzista nel nostro sciagurato paese (da Prosperi a Lerner, da Rodotà ad Altan), siano bastate ad Augias per riflettere con un minimo di serietà sul suo contributo a un'immagine  paurosa e grottesca dell'immigrazione, si sbagliava di grosso.  Volatile quanto i temi agitati nei momenti del moral panic, ecco il colto Corrado reagire senza un minimo di aplomb alle suggestioni più becere derivanti dalla cronaca.

Sulla "Repubblica"di mercoledì 18 febbraio, una lettrice corre la disavventura di chiedere al rubrichista Augias "quanti altri stupri, quante altre donne inquinate per sempre nel corpo e nella mente ci vogliono per una riflessione, e non per gli scontati proclami sulla sicurezza delle città?".

La lettrice è bene attenta a non imputare gli stupri a stranieri o romeni, e parla invece di "pericoloso disordine nella testa di questi maschi", non collegando affatto tale disordine morale all'immigrazione, ma a "un paese volgare e superficiale", dove "si parla e si mostra come pratica normale tutto quello che attiene al sado-maso", facendo riferimento alla volgarità di tanti talk-shaw. (le letterina è pubblicata qui, in appendice)

Lettere La risposta dell'Augias alla malaccorta lettrice (cui va tutta la nostra solidarietà per tale volgare strumentalizzazione, ma anche un monito severo a non continuare a frequentare certi luoghi poco illuminati, come il salotto di Augias) è un esempio estremo di pervertimento delle parole altrui. Per questo va riportata per intero - onde evitare negli increduli giustificati sospetti di fraintendimento.

"Non riesco a dimenticare che uno stupro a pochi giorni dalle ultime elezioni amministrative, le cui circostanze tra l'altro non sono mai state interamente chiarite, ha permesso all'attuale sindaco di Roma di prendere un vantaggio decisivo sul suo avversario. Sull'odiosità di questo crimine primitivo siamo tutti d'accordo. Lo stupro è il delitto barbarico per antonomasia, quello al quale si è abbandonata ogni "truppa" di maschi soli da che mondo è mondo. Le compagnie di lanzichenecchi nel XVI secolo, i "turchi" sbarcati di sorpresa su una qualsiasi "marina", i reparti marocchini dell'esercito francese nel 1944.

Gli attuali immigrati sono anch'essi una truppa, uomini soli e spesso disperati, di bassa educazione, deboli freni inibitori. E' stato scandaloso allora lo sfruttamento in chiave elettorale di quegli episodi, sarebbe imperdonabile sottovalutare oggi il rischio crescente della situazione. Una rubrica di posta non può certo presumere di indicare un rimedio. Ma invitare tutti a guardare con dovuta e preoccupata freddezza al fenomeno, questo si può fare.

Gli ultimi episodi sono un indice spaventoso anche perché è possibile che siano solo un inizio. Si ripeteranno, potrebbero avere conseguenze gravi, prima o poi. Pensare di arginare il fenomeno con dei poveri soldatini infreddoliti fa ridere. Occorre per cominciare una presenza forte, frequente, costante delle forze dell'ordine. Sperando che ci siano fondi per far andare le macchine. Poi ci sono gli altri stupri, quelli fatti in casa, per così dire, favoriti dall'atmosfera «volgare e superficiale» di cui parla Enrica Bonaccorti. Il rimedio, per quelli, è ancora più difficile. Sappiamo benissimo perché."  

Si noterà qui che:
1.   Augias sposta immediatamente l'attenzione dallo stupro in sè all'uso politico che se ne è fatto.

2.  Solo dopo questo slittamento proclama a nome di tutti l'accordo sull'odiosità di un crimine che definisce:
(a)         primitivo,
(b)        barbarico,
allontanandolo quindi da chi porta il colletto bianco, la giacca e la cravatta, si rade ogni giorno, va in SUV,  sale su un aereo per praticare turismo sessuale in altri continenti,  ecc.

3.  Restringe l'abitudine degli stupri a "truppe di maschi soli", esemplificati con :
(a)         i lanzichenecchi (quelli del sacco di Roma);
(b)        i turchi (quelli "che ‘so arivati a la marina");
(c)         i marocchini della "Ciociara";
dimenticando episodi che hanno avuto per protagioniste le truppe italiane, non solo coevi agli episodi ciociari, ma nei Balcani; ma  anche più recenti (in Somalia, in Mozambico...), forse per l'ausilio di carri armati poco barbarici e bottiglie poco primitive;

4.  a questo punto, la conclusione di genio: "Gli attuali immigrati sono anch'essi una truppa", date le seguenti caratteristiche:
(a)         uomini soli e spesso disperati,
(b)        di bassa educazione,
(c)         di deboli freni inibitori.
Difficilmente abbiamo ascoltato una definizione così improbabile di due milioni di uomini presenti in mezzo a noi, dediti con tutta evidenza soprattutto al lavoro e alla famiglia, e solo per una percentuale infima, molto al di sotto dell'uno per cento, accusati di alcunché (soprattutto, in termini percentuali, di reati come la resistenza o l'insulto  al vigile, la scadenza di un documento, la vendita abusiva di accendini).   
 
Lettere 5.  Ce n'est qu'un debut, afferma convinto il non disperato, non disinibito e di alta cultura Augias, dipingendo a tinte fosche il "rischio crescente della situazione" e rappresentando gli ultimi episodi (da cui sono espunti gli stupri di adolescenti a loro compagne di scuola, perchè non immigrati: solo di questi ultimi Augias ha parlato) come "un indice spaventoso anche perché è possibile che siano solo un inizio". Per quanto qui si può capire di tanto straparlare, Augias non si basa su una prospettiva o un'argomentazione razionale, ma sta eseguendo un copione, ben conosciuto, tipico di chi collabora alla costruzione del panico morale: l'esagerazione, l'allarmismo, l'indicazione ostile di un gruppo sociale adoperato come capro espiatorio, ecc. Un altro pezzo da esercitazione per chi insegna metodologia della ricerca sociale, dunque.


6. La chiacchiera da bar finale sui soldatini infreddoliti, sui poliziotti riscaldati e sulla benzina per i loro automezzi prepara infine l'unico accenno di risposta di Augias alla lettrice. Per gli altri stupri (la maggior parte di quelli denunciati, con i quali non c'entrano le truppe di immigrati, e il 92% di quelli compiuti, non denunciati e perpetrati quasi tutti in famiglia) i rimedi sono più difficili (della benzina per gli automezzi alla polizia). Ma a questo punto, con fare misterioso (per un lettore normale) e allusivamente complice (per uno che la sapesse lunga come lui), ci lascia costernati: "Sappiamo benissimo perchè". Già. E chi non lo sa, benissimo, questo perchè?

Appendice- La lettera cui Augias risponde

Gli stupri e la volgarità che li circonda

La Repubblica
mercoledì, 18 febbraio 2009


Caro Augias, quanti altri stupri, quante altre donne inquinate per sempre nel corpo e nella mente coi vogliono per una riflessione profonda, e non per gli scontati proclami sulla sicurezza delle città? Possiamo intasare le strade di forze dell'ordine, ma se rimane il pericoloso disordine nelle teste di questi maschi, la violenza continuerà e aumenterà. Perché continua e in aumento è la violenza che si mostra attraverso tutto quello che entra negli occhi di chi guarda e nelle orecchie di chi ascolta. Tutti condannano e si indignano, certo, ma anche le parole più giuste passano come un treno in corsa se non si è attrezzati a riceverle.
Ciò che resta è l'atmosfera in cui viviamo, il paese volgare e superficiale che premia chi ci fa ridere o ci sorprende, non importa come. Ormai si parla e si mostra come pratica normale tutto quello che attiene al sado-maso: balletti in lattice, giochi allusivi bendati e legati, domande e risposte in talk-show che assorbono nella spugna di una risata quanto di più intimo e imbarazzante può accadere nella sfera sessuale. Che ha ogni diritto di accogliere tutto, ma nella sua sfera chiusa appunto, tra adulti consenzienti. Nessun orario è protetto, e non ci vogliono secoli come per il marmo, sono bastati pochi anni per scavare e plasmare in modo distorto una generazione, e non solo.

Enrica Bonaccorti, Roma

 

 

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