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Una nuova iniziativa culturale del partito dell'amore

La provincia di Venezia: "Buttate via i libri dei Wu Ming"

Ma noi di Mamma! non abbiamo questo accanimento personale: vogliamo buttare anche quelli di Scalfari.
17 gennaio 2011 - Ulisse Acquaviva

I Wu Ming che volevano cambiare il sistema editoriale dall'Interno di una azienda del premier hanno cominciato ad assaggiare un pò di "cultura aziendale Mondadori/PDL", che gli è tornata indietro come un boomerang.

In pratica sono finiti loro malgrado nelle liste dei libri proibiti dall’assessore alla cultura della provincia di Venezia, l’ex-missino-oggi-berlusconiano Speranzon, che ha accolto il suggerimento di un suo collega di partito e intimerà alle biblioteche del veneziano di:

1) rimuovere dagli scaffali i libri di tutti gli autori che nel 2004 firmarono un appello dove si chiedeva la scarcerazione di Cesare Battisti;

2) rinunciare a organizzare iniziative con tali scrittori (vanno dichiarati "persone sgradite", dice). E' stato reso noto inoltre che il bibliotecario che non accetterà il diktat "se ne assumerà la responsabilità".

Ci sono molte persone convinte che Battisti non abbia avuto un giusto processo e non abbia mai ucciso nessuno, e queste si chiamano opinioni. Alcune di queste persone hanno dei libri, e questa si chiama libera espressione artistica. Questo Speranzon vuole bandire dalle biblioteche pubbliche tutti i libri di queste persone, e questa si chiama propaganda politica, una prassi abituale nelle moderne democrazie.

Da Hitler a Speranzon, sono molti i leader democraticamente eletti che hanno usato la loro investitura popolare per sgomberare il campo dall'intralcio dei libri e dalla complicazione delle idee troppo diverse da quella dominante.

E quindi fin qui è tutto legittimo, a condizione che Speranzon accetti le regole del bipolarismo e la possibilità che una  nuova maggioranza possa decretare sgraditi i libri di Emilio Fede.

Ma in tutta questa operazione il partito del fare sta lasciando le cose a metà. Questo si chiama pressapochismo. E non va per niente bene.

Chiediamo quindi all'egregio dott. Speranzon di bandire dalle biblioteche, dalle scuole e da ogni pubblica istituzione della provincia di Venezia anche i film di Federico Fellini, Bernardo Bertolucci, Sergio Corbucci, Gillo Pontecorvo, Mario Soldati, Pasquale Squitieri, Cesare Zavattini, Paolo e Vittorio Taviani, Nanni Loy e Luigi Comencini, i libri di Dario Fo, Franca Rame, Norberto Bobbio, Tiziano Terzani, Umberto Eco, Alberto Moravia, Fernanda Pivano, Giorgio Bocca, Furio Colombo, i libri di Tullio De Mauro e perfino i suoi dizionari, tutti i libri stampati dagli editori Vito Laterza e Giulio Einaudi, i cataloghi che contengono dipinti di Renato Guttuso, e giacché ci siamo togliamo dalle piazze le statue di Giò Pomodoro, e facciamo sparire dalle università di Fisica anche le pubblicazioni scientifiche di Margherita Hack.

Tutti questi personaggi, infatti, figurano tra i firmatari della "lettera aperta a L'espresso sul caso Pinelli", a cui molti attribuiscono uno stretto nesso di causalità con l'omicidio del commissario Luigi Calabresi, una azione armata che in questa lettera avrebbe trovato una legittimazione politica e culturale che potrebbe aver favorito gli esecutori materiali.

Altro che le chiacchiere di quel fessacchiotto di Cesare Battisti: questa sì che è roba grave da sanzionare come merita.

Lo diciamo senza ironia: togliete quella gente dagli scaffali. In fin dei conti è un piccolo prezzo da pagare per toglierci dalle scatole anche Eugenio Scalfari e Carlo Rossella, anche loro tra gli antipaticissimi firmatari di quella lettera.

E allora forza, caro Speranzon, abbi le palle di finire quel che hai cominciato, e brucia tutti gli editoriali di Barbapapà e Rossella, anche a costo di far fuori intere annate di "Repubblica" e "Panorama", distruggi tutti gli archivi Mediaset dove Rossella appare in video per pontificare a beneficio del suo capo. Se proprio vuoi liberarci dal fardello della cultura e dalla fatica di leggere, approfittane per "alleggerire" anche la stampa della sinistra al caviale e i TG di regime.

Ti basterebbe questo piccolo gesto di coerenza e integrità per marcare la differenza tra un nazistello qualunque che brucia una selezione politicizzata e parziale di libri sgraditi e un popolano della libertà che brucia tutti i libri cattivi guidato da principi superiori di giustizia.

Sarebbe un grande passo verso una nuova civiltà basata sulle radici veneto-cristiano-padane, dove sopravviveranno solo gli audiolibri con le biascicate di Bossi e i monosillabi di suo figlio.

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