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www.mamma.am acclamato come miglior portale di satira dalla giuria di Forte dei Marmi

I soldi son sempre pochi, ma oggi pensiamo alla gloria

Dopo sette mesi di lavoro in rete come naufraghi della satira arriva un premio che e' un urlo di rivalsa: c'e' chi ci riconosce valore artistico proprio mentre il mercato ci nega valore economico, gli inserti di satira sono ospiti sempre piu' scomodi e sgraditi dai grandi quotidiani, farsi pagare il giusto e con tempi certi e' ormai missione impossibile
26 settembre 2009 - Carlo Gubitosa

Mamma! Se ci leggi e' giornalismo, se ci quereli e' satira

Piu' andiamo avanti a scrivere e disegnare, e piu' mi convinco che la satira e' l'informazione dei semplici lontani dall'intellettualismo, e al tempo stesso la liberta' di espressione dei poveri che non hanno un pool di avvocati alle spalle per difendere in tribunale inchieste rigorose. 

La gente semplice scambia notizie sporche passate di bocca in bocca, condite da allusioni, sberleffi, pernacchie al potere e convinzioni indimostrabili, un humus satirico popolare ben lontano dal rigore asettico e dall'impeccabile pulizia stilistica dei salotti buoni del giornalismo, dove tutto dev'essere provato dati alla mano prima di poter essere detto.

E anche noi, che abbiamo le tasche quasi vuote, facciamo satira come unica possibile liberta' di espressione, sfidando querele e ritorsioni con meno paura, grazie all'uso di un linguaggio che i tribunali guardano con piu' benevolenza ed elasticita' di quelle riservate al giornalismo "serio"]

E' cosi' che nasce lo slogan di Mamma: "se ci leggi e' giornalismo, se ci quereli e' satira". A chi ci legge promettiamo uno sguardo sul mondo che non si ferma allo sberleffo, lo sforzo di fornire informazioni e strumenti per capire la realta' e guardarla negli occhi senza perdere il sorriso.

A chi ci vorra' trascinare in tribunale per fermarci, annunciamo che dovra' faticare piu' di quanto farebbe con un gruppo di giornalisti "veri". Perche' siamo un gruppo di satiri. E nel villaggio (anche in quello globale) sono lo scemo e il giullare quelli che possono parlare piu' liberamente davanti al re.

Questo premio e' il frutto dei semi gettati con anni di fatica sottopagata da un gruppo di autori satirici che ha deciso di ritagliarsi degli spazi nuovi capaci di produrre cultura mentre i giornali chiudono gli spazi vecchi col pretesto che non producono denaro. 

Essere a Forte dei Marmi per quello che abbiamo scritto e disegnato e' un urlo di rivalsa che ci riconosce valore artistico proprio mentre il mercato ci nega valore economico, gli inserti di satira sono ospiti sempre piu' scomodi e sgraditi dai grandi quotidiani, farsi pagare il giusto e con tempi certi e' ormai missione impossibile.

Fino ad ora, di fronte alla chiusura di inserti come "Paparazzin" ed "Emme", che ospitavano molti lavori dei collaboratori di Mamma! ci siamo sempre domandati se eravamo noi ad essere scarsi o i giornali a essere fessi e incapaci di sfruttare il valore aggiunto della satira, anche in termini di vendite. 

Abbiamo sperato fino all'ultimo che la colpa fosse nostra, ma purtroppo non c'e' stato niente da fare: e' proprio l'editoria che e' impazzita, e questo e' molto piu' grave. A parte la rara eccezione del Vernacoliere a conduzione familiare, nell'era di internet non c'e' nessun editore capace di esprimere in edicola progetti paragonabili a quelli che nell'era del ciclostile spargevano in giro per l'Italia decine di migliaia di copie della satira di allora, che si diffondevano nelle case dei padri conservatori portate dai figli ribelli come un benefico virus culturale, che stimolava l'elasticita' mentale di una intera nazione. 

La cosiddetta "crisi dell'editoria" non e' una crisi del giornalismo e della satira, che in rete godono di ottima salute con mille iniziative di spessore. 

Quella che abbiamo affrontato come "esuberi della satira di partito" e' la crisi di un modello economico fallimentare basato sul doping pubblicitario, dove a colpi di allegati e creme solari si e' cercato di rifilare ai lettori un prodotto sempre piu' freddo e omologato dove il lavoro creativo era considerato un costo da evitare e non un potenziale da sfruttare, dove i lettori erano "audience" da vendere ai pubblicitari a suon di marchette, e non interlocutori da rispettare e ascoltare.

Ma noi non ci arrendiamo: un'altra editoria e' possibile. Noi la stiamo cercando su Mamma! nel crocevia dove si incontrano satira, giornalismo e fumetti, su un percorso nuovo, affascinante e pieno di promesse.

Siamo sicuri che a furia di fare disegni colorati troveremo una pentola d'oro come alla fine di ogni arcobaleno, e per questa ragione abbiamo deciso di scommettere tempo, lavoro e anche un po' di soldi su una nuova rivista, una bottega artigianale di immagini e parole che ha l'ambizione di fare satira e informazione contando unicamente sulle forze di un gruppo di autori.

I nostri nonni sognavano fabbriche governate da operai, e nell'era dell'informazione questo sogno si puo' realizzare grazie alle tecnologie, creando "fabbriche" che producono idee e non automobili, autogestite da "operai" che possono incontrarsi ogni giorno anche abitando in luoghi differenti, come dimostra questo premio ricevuto per un lavoro che ha coinvolto persone distribuite su quattro nazioni e due continenti.

Avremmo potuto impiegare diversamente tutte le ore dedicate a inseguire questo sogno: forse saremmo piu' ricchi, sicuramente piu' riposati, ma non credo che avremmo mai potuto essere cosi' contenti. E allora avanti cosi', e da oggi con un pizzico di fiducia in piu'.

E di fiducia ce ne vuole tanta per trasformare questo sito di precari in una rivista solida e battagliera senza nemmeno un centesimo di capitale iniziale e contando solo sul talento di questo folle gruppo di satiri. Per sostenerci ti basta richiedere un microabbonamento ai prossimi tre numeri della rivista. 

Venti euro, tre numeri, 32 pagine a colori ciascuno, ottimi da usare per azioni sovversive lasciandoli sui banchi della tua parrocchia, sulla scrivania del tuo capufficio o in una sede locale di Confindustria. E se proprio non vuoi abbonarti, almeno spargi la voce: se ci leggi e' giornalismo, se ci quereli e' satira.

 

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