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L'inviato di Mamma! traccia un bilancino

Diario Aquilano /4

Racconti da L'Aquila, fra ricostruzione e G8.
Ma qual è la vera data della fine dei lavori di questa "ricostruzione leggera"?
10 luglio 2009 - Alberto Puliafito

Il cartello con la fine lavori del sito di Bazzano


Certo che ora che siamo giunti alla quarta puntata di questo racconto (1, 2, 3 : definirlo reportage mi pare davvero troppo), ora che li avrete visti, i grandi della terra sorridere, stringersi le mani, darsi le pacche sulle spalle davanti alle telecamere, vorreste forse che una delle tessere del puzzle da sistemare fosse quella del G8. Potreste accontentarvi dell'informazione ufficiale in merito, ma è giusto che io ne parli un po', visto che sono qui anche per questo.

Il G8 Summit 2009, checché se ne dica, è un clamoroso summit di plastica. I 3500 accreditati sono di fatto impossibilitati a seguire gli eventi, a meno che non siano mainstream. O meglio, i non mainstream possono seguire le conferenze stampa dalla televisione interna. Il che significa che si poteva anche starsene a casa. L'organizzazione è carente, i posti per gli eventi limitatissimi, a far battute e ironizzare ci si sente dire semplicemente che siamo 80 volte più di quanti avremmo dovuto essere. Bene. Anzi, male, giacché il numero di quanti siamo non l'abbiamo certo deciso noi, miseri possessori di un accredito che vale giusto per un paio di pranzi e cene gratis e qualche opuscolo informativo. Non vi renderò conto, dunque, di quanto è stato detto in questo G8. Vi renderò conto del praticello, del catering a cura di Autogrill, del fatto che un giornalista belga mi fa notare che è tutto perfetto, per noi italiani: si mangia e si beve gratis. Già, questo l'enorme privilegio degli accreditati.

La protezione civile, che, per quel che riguarda l'esperienza del sottoscritto, che ha parlato con un congruo numero di persone, sembrerebbe inadeguata alla gestione del post-emergenza, gestisce anche gli uffici stampa, con scarsi risultati. Non esiste un programma - o meglio, esiste, ma non te ne consegnano una copia -, spesso internazionali arrivano a chiedere informazioni e trovano persone che non parlano alcuna lingua che non sia l'italiano: insomma, un colabrodo, che fa acqua da tutte le parti.

Jeremy Rifkin, non certo uno qualunque, ha duramente criticato l'accordo raggiunto (con data trattabile, 2050?) per la riduzione delle emissioni di CO2, definendolo ridicolo. Mi sembra un aggettivo molto appropriato per questa kermesse che di fatto è solo un'enorme baraccone, un circo mediatico, una vetrina. E può dirne quel che vuole, il nostro premier, che ne esalta le potenzialità visto che il G8 permetterebbe di stringere rapporti di amicizia fra i suoi membri. La realtà dei fatti è, purtroppo, una politica alta che continua, con scarsa lungimiranza, a ignorare una base che dovrebbe essere ascoltata più spesso, almeno quando lo richiede.

E così, sono gli interventi a margine di questo G8 a funzionare meglio: le azioni a sorpresa del campo 3e32 sono delle ottime azioni di "disturbo", finalizzate, ovviamente, a mettere in luce le necessità della popolazione aquilana. I ragazzi del 3e32 hanno scritto a caratteri cubitali sulla collina di Roio "Yes we camp". Le motivazioni di questa azione le potete vedere nel video che fa da corredo filmato a questo pezzo. Poi hanno sfilato in corteo, guidati dalle "Last Ladies", un gruppo di donne aquilane che scimmiottava, con il kit del perfetto terremotato (spazzolino, dentifricio e assorbenti), la visita delle "first ladies" ai terremotati. Una protesta creativa che funziona.

Il G8 è arrivato su questa città fra capo e collo, ha portato pochi benefici, molti disagi e non è servito a molto - a meno che non si vogliano considerare grandi successi l'impegno della Merkel per la ricostruzione di Onna e della Russia per un palazzo storico. La visita di Obama alla città vecchia è avvenuta nella cinecittà aquilana allestita per mostrare la solerzia dei lavori di ricostruzione. E la ricostruzione è una parola vuota, fatta di "new town" dislocate, rispetto alle sedi originarie, di un piano che non sembra per nulla a lungo termine e di termini che parrebbero già non rispettati.

Per esempio, perché se il premier parla di un tetto per tutti entro novembre, sul cartello di fine lavori del sito di Bazzano campeggia una bella scritta: fine lavori dicembre 2009? L'interrogativo è quantomeno lecito. E ci riporta alla città, al territorio, alla globalizzazione che richiede interventi locali per avere un senso concreto e costruttivo, per non essere un concentrato di slogan a effetto che poi non hanno alcun riscontro nella realtà.

Resta ancora un pezzo di puzzle da sistemare, per quanto riguarda il G8: è la manifestazione di oggi. Ma ne parleremo domani: per ora mi limito a far notare che si tratta del primo G8 da anni senza scontri fra manifestanti e polizia. Cosa che ha vari significati da analizzare, con la dovuta calma.

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