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12 febbraio 2011 - Carlo Gubitosa

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Continua la confusione sul tema del reato di clandestinita'

Monia Benini: xenofobia e cialtroneria sul blog piu' seguito d'Italia

Ormai sono saltate tutte le categorie politiche, e sul blog di Grillo troviamo tesi xenofobe di gente con esperienze nel settore del turismo e delle pompe funebri.
20 ottobre 2013 - Carlo Gubitosa

RIASSUNTO PER CHI NON RIESCE A SEGUIRE TESTI ARTICOLATI:

1 - Dire che e' impossibile per un irregolare lavorare in modo onesto e' FALSO perche' la legge dice il contrario (decreto flussi, permessi di lavoro per richiedenti asilo, sanatorie, ecc). 

2 - Dire che c'e' un complotto elettorale Rodota'-Zagrebelsky e' FALSO perche' questi due signori non sono attualmente candidati in nessuna elezione. 

3 - Dire che chiunque voglia abolire il reato di clandestinita' e' un mistificatore che fa disinformazione e' FALSO, perche' l'abolizione di questo reato e' sostenuta anche da tanta gente onesta e organizzaizoni umanitarie, che fanno da anni informazione senza mistificazioni sui temi dell'immigrazione.

4 - Dire tre cose false sul blog del secondo partito d'Italia e' una azione visiata da cialtroneria.

5 - Sostenere che uno deve andare in galera solo perche' non ha i documenti giusti e' una tesi viziata da xenofobia.

Screenshot da Beppegrillo.it

Sul blog piu' seguito d'Italia, quel Beppegrillo.it che viene indicato nel "non statuto" come la "sede" ufficiale del "MoVimento 5 Stelle", compare un articolo sull'immigrazione a firma di tale Monia Benini... ma chi sara' mai questa esperta di immigrazione?
 
Nel suo curriculum pubblicato online, sfoggia esperienze da traduttrice, guida turistica, insegnante di lingua inglese e francese, direttore di una cooperativa di servizi Turistici e Culturali e Presidente del Consiglio di Amministrazione della AMSEFC (una ex azienda comunale trasformata in SpA che "gestisce i 39 cimiteri del territorio comunale e cura le operazioni e la manutenzione dei due cimiteri ebraici per conto della Comunità di Ferrara").
 
A questo si aggiunge un passato da "Collaboratrice Parlamentare del Sen. Fernando Rossi", l'ex sindaco PCI di Portomaggiore eletto nel 2006 come Senatore tra le fila del PdCI, e passato nel gruppo misto il 28 febbraio 2007 per poi fondare nel 2008 la formazione Politica "Per il Bene Comune", una lista che ha candidato come premier lo scienziato Stefano Montanari, un ex "testimonial" dei tour di Beppe Grillo che ha preso le distanze dal comico in seguito ad una intricatissima vicenda che ruota attorno ad un microscopio acquistato con una raccolta fondi promossa da Grillo a sostegno dello stesso Montanari.
 
Ma che c'entra tutto questo con l'immigrazione? Un bel niente: ed e' proprio questo che spinge a chiedersi come mai su un tema tanto scottante, controverso e attuale viene chiamata a parlare come esperta una persona con competenze linguistiche, turistiche, funerarie e di "collaboratrice parlamentare" (quelli che un tempo si chiamavano "portaborse"), ma che nel suo curriculum non elenca nessuna competenza giuridica, nessuna competenza o esperienza rilevante in organizzazioni umanitarie, nessuna attivita' degna di nota nel settore dell'immigrazione, dell'integrazione o della mediazione culturale.
 
Indipendentemente dalle competenze della Benini (e con buona pace della tanto sbandierata "meritocrazia") per la platea a cui si rivolge e il credito riconosciuto con la pubblicazione sulla "Sede Ufficiale" del secondo partito italiano, questo intervento sbucato dal nulla sembra destinato a plasmare il pensiero in materia di immigrazione di molti italiani abituati a delegare a terze persone di fiducia il ragionamento approfondito sui temi politici.
 
"Mi fido del bileader, Grillo e Casaleggio si fidano della Benini, non vedo perche' non dovrei sottoscrivere le sue tesi a scatola chiusa", sara' il ragionamento di chi ha gettato alle ortiche il proprio senso critico, e non ha tempo o voglia di approfondire il ricco dibattito interno tra i senatori pentastellati che hanno proposto l'abolizione del reato di clandestinita'
 
Ma noi che un pizzico di senso critico, di tempo e di voglia per approfondire ancora ce li abbiamo, non possiamo sottrarci al compito di vagliare queste dichiarazioni al meglio della nostra conoscenza e intelligenza, scoprendo parecchie affermazioni discutibili (i grassetti sono miei):
 
quando si parla di immigrazione si accende la retorica dei diritti umani, per cui si finisce con il fare di tutte le erbe un fascio: "Sono disperati che fuggono dalla morte, dalle guerre nei loro paesi, e che devono invece vedersi riconosciuti tutti i diritti umani." (...) quelle guerre da cui si fugge sono finanziate e alimentate, quando non direttamente condotte con l'ausilio italiano (...) quelle stesse guerre (...) sono spesso giustificate (...) proprio con la cosiddetta difesa dei diritti umani.
 
Ed ecco servito un sillogismo xenofobo perfetto: le guerre vengono legittimate con la retorica dei diritti umani, quando si parla di migranti si accende la retorica dei diritti umani, e quindi chi parla di difendere i diritti umani dei migranti e' un guerrafondaio militarista che vuole bombardare gli stranieri a casa loro mentre noi vogliamo semplicemente che se ne stiano a casa senza prendere bombe in testa. 
 
La debolezza dell'apparato teorico della Benini si rivela anche con affermazioni del tipo: "trattandosi di ingressi clandestini, i disperati non possono entrare nel mercato ufficiale del lavoro e finiscono per essere sfruttati dalla criminalità organizzata".

Che l'ingresso irregolare abbia come unico sbocco quello di lavorare per le mafie e' una affermazione tanto perentoria e generica quanto falsa.

Chi ha i requisiti per la richiesta di asilo, infatti, puo' richiedere un permesso di soggiorno da richiedente asilo che gli consente di lavorare regolarmente sottraendosi all'economia illegale.

Chi non ha questi requisiti puo' lo stesso trovare lavoro, ma e' costretto a uscire e rientrare dal paese, ed e' quello che avviene nella maggior parte dei casi quando si assumono degli stranieri, che "ufficialmente" sono stati chiamati dall'estero senza che il datore di lavoro li abbia mai visti in faccia, ma concretamente si sono fatti conoscere e valere lavorando onestamente anche se "irregolari" per poi regolarizzarsi tramite un "decreto flussi" che stabilisce i numeri delle persone che possono essere "chiamate" (in realta' "ri-chiamate") a lavorare in Italia. A questo vanno poi aggiunte le periodiche sanatorie come altro possibile sbocco per i cosiddetti "clandestini".

Ma le inesattezze non finiscono qui: la Benini sostiene che "entrare in un Paese senza avere i requisti previsti dalla legge significa adottare un comportamento penalmente rilevante, poiché omissivo di quanto previsto dalla legge", dimenticando che le leggi non vanno soltanto applicate, ma anche riscritte e migliorate quando necessario, dimenticando che in passato l'immigrazione senza documenti non era un reato penale, e che oggi lo e' solo perche' una politica leghista becera, xenofoba e repressiva ha deciso di creare problemi agli immigrati trasformando in reato penale un illecito civile e di ingolfare i tribunali italiani gia' sovraccarichi solo per raccattare qualche voto in piu', dimenticando che anche l'obiezione di coscienza era illegale, un tempo, ma fortunatamente questa circostanza non e' stata usata come scusa per impedire il progresso umano e civile ottenuto con la legalizzazione del rifiuto del servizio militare armato.
 
"Fatico a capire chi si ostina a chiedere la cancellazione del reato di clandestinità, visto che oltretutto la pena è l'arresto e non la detenzione", dice la Benini, ma se ha tutte queste difficolta' di comprensione, anziche' pontificare inviando analisi azzardate ai responsabili del Blog piu' influente d'Italia magari potrebbe chiedere lumi a quei parlamentari (pentastellati e non) che hanno invece compreso senza alcuna difficolta' che moltiplicare gli arresti evitabili e stipare i CPT/CIE all'inverosimile non serve alla gestione costruttiva dei flussi migratori, non serve a forze dell'ordine che potrebbero concentrarsi sui crimini piu' gravi dei colletti bianchi se non dovessero gestire le procedure di arresto dei poveracci, non serve ad una giustizia che rischia di collassare sotto il peso delle carte.

E' ormai chiaro a tutti tranne alla Benini che lasciare in piedi questo reato serve solo a chi vuole sbandierarlo per costruirci sopra del consenso politico, e fare in modo che il suo partito non prenda percentuali "da prefisso telefonico".
 
Ma la Benini queste strumentalizzazioni non le vede o non vuole vederle, e preferisce soffermarsi sulle strumentalizzazioni presunte: "diversi giuristi, fra cui Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky [entrambi nella rosa di candidati alla Presidenza della Repubblica del M5*, ndr] , hanno redatto un appello contro l'introduzione dei reati di ingresso e soggiorno illegale dei migranti, evidenziando quella che secondo loro è la criminalizzazione delle condizioni personali dei disperati che giungono nel nostro Paese, con il risultato di avere dei giuristi che contribuiscono ad annebbiare il panorama. Un panorama politico, normativo e giuridico che non può basarsi sulla strumentalizzazione dell'immigrazione clandestina a scopi anti-berlusconiani o elettorali".
 
Ma cosa cavolo c'entra Berlusconi, cosa c'entrano gli scopi elettorali visto che Rodota' e Zagrebelsky non sono candidati a nulla, e chi e' che "annebbia il panorama", due autorevoli giuristi che tengono il punto sui diritti umani o una improvvisata esperta di immigrazione e diritto di cui si ignora il titolo di studio, che si diverte a sdoganare da un autorevole palcoscenico fantasiose ipotesi di complotto?
 
"E' in corso una manipolazione partitico-politica dell'argomento - scrive la Benini in preda al fuoco sacro del complottismo -  così come balza agli occhi il fatto che il duo Boldrini-Kyenge sta facendo ammuina sulla questione dei rifugiati".
 
E ancora una volta, chi e' che manipola e strumentalizza l'immigrazione, quelli che propongono l'abolizione di leggi inutili e vessatorie, o quelli che sfruttano il dramma dei profughi, dei rifugiati e degli immigrati per attaccare due figure istituzionali sgradite a qualcuno, magari per i loro trascorsi in organizzazioni umanitarie che hanno difeso molti rifugiati e fatto arrabbiare parecchi leghisti, oppure per le loro posizioni in materia di Ius Soli e immigrazione, o magari anche semplicemente per il colore della pelle.
 
La Benini sostiene che sui barconi salirebbero solo gli imbroglioni e i criminali, dal momento che secondo la legge "la richiesta [di asilo]  può essere fatta al momento dell'ingresso in Italia all'Ufficio di Polizia di Frontiera o all'Ufficio immigrazione della Questura competente per territorio".

Ma nel dire questo ignora che il ricorso agli scafisti non e' una scelta di (s)comodo, ma l'unica opzione possibile nel momento in cui un governo autoritario e repressivo non ti lascia uscire dal paese come turista, per presentarti serenamente alla frontiera di uno stato al quale richiedere asilo. Basterebbe aver visto uno dei film in cui gli atleti russi chiedevano asilo all'occidente approfittando delle olimpiadi per comprendere un concetto cosi' elementare.
 
L'autorevole "esperta" parla di "tutte le mistificazioni e la disinformazione che porta [sic]  a sostenere la necessità di cancellare il reato di immigrazione clandestina", chiamando implicitamente mistificatori e disinformati i parlamentari pentastellati che dopo aver approfondito il tema hanno richiesto l'abolizione di questo reato confrontandosi con i loro colleghi, e affibbiando questo titolo anche alle associazioni, alle organizzazoni umanitarie e agli esperti (veri) che invece sostengono l'abolizione di questo reato come un provvedimento orientato al rispetto della logica, dell'umanita' e anche dell'efficienza della macchina statale.
 
I sintomi dell'ignoranza nella materia di cui la Benini si improvvisa analista sono molteplici. Il discorso parte da argomentazioni "per quanto concerne il discusso reato di clandestinità" e finisce con l'affermare "e se anche oggi si cancellasse la Bossi-Fini, un ritorno alla Turco-Napolitano, risolverebbe forse il problema?"

Quest'ultima frase e' portatrice di tutta quella mistificazione e disinformazione che la Benini attribuisce ad altri, dal momento che il "discusso reato di clandestinita'" evidentemente non e' stato discusso abbastanza per chiarire alla nostra "esperta" che questo reato non e' stato introdotto dalla Bossi-Fini, ma dal "pacchetto sicurezza" del 2009, e che questi due provvedimenti non vanno confusi anche se sono accomunati dalla firma di Roberto Maroni e dalla medesima matrice leghista e xenofoba.
 
Come ciliegina sulla torta, il "PS" aggiunto dal bileader all'intervento della Benini specifica che "il M5S non è di destra né di sinistra. Non ha preso né prenderà accordi né con il Pd né con il Pdl". 
 
Se lo dicono loro, avranno delle ottime ragioni, ma per quanto mi riguarda le categorie storiche di destra e sinistra restano ancora utilissime per il mio ragionamento politico.
 
In base a queste categorie, per me il M5* e' di sinistra quando punta sulla comunita', promuove il potere dei cittadini dal basso e li mette in condizione di esprimere liberamente dei rappresentanti in Parlamento, e' di destra nel momento in cui punta sull'individualismo, condiziona milioni di sostenitori al pensiero di un bileader e regala una immeritata autorevolezza a personaggi dalle competenze discutibili come la Benini o ad ex berlusconiani sparabufale come Claudio "Byoblu" Messora, e' di sinistra quando guarda in basso per difendere i diritti dei piu' deboli, e' di destra quando fa voli pindarici tra le nuvole e si arrampica sugli specchi per dire che la cultura dei diritti e' perniciosa, e' di sinistra quando vuole abolire democraticamente il reato di immigrazione clandestina per volonta' sovrana dei parlamentari eletti dal popolo che pensano con la loro testa, e' di destra quando sostiene in modo autoritario e verticistico che "se durante le elezioni politiche avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico", come se il consenso fosse piu' importante della giustizia sociale, i voti piu' importanti dell'onesta' intellettuale, il potere piu' importante di tutto il resto.

Screenshot da Twitter
UPDATE: LA REPLICA DI MONIA BENINI.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la replica della S.ra Benini, che di tutto questo ragionamento ha voluto contestare solo delle presunte omissioni nel citare il suo curriculum.

Ecco la replica:

Visto il taglio dell'articolo, non mi aspettavo nulla di diverso, ma da un giornalista un po' di correttezza sì. Per quanto riguarda il mio curriculum, ha dimenticato di citare alcuni passaggi "insigificanti" come: " XX Corso Cattedra Sturzo Caltagirone (CT) “Dalla Governance Europea alla Global Governance” - Université de Perpignan (Francia) – Centro universitario di studi francesi (CUEF) Diploma universitario Français Langue Diplomatique (voto Bien): Geopolitica, Storia contemporanea, Diritto costituzionale, Lingua diplomatica, Corrispondenza amministrativa, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale Milano Summer School: Mediterraneo: energia e sicurezza. European affaires: il futuro dell’Unione fra Costituzione Europea e riforma delle Istituzioni, Dipartimento di Studi Internazionali Università degli Studi di Padova Corso Universitario Post­laurea per la Carriera Diplomatica e le Funzioni Internazionali (Storia Contemporanea, Relazioni Internazionali, Francese, Inglese, Diritto ed Organizzazione Internazionale, Economia)." Ma per un giornalista come lei, ovviamente questi sono solo dettagli. Buon lavoro... 

Screenshot da Facebook

 

E questa la mia controreplica:

Benini, lei ha una concezione ben strana del giornalismo, in un articolo non si e' tenuti a inserire il CV integrale di chi dice inesattezze, ma proprio perche' sono persona corretta ho aggiunto alla mia sintesi del suo curriculum un link al suo sito web che punta alla pagina che contiene il suo CV. 

Noto anche che nella foga di ottenere un giusto riconoscimento alle sue meritevoli attivita' curricolari (che comunque non hanno nulla a che vedere con i temi dell'immigrazione) non e' scesa nel merito dei rilievi che le ho mosso, e ognuno potra' trarre da cio' le debite conseguenze. Mi permetto pero' di farle osservare che la partecipazione ad un convegno di solito non e' materia da inserire in un CV, molto meglio indicare dei titoli di studio, che pero' dal suo CV online sembrano assenti. Attendo ulteriori informazioni per poter inserire la sua laurea all'elenco delle sue referenze. Cordiali saluti

ALTRE REAZIONI A QUESTO SCRITTO:

"Traditore della patria!"


Screenshot da Facebook


Il sistema "anti-italiani"

Screenshot da Facebook

"Monia mi piace, del resto me ne frego"

Screenshot da Facebook
 


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