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Questo sito e' un contenitore di materiale vario senza nessuna organizzazione logica. L'artigiano di questa fabbrica di parole e' Carlo Gubitosa: scrittore compulsivo, sedicente ingegnere, appassionato di cause perse e tecnofilo cronico.

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La mia terra la difendo

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Un ragazzo, una protesta, una scelta di vita

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La rabbia e la speranza di un ragazzo che amava la sua terra. La storia di Giuseppe, il ventenne di Campobello di Licata che ha affrontato "il pregiudicato Sgarbi" con una telecamera, due amici e un pacco di volantini.
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12 febbraio 2011 - Carlo Gubitosa

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La conquista del potere televisivo

Cara Zanardo, la Tv di massa e' irriformabile

Continua l'illusione di poter cambiare i mass media con una dirigenza "buona". Ma il problema piu' grande e' la forma, e non il contenuto della TV generalista.
15 giugno 2012 - Carlo Gubitosa

Monoscopio telestreet

C'e' una impossibile chimera che da sempre fa sprecare energie ai cittadini e ai movimenti, un'idea velleitaria in base alla quale se prendi una struttura di potere  e la fai comandare da persone "buone", quella struttura diventa automaticamente libertaria, omnicratica e "buona", e non c'e' bisogno di spostare altrove quel potere, distribuirlo o decentralizzarlo. Puo' rimanere li' dov'e', l'importante e' che sia gestito da una persona "illuminata".

In realta' i media di massa sono un recipiente con una forma immutabile, e chi vi entra e' un liquido che deve adattarsi alla forma di quel recipiente. Ignaro di tutto questo, il velleitario e multiforme "Popolo della rete" si sta sgolando per avere la brava Lorella Zanardo nel CdA Rai, e vorrebbe delegare il cambiamento nella cultura e nell'informazione alla "donna della provvidenza", a una "donna con le palle" capace di sfidare come rappresentante di un "antipotere" il potere di un governo di nominati maschilista e patriarcale, che nella Rai fa il bello e il cattivo tempo da sempre.

Ci si illude di poter cambiare il contenuto dei media lasciandone intatta la forma massificante che nega la biodiversita' delle idee. E purtroppo non solo la Zanardo, ma nemmeno la Madonna Santissima se scendesse dal cielo potrebbe togliere le cosce dagli spot, le vallette dai programmi e il sessismo dal linguaggio, perche' il corpo delle donne e' un ingrediente imprescindibile nel linguaggio della TV commerciale, che nutre la propria voracita' di audience con Sesso, Sangue, Soldi.

Per me il problema non e' avere media massificati "buoni", ammesso che possano esistere, ma rimpiazzarli con piccoli centri autogestiti di "antipotere mediatico", per esempio migliaia di Tv di quartiere che invadono "i coni d'ombra" occupando le frequenze inutilizzate dai grandi network nazionali.

Ci avevano provato un decennio fa i pochi valorosi delle telestreet, all'epoca supportati da due circuiti indipendenti di distribuzione online dei loro materiali video (Ngvision e Arcoiris.tv, quest'ultimo ancora attivo). E i video delle Tv di quartiere erano arrivati perfino nelle case delle casalinghe di Voghera, grazie alla diffusione satellitare di materiali selezionati delle Telestreet nell'ambito del canale "Telesur" portato in Italia da Arcoiris.

Una mia consulenza tecnica aveva tolto i sigilli a "Disco Volante" (la TV di quartiere di Senigallia) creando un precedente legale, e anche grazie ad un ordine del giorno approvato in Parlamento si intravedeva all'orizzonte la possiblita' concreta di sostituire il pensiero unico della tv generalista con la biodiversita culturale di una TV distribuita.

Ma il popolo italico ha sempre bisogno di un gregge e di un pastore, e quel movimento si spense per consunzione, colpito a morte dall'accidia e dall'indolenza dei gruppettari pigri, che vorrebbero cambiare il mondo cliccando "mi piace" su Facebook, firmando appelli online o al massimo mandando due euro a qualcuno con un SMS solidale. Tutto, va bene pur di non impegnarsi in prima persona, men che meno se c'e' da fare disobbedienza civile ad una legge ingiusta, come hanno fatto a Senigallia vincendo una battaglia legale alla quale sono orgoglioso di aver contribuito.

Tutto cio' premesso, credo che sia chiaro come mai non ho interesse a coprire con una foglia di fico color di rosa le vergogne di una Tv di Stato che e' ostaggio del governo anziche' essere al servizio del popolo.
Non metto in dubbio le buone intenzioni o la competenza di Lorella Zanardo. Se anziche' lottare contro i mulini a vento delle antenne Rai vorra' mettere in piedi una Tv comunitaria antipatriarcale e libertaria, che mandi a rotazione una playlist con il suo documentario, autoproduzioni indipendenti e video sull'uguaglianza di genere, saro' lieto di darle tutto il supporto tecnico di cui ha bisogno, e di assumermi la responsabilita' legale dell'iniziativa.

In caso contrario che si faccia da sola la sua campagna di lobbying per occupare con le migliori intenzioni una poltrona nel CdA Rai. Io non sosterro' quella campagna perche' una volta seduti su quella poltrona anche le intenzioni migliori diventano inutili.

Il punto non e' mandare i "buoni" al potere, ma cambiare le leggi affinche' si affermi il "potere dei buoni". In Italia ci sono migliaia di "coni d'ombra", cioe' frequenze inutilizzate che potrebbero essere riempite di contenuti dalla societa' civile e dalle comunita' locali. Ostinarsi a ragionare di televisione con l'unico modello della Tv generalista nazionale e massificata equivale a lottare per un "latifondo buono" ignorando che si possa realizzare una riforma agraria.

Per cambiare davvero il volto della Tv, vorrei potermi impegnare assieme alla Zanardo per ripescare quei progetti di legge scritti nella stagione d'oro delle Telestreet, che garantivano piu' democrazia, piu' trasparenza e piu' partecipazione dal basso nella gestione delle frequenze televisive, un "Bene Comune" che continua ad essere un giocattolo dei potenti, e che oggi grazie alle nuove tecnologie potrebbe essere un formidabile strumento di partecipazione e comunicazione sociale, per raggiungere con pensieri diversi da quello dominante anche gli anziani e i tecnoanalfabeti che non hanno accesso alla rete, e hanno come unica finestra sul mondo la "scatola magica" col telecomando. 

Mi piacerebbe anche rilanciare la campagna "Informazione Pulita", che tra le altre cose chiedeva anche di introdurre sistematicamente delle elezioni popolari in concomitanza delle amministrative per il rinnovo della dirigenza Rai. La democratizzazione dei processi decisionali mi piace molto di piu' delle nomine a "furor di popolo", perche' alla fine non e' che ci si puo' infervorare ogni volta che c'e' da rinnovare il CdA della Rai.

Quella che vedete qui sotto e' una delle foto che ho scattato negli studi della Telestreet "Disco Volante" a Senigallia, dove c'e' tutto cio' che ci vuole per realizzare una Tv di quartiere: una normale antenna televisiva, una centralina d'antenna da poche centinaia di euro come quelle che si usano nei condomini, un computer da attaccare al trasmettitore e dei contenuti da trasmettere. Quello che manca per una rivoluzione nonviolenta dei mass media e' gente capace di spegnere la Tv di massa, accendere il cervello, e far parlare il cuore costruendo spazi comunitari di informazione e comunicazione in rete, nell'etere e nelle relazioni umane.

La tv di quartiere "Disco Volante" di Senigallia

PS: Scrivendo questo articolo mi sono talmente appassionato che mi e' venuta voglia di accendere una tv di quartiere a Bologna. Se c'e' qualche concittadino interessato all'esperimento puo' scrivermi a telestreet[at]gubi[punto]it

Se invece ci state ancora pensando su, provate a sentire che cosa ne pensano Maria Luisa Busi e Michele Santoro...

Allegati

  • Carlo Gubitosa
    Consulenza tecnica realizzata dall'Ing. Carlo Gubitosa per il procedimento penale a carico dei responsabili della tv di quartiere "Disco Volante".
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