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Questo sito e' un contenitore di materiale vario senza nessuna organizzazione logica. L'artigiano di questa fabbrica di parole e' Carlo Gubitosa: scrittore compulsivo, sedicente ingegnere, appassionato di cause perse e tecnofilo cronico.

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La mia terra la difendo

La mia terra la difendo
Un ragazzo, una protesta, una scelta di vita

La mia terra la difendo

La rabbia e la speranza di un ragazzo che amava la sua terra. La storia di Giuseppe, il ventenne di Campobello di Licata che ha affrontato "il pregiudicato Sgarbi" con una telecamera, due amici e un pacco di volantini.
Carlo Gubitosa

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Guerra, razzismo, P2 e marchette: un atto d’accusa ai giornalisti VIP

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Se siete a caccia di pennivendoli famosi con le mani sporche di guerra, marchette, p2 e razzismo anziche' di inchiostro, questo e' il libro che fa per voi. Il consiglio e' disinteressato: io non ci guadagno niente sul venduto perche' mi pagano a forfait, lo dico per quelli che hanno problemi di schiena a tenere in mano un pesante tomo di Travaglio e vogliono qualcosa di piu' agile da leggere in bagno.
12 febbraio 2011 - Carlo Gubitosa

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Come cambiare il mondo senza prendere il potere

Partiti, politica, cittadini: cosa trasforma in casta un movimento?

Una riflessione post-elettorale sul potere, la societa' civile, le esperienze del passato dei movimenti di verdi, radicali, comunisti
15 giugno 2012 - Carlo Gubitosa

Mario Monti visto da Mauro Biani

In Italia ci sono delle vecchie lobby che si credono partiti, pensano di avere l'esclusiva della politica e chiamano "antipolitica" tutto quello che li mette in discussione. Poi ci sono dei nuovi partiti che si credono movimenti, pensano di avere l'esclusiva del cambiamento e chiamano "avversari" chiunque li metta in discussione. 

Ci sono poi dei movimenti (vecchi e nuovi) di cittadini attivi sui temi più disparati, dall'ecopacifismo all'economia di giustizia, dai diritti umani all'uguaglianza di genere, dall'immigrazione al disagio sociale, dalla disabilità al dialogo inter-religioso.

Questi movimenti pensano di non contare nulla, chiamano "leader" i capi delle lobby o dei partiti a seconda dei loro gusti e diffidano della loro capacità di incidere sulla realtà che li circonda senza l'aiuto di qualche leader. E' a questi ultimi che rivolgo il mio interesse da sempre: lontani dal potere, vicini alle nuove idee che cambiano la storia.

Nella foga di sostenere le proprie convinzioni, ognuno di questi tre gruppi ha una percezione distorta di se stesso. I partiti non capiscono di essere lobby quando agiscono nel loro interesse e non in quello dei cittadini, come avviene nei paesi colpiti da calamità innaturali chiamate grandi opere e leggi obiettivo. I movimenti non capiscono di essere dei partiti quando chiedono voti e si candidano per gestire la cosa pubblica. I cittadini che sostengono dei movimenti culturali senza essere organici alle lobby e ai partiti non capiscono di essere la più grande risorsa a disposizione del paese per aiutare le lobby a ritornare partiti e i partiti a non diventare lobby.

A Parma, nelle elezioni amministrative, un vecchio potere elitario è stato rovesciato da un nuovo antipotere con una forte legittimazione popolare che molti, a cominciare da me, hanno salutato con favore. Ma questo rinnovamento è davvero una novità? Forse no, almeno non per chi ha già qualche capello bianco in testa e probabilmente ha esultato allo stesso modo per i successi politici di comunisti, radicali, e verdi quando l'antipotere erano loro, e si erano già trasformati da movimenti in partiti, ma non erano ancora diventati lobbies. E' cambiato qualcosa nella natura umana dopo il fallimento delle promesse di libertà portate dal socialismo, dall'antiproibizionismo e dall'ambientalismo?

Probabilmente no, e una volta preso atto che il potere è in grado di corrompere anche i movimenti più nobili indipendentemente dalle loro intenzioni, è chiaro quanto sia effimero l'obiettivo di entrare nelle "stanze dei bottoni" per cambiare il sistema, illudendosi che nel frattempo il sistema non riesca a cambiare noi. 

La vera sfida da raccogliere è quella che finora nessun movimento trasformato in partito ha saputo affrontare prima di degradarsi in lobby: quella di far aumentare la partecipazione della cittadinanza non solo in quantità ma anche in qualità, per cambiare anche la forma delle strutture democratiche, e non solo il loro contenuto.

In altre parole, ragionare sui processi della politica e non solo sui suoi prodotti, in modo che le istituzioni non perdano mai il contatto con i cittadini che rappresentano, e che nel nostro paese a cominciare dalle scuole siano sempre più radicati quei principi di lotta nonviolenta e potere omnicratico che hanno guidato l'azione di persone come Danilo Dolci, Aldo Capitini, Don Lorenzo Milani.

Danilo, Aldo, Lorenzo: sempre stati guide culturali e spirituali, mai stati "leader" aggregatori di folle. Promotori di cambiamento con gruppi di poche decine, costruttori di cultura che ha cambiato la vita di milioni. Critici verso tutto ciò che massifica, mortifica, fa violenza, appassionati sostenitori di ogni singola iniziativa umana orientata ad un mondo nuovo.

Nonviolenza e omnicrazia sono gli unici anticorpi che possono mantenere vivi i movimenti, rafforzare i partiti di ogni colore all'insegna della biodiversità culturale, smontare i meccanismi di potere delle lobbies che si basano sull'acquiescienza della maggioranza.
In questo modo potremo smentire la tremenda profezia lanciata da George Orwell nel suo "1984", dove spiega la differenza tra il potere degli "alti", la lotta per il potere dei "medi" e l'ineluttabile destino di fatica dei "bassi". 

Per Orwell "dei tre gruppi, soltanto quello dei Bassi non riesce mai a realizzare i propri fini, nemmeno temporaneamente (...) nessun incremento del benessere, nessun addolcimento dei costumi, nessuna riforma o rivoluzione hanno minimamente favorito l'uguaglianza fra gli uomini. Dal punto di vista dei Bassi, ogni mutamento storico ha prodotto solo un cambiamento per quanto riguarda il nome dei loro padroni".

E se la politica e l'impegno sociale hanno un senso, smentire questa profezia è l'orizzonte più alto a cui possa attualmente aspirare l'umanità.

La lotta sociale secondo Orwell

Lo scopo principale degli Alti è quello di restare al loro posto, quello dei Medi di mettersi al posto degli Alti. Obiettivo dei bassi, sempre che ne abbiano uno (è infatti una caratteristica costante dei Bassi essere troppo disfatti dalla fatica per prendere coscienza, se non occasionalmente, di ciò che esula dalle loro esistenze quotidiane) è invece l'abolizione di tutte le distinzioni e la creazione di una società in cui tutti gli uomini siano uguali fra loro.

In tal modo nel corso della storia si ripropone costantemente una lotta sempre uguale a se stessa nelle sue linee essenziali. Per lunghi periodi si ha l'impressione che gli Alti siano saldamente al loro posto, ma prima o poi giunge il momento in cui o smarriscono la fiducia in se stessi, o perdono la capacità di governare, o si verificano entrambe le cose.

Sono allora rovesciati dai Medi, che attirano i Bassi dalla loro parte fingendo di lottare per la giustizia e la libertà. Conseguito il loro obiettivo, i Medi ricacciano i Bassi alla loro condizione di servaggio, diventando a loro volta Alti. Ben presto da uno dei due gruppi rimanenti, o da entrambi, ne germina uno nuovo di Medi, e la lotta ricomincia da capo.

Dei tre gruppi, soltanto quello dei Bassi non riesce mai a realizzare i propri fini, nemmeno temporaneamente. Sarebbe eccessivo sostenere che nel corso della Storia non ci siano stati miglioramenti materiali di alcun genere. Perfino in un periodo di decadenza quale quello attuale, l'uomo medio si trova in condizioni materiali migliori rispetto a qualche secolo fa, ma nessun incremento del benessere, nessun addolcimento dei costumi, nessuna riforma o rivoluzione hanno minimamente favorito l'uguaglianza fra gli uomini.

Dal punto di vista dei Bassi, ogni mutamento storico ha prodotto solo un cambiamento per quanto riguarda il nome dei loro padroni".
George Orwell - Tratto da "1984"

Note: Pubblicato su ADISTA SEGNI NUOVI n. 21, del 2 giugno 2012
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